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Trump: “Non ho tempo per un cane”. E dopo 120 anni manca un first dog

“Non mi dispiacerebbe avere un cane ma non ho tempo”: così Donald Trump ha giustificato davanti ai suoi fan a El Paso, in Texas, il fatto di non averne uno: è il primo presidente in 120 anni a non avere un ‘first dog’. “Come potrei portarlo a passeggio sul prato della Casa Bianca?” si è chiesto, ricordando che un sacco di persone gli ha suggerito di prendere un cane, anche per guadagnare consenso politico. “Ma mi sembra un po’ falso, non ne sento la necessità, perché non è questo il rapporto che ho con i miei elettori”, ha aggiunto. Il tycoon ha risposto così ad un interrogativo che si pongono molti americani, ovvero se Trump sia una persona che detesta i cani, o ne ha paura per via delle sue presunte tendenze germofobiche. In passato, Trump – come testimoniano le foto in alto – è stato sostenitore dell’expo canina newyorkese Westminster Kennel Club, posando per anni in foto con il cane vincitore.

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UNA LUNGA TRADIZIONE DI “FIRST DOG” ALLA CASA BIANCA

Tutti i presidenti americani hanno avuto un amico – spesso l’unico! – a quattro zampe: da William McKinley, che iniziò il suo mandato nel 1897,  a Barack Obama, i cui due portoghesi d’acqua Bo e Sunny (foto sopra, con Michelle) erano così richiesti nelle ‘photo opportunity’ da avere un loro programma ufficiale. Per non parlare di Warren G. Harding: Laddie Boy, il suo airedale terrier, aveva la sua sedia speciale alle sedute di governo e fu l’ospite d’onore della tradizionale corsa delle uova di Pasqua della Casa Bianca nel 1923, come primo eminente animale politico. I beagles di Lyndon Johnson conquistarono la copertina di Life nel 1964 (foto in fondo), concedendo un break informativo nella guerra del Vietnam. E il libro che ha come protagonista Millie (nella foto sotto, mentre gioca con George, sul prato della Casa Bianca) lo springer spaniel di Barbara Bush, ha venduto più delle memorie della ex coppia presidenziale.

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LA PRIMA MOGLIE IVANA DICE CHE DONALD NON E’ UN “DOG FAN”

La tradizione è diventata così consolidata che quando l’allora governatore Scott Walker corse per la Casa Bianca nel 2016, la sua allergia ai peli del cane fu vista come un ostacolo. Ma Trump ha interrotto anche questa convenzione politica, paragonando spesso ai cani i suoi avversari, da Steve Bannon a Mitt Romney, da Ted Cruz alla sua ex collaboratrice Omarosa Manigault Newman. La sua prima moglie Ivana ha scritto nella sua autobiografia che Donald non e’ un ‘dog fan’ e che la coabitazione forzata con il suo barboncino Chappy non fu felice. L’unico tentativo di convincere Trump ad adottare un cane, un mese dopo l’elezione, fu fatto da Lois Pope, filantropa ultraottantenne di Palm Beach che acquistò un Goldendoodle per il figlio del presidente, Barron. Lo battezzò persino Patton, come l’eroe di guerra più amato da TheDonald. Senza riuscire a toccarne davvero il cuore.

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