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Piemonte, un caso di peste suina in un cinghiale morto a Ovada

AGGIORNAMENTO DEL 15 GENNAIO 2022 – I CAMPIONI DI 20 CINGHIALI ANALIZZATI DA IZS TORINO
Sono una ventina i campioni di cinghiali morti nell’area dove è stato accertato il focolaio di peste suina africana portati finora all’Istituto Zooprofilattico del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta (Izsto). Dopo le prime analisi nel laboratorio di Torino i campioni vengono poi trasferiti al Cerep di Perugia, centro di referenza nazionale per lo studio delle malattie da pestivirus e da asfivirus. Finora c’è stata la conferma ufficiale della positività per tre casi, ma sarebbero altri 4 quelli sospetti dopo i prelievi dalle carcasse di cinghiali trovati morti tra il Piemonte e la Liguria, secondo le informazioni raccolte dalle organizzazioni agricole e dalle aziende di trasformazione delle carni. La sorveglianza contro la peste suina africana, considerata dagli esperti uno dei tre flagelli per la zootecnia, è attiva da anni all’Istituto Zooprofilattico di Torino, dove ogni anno vengono analizzati oltre 200 campioni di suinidi. Il focolaio ha generato molto allarme tra gli allevatori di suini in Piemonte, dove le aziende sono oltre 1.600, con oltre 1,2 milioni di capi ma diventano 3.000 considerando l’intera filiera, con un fatturato che l’anno scorso era stato stimato in 400 milioni di euro all’anno. (Ansa)

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AGGIORNAMENTO DEL 13 GENNAIO 2022 – CACCIA VIETATA, AMMESSA SOLO QUELLA DI SELEZIONE

Nella zona stabilita come infetta da Peste suina Africana, 114 Comuni di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria, sono vietate le attività venatorie di qualsiasi tipologia. E’ tuttavia ammessa la caccia di selezione al cinghiale come strumento per ridurre la popolazione in eccesso e rafforzare la rete di monitoraggio sulla presenza del virus qualora autorizzata dai servizi regionali competenti. Lo prevede l’ordinanza Speranza- Patuanelli. Nell’area sono altresì vietate la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e le altre attività di interazione diretta o indiretta coi cinghiali infetti. (Ansa)

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AGGIORNAMENTO DELL’11 GENNAIO 2022 – “AREA INFETTA” ESTESA A 114 COMUNI TRA LIGURIA E PIEMONTE

E’ salito complessivamente a 114 il numero dei Comuni, 78 in Piemonte e 36 in Liguria, compresi dal Ministero della Salute nella ‘zona infetta” da Peste Suina Africana, alla luce dei nuovi casi confermati – al momento sono quattro i cinghiali trovati morti per il virus – e in riferimento alle indicazioni della Commissione Europea. Lo comunica la Regione Piemonte. Tutti i Comuni piemontesi sono in provincia di Alessandria. “In attesa dell’ordinanza del Ministero che definirà le misure straordinarie per limitare la diffusione della malattia – spiega l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi – l’Asl di Alessandria sta chiedendo ai sindaci dei Comuni interessati di vietare sul loro territorio l’esercizio venatorio a tutte le specie, rafforzando il più possibile la sorveglianza nei confronti dei cinghiali e dei suini da allevamento. E’ stata innalzata al massimo livello di allerta la vigilanza sulle misure di biosicurezza nel settore domestico, con particolare riguardo a tutte le operazioni di trasporto e di movimentazione degli animali, di mangimi, prodotti e persone. Questa settimana – conclude Icardi – incontreremo le Organizzazioni sindacali agricole per fare il punto sugli sviluppi della situazione sanitaria. Serve la collaborazione di tutti gli operatori del settore per offrire la massima protezione alla filiera produttiva del comparto suinicolo” (Ansa)

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POST DEL 7 GENNAIO 2022

Un caso di peste suina africana in Piemonte. E’ stato riscontrato nelle analisi di una carcassa di un cinghiale trovata ad Ovada, in provincia di Alessandria. Gli esami sono stati effettuati dall’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, centro di referenza nazionale per le malattie da pestivirus. La documentazione – si apprende in Piemonte – è stata trasmessa al Ministero della Salute che la notificherà all’Oie, l’organizzazione mondiale della sanità animale, e alla Commissione Europea.

UN POSSIBILE DANNO PER L’EXPORT DI CARNI SUINE ITALIANE

Il caso di peste – che non è pericolosa per l’uomo ma molto infettiva per i suini – può avere conseguenze sul commercio delle carni suine italiane, con la possibilità che i Paesi che non riconoscono il principio di regionalizzazione possano imporre il divieto di importazione di tutti i prodotti suini dell’intero Paese in cui la Psa si è manifestata. L’allarme sul rischio della peste suina era stato lanciato nei giorni scorsi da Confagricoltura Piemonte che aveva parlato di “un forte rischio” di diffusione legato “all’eccessiva proliferazione” dei cinghiali. Dobbiamo evitare che si propaghi – aveva sottolineato il presidente Enrico Allasia -, sarebbe un danno enorme per i nostri allevamenti e per la sicurezza alimentare”. (Ansa)

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AGGIORNAMENTO – LE REAZIONI POLITICHE: ROLFI E CENTINAIO

Reagisce così alla notizia l’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi: “E’ la conseguenza inevitabile dell’inerzia dello Stato che sino a oggi ha fatto poco o nulla per favorire il contenimento del cinghiale, uno dei principali veicoli della Peste suina agricola (Psa), a differenza di quello che stanno facendo altri Paesi coinvolti dal problema, nel nord e nell’est Europa dove addirittura si costruiscono recinzioni nei boschi e si usa l’esercito”. “Tutta l’attività di contenimento – aggiunge – è di fatto a carico delle regioni. Roma ha soltanto messo ostacoli, burocrazia e divieti influenzata com’è da qualche anno a questa parte dall’ideologia pseudo animalista grillina, principale alleata di fatto della diffusione della Psa in Italia”. Per il sottosegretario alle Politiche agricole Gian Marco Centinaio “bisogna prendere decisioni urgenti ed evitare così che la peste suina africana si propaghi. Sarebbe un danno incalcolabile sia per i nostri allevamenti sia per la sicurezza alimentare”. Per Coldiretti servono “interventi immediati e urgenti”.

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AGGIORNAMENTO DELL’8 GENNAIO 2022 – SOSPENDERE LA CACCIA

Nei comuni liguri confinanti con il territorio del Basso Piemonte e dell’ovadese è stato chiesto di non cacciare per non disperdere ulteriormente la popolazione di cinghiali che potrebbe ospitare elementi infetti. Presto, spiega una nota dell’Ambito territoriale di caccia Genova 1 Ponente, sarà formalizzato il divieto di caccia per tutte le specie. È tutto spiegato nel tweet sotto. La stessa richiesta arriva dagli Animalisti Italiani.

Sempre su Twitter la riflessione del naturalista (e amico di 24zampe) Nicola Bressi è questa: “La peste suina africana arriva in nord Italia. Anche questa volta, nonostante tutti i tentativi di bloccare le frontiere, riceviamo una lezione sul fatto che sul pianeta, i nostri confini sono solo una nostra finzione. I sistemi biologici sono globali e la salute è collettiva. #onehealth”.

Su 24zampe: Peste suina africana, 1/4 dei maiali globali è destinato a morire (2019)

Su 24zampe: Papa Francesco torna a parlare di animali: c’è chi non vuole figli ma ha 2 cani e 2 gatti

  • dario |

    Italiani!! andiam andiam il nemico abbattiam……
    … evvai con la caccia…

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