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Greek volunteer of Nine Lives network Eleni Kefalopoulou feeds cats in Athens on April 8, 2020. - As coronavirus forces millions of people around the world into lockdown, another sizeable population has also been hard hit -- stray animals. While pet owners in many countries are still allowed to walk their dogs, thousands of other animals -- the exact numbers are unknown -- are starving and turning feral. (Photo by ANGELOS TZORTZINIS / AFP)

Coronavirus, a Vo’ Euganeo e in Veneto test sierologici ai gatti

Dopo aver sottoposto a tampone per due volte i 3.300 abitanti, adesso gli scienziati padovani analizzeranno i gatti di Vo’ Euganeo, provincia di Padova, primo focolaio italiano del coronavirus Covid-19 insieme a Codogno. Un’équipe composta da quattro ricercatori dell’Università di Padova e da un collega dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, con la supervisione dei Servizi Veterinari della Regione, come riporta il Corriere del Veneto, effettuerà un test sierologico sul sangue dei gatti domestici, per cercare gli anticorpi alla malattia. Un test su base volontaria, al quale si affiancherà l’utilizzo di campioni di sangue prelevati dai veterinari per altri motivi. A Vo’ Euganeo “faremo prelievi del sangue per comprendere se, in che modo e in quale misura, i felini di questo Comune, un modello di studio unico, si siano infettati” spiega il professor Massimo Castagnaro, ordinario di Patologia generale veterinaria, a capo dell’equipe.

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A WUHAN L’UNICO STUDIO SIMILE: 10-15% DEI FELINI DEI CONTAGIATI ERANO POSITIVI

“Prendiamo in esame i gatti – ha detto – perché in tema di animali domestici ed esposizione al virus c’è un unico studio, condotto a Wuhan dai veterinari della città cinese focolaio originario del Covid-19, che lo hanno riscontrato nel 10%-15% dei felini appartenenti a soggetti contagiati. E quindi, cercando gli anticorpi nel loro sangue, potremo capire se questi animali possano contrarre il virus e come rispondano”. Castagnaro sottolinea che i ricercatori sanno “che la malattia passa da uomo a uomo, ma vogliono inquadrare il potenziale ruolo del gatto. La nostra ipotesi – aggiunge – è che non giochi un ruolo importante nella diffusione del coronavirus, ma che possa invece infettarsi lui, stando vicino a un umano colpito dalla malattia”. Le attuali conoscenze non considerano gli animali domestici come potenziali diffusori del contagio.

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IL PROGETTO PARTIRA’ PRESTO A VO’ MA POI SARA’ ESTESO A TUTTO IL VENETO

I felini, è dimostrato, sono particolarmente “suscettibili” al coronavirus insieme ai mustelidi come il furetto. Meno, invece, i cani. E non solo i gatti: a New York le tigri e i leoni dello zoo del Bronx sarebbero state infettate da un dipendente malato. Quindi, da una parte lo studio coordinato dallo Zooprofilattico delle Venezie mira a capire se i gatti domestici possano essere infettati dai propri umani, dall’altra punta a individuare i felini infetti all’interno dei nuclei familiari. Il progetto è pronto, ora si stanno predisponendo le modalità operative per concretizzarlo nei prossimi giorni. “Iniziamo da Vo’ Euganeo perché rappresenta una situazione interessante dal punto di vista scientifico – conclude Castagnaro -. Ma poi ci allargheremo a tutto il Veneto, iniziando dalle aree a maggiore circolazione virale, cioè dai focolai più importanti, come Padova, Verona e Treviso”. (Aggiornato alle 15.15 con nuovi dettagli)