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epa08234156 A woman wearing a face mask holds her dog, also wearing a face mask, in Guangzhou, Guangdong, China, 21 February 2020. The disease COVIDF-19, caused by coronavirus SARS-CoV-2, has so far killed 2,247 people with over 76,200 infected worldwide.  EPA/ALEX PLAVEVSKI

Coronavirus: animali selvatici, Cina (quasi) pronta a cambiare

AGGIORNAMENTO DEL 25 FEBBRAIO 2020 – CINA, BANDITI CONSUMO E COMMERCIO DI ANIMALI SELVATICI

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POST DEL 23 FEBBRAIO 2020

Per contrastare lo sviluppo di un nuovo coronavirus, lunedì 24 febbraio la Cina potrebbe vietare il consumo di animali selvatici e il loro commercio. Domani il Comitato permanente del 13esimo Congresso nazionale del popolo, l’assemblea legislativa cinese, si riunisce a Pechino per la 16esima sessione bimestrale durante la quale si valuterà “una bozza di decisione sul bando del commercio illegale di animali selvatici e l’eliminazione delle cattive abitudini di mangiare animali selvatici a tutela della salute e della sicurezza della vita delle persone”. Lo ha detto nei giorni scorsi il presidente Li Zhanshu.

CONSUMARE ANIMALI SELVATICI E’ PERICOLOSO

Il governo sembra abbia dunque deciso di agire per prevenire futuri focolai di malattie che si diffondono dagli animali all’uomo, come sottolinea un biologo della conservazione dell’Università Normale di Pechino, Li Zhang, a Nature. Come già scritto in questi giorni (anche dal naturalista Nicola Bressi, nel tweet sopra), se questa epidemia di coronavirus avrà un merito sarà quello di aver fatto prendere coscienza alla popolazione cinese che il consumo di animali selvatici è pericoloso. Si ritiene, infatti, che il virus sia stato sviluppato utilizzando come ospite intermedio pangolini  (foto sotto) o pipistrelli, normalmente consumati a tavola.

</span></figure></a> (Ph. ROSLAN RAHMAN / AFP)
(Ph. ROSLAN RAHMAN / AFP)

CORNO DI RINOCERONTE, OSSA DI TIGRE, BILE D’ORSO

Mangiare animali selvatici oppure utilizzarli nei medicinali tradizionali è pratica comune in Cina, un paese dove fino a oggi hanno convissuto senza apparente fatica una comunità scientifica all’avanguardia – magari eticamente discutibile ma altamente specializzata – e la convinzione di poter curare l’impotenza maschile con il corno di rinoceronte o combattere la febbre o le piaghe agli occhi con la bile d’orso. Credenze che hanno spinto i prezzi dei corni a 50mila euro al chilo, delle scaglie di pangolino a 3mila, delle ossa di tigre a 500 ma soprattutto hanno portato sull’orlo dell’estinzione molte specie animali, tra cui certamente quelle appena elencate.

</span></figure></a> (ph. EPA/ALEX PLAVEVSKI)
(ph. EPA/ALEX PLAVEVSKI)

UN MILIONE DI PERSONE LAVORA NEL SETTORE

La decisione di lunedì 24 non sarà facile. C’è da considerare la questione economica ma anche la dimensione sociale del fenomeno. Secondo le stime di Traffic il mercato degli animali selvatici vale 50 miliardi di yuan (7 miliardi di euro circa) e dà lavoro a un milione di persone, vietarlo completamente potrebbe comportare dei rischi. Da una parte i lavoratori del settore pagherebbero un prezzo forse troppo alto e il fenomeno potrebbe carsicamente riemergere sul mercato nero, dall’altra c’è chi ritiene che una regolamentazione di una parte delle attività sarebbe più ragionevole e governabile.

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