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La donna anziana ricoverata nella bolla Covid nel reparto di pneumologia dell'ospedale San Donato  alla quale è stato concesso di vedere  suo cane, un barboncino di nome Whiskey, che è stato portato nella sua stanza ad Arezzo, 10 febbraio 2021.
ANSA/OSPEDALE SAN DONATO

Portano il cane in stanza all’anziana ricoverata: la paziente migliora

Ricoverata nella bolla Covid dell’ospedale di Arezzo, una donna di 80 anni ha potuto rivedere il suo cane, un barboncino di nome Whiskey, facendo registrare anche un miglioramento nelle sue condizioni psicologiche e anche fisiche. A raccontare l’esperienza la stessa Asl il cui personale sanitario ha reso possibile l’incontro tra l’anziana e il suo cane. Ricoverata da una decina di giorni nel reparto di pneumologia dell’ospedale San Donato di Arezzo, la donna non migliorava. Così il primario Raffaele Scala ha deciso di farla incontrare con il suo barboncino. Il personale sanitario ha portato Whiskey, con tutte le precauzioni, fino al letto della donna che, intubata, ha potuto comunque chiamare il cane.

IL PRIMARIO: “LA MIA EQUIPE CERCA ANCHE LA STRADA UMANA E PSICOLOGICA”

“Sono fortunato perchè la mia equipe trova non solo la strada professionale, ma anche umana e psicologica per aiutare i pazienti ad affrontare le difficoltà della malattia. Nel caso specifico la collaborazione del paziente per evitare la ventilazione meccanica e’ fondamentale. L’arrivo del cagnolino ha sicuramente migliorato l’aspetto psicologico della paziente che, sarà una coincidenza, ha avuto anche un miglioramento sul fronte clinico” ha detto oggi Scala, nel corso di una conferenza stampa convocata per raccontare l’esperienza, presenti anche il dg della Asl Toscana sud est Antonio D’Urso e la caposala del reparto di pneumologia. (Ansa)

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  • gloria |

    sono una Dirigente Psicologa e mi congratulo con lei per aver messo in risalto questa notizia, non perchè sono una Psicologa ma se la medicina , quella a 360 gradi si intregrasse di più con i fattori psicologici assisteremmo a un balzo avanti nella salute dell’uomo. che non deve essere concepito come “una Macchina da riparare” bensì un essere umano con le sue emozioni, il suo stile di comunicazione e le sue richieste.Molti studiosi hanno posto rilevanza sull’essenza del rapporto curante – cliente

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