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Moda, controsfilata “animal friendly” in piazza Duomo a Milano per la Fashion Week

AGGIORNAMENTO DEL 22 SETTEMBRE IN CODA: BLITZ ANIMALISTA IN VIA MONTENAPOLEONE
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POST ORIGINALE
Passerella vegan in Piazza del Duomo dove tre sostenitrici della Peta, tra le quali anche la presentatrice tv e radio canadese Kris Reichert (quella del duo di Rmc Kris&Kris, al centro nella foto Ansa, sopra e sotto), questa mattina hanno sfilato (poco) vestite con capi cruelty-free di note case di moda, come un gilet in pelliccia sintetica di Dondup, una sciarpa senza lana di Missoni e una giacca in ecopelle di Armani, il “re” degli stilisti che pochi mesi fa ha annunciato una storica svolta animal friendly. Ne abbiamo scritto qui su 24zampe. Le modelle portavano anche cartelli che spiegavano che nessun animale aveva sofferto per il loro abbigliamento. “Non è per nulla trendy colpire a bastonate e scuoiare vivi conigli, pecore, volpi e anche cani e gatti – dice la responsabile del coordinamento Europeo della Peta Harriet Barclay – Le modelle in piazza Duomo vogliono mostrare quanto è semplice ottenere un look favoloso senza affidarsi alla pelle animale che deriva sempre da metodi crudeli e che ormai si può considerare sorpassata”. Secondo Peta, organizzazione animalista globale, “videoriprese da allevamenti europei di animali da pelliccia hanno documentato come gli animali impazziscono in cattività, sono lasciati senza cure veterinarie, si auto-mutilano e cannibalizzano a vicenda”. Peta informa di aver “diffuso un exposé sulla fiorente industria della pelle di cane in Cina, dove gli operai uccidono i cani a bastonate e strappano la loro pelle per creare i guanti di lusso da donna e altri prodotti venduti in tutto il mondo. Negli Stati Uniti e in Australia – la fonte del 90% della lana merino al mondo – le pecore vengono prese a calci, picchiate e uccise da tosatori impazienti”.
Abbiamo già scritto di moda animal friendly su 24zampe: qui, parlando di una via di Amsterdam dedicata agli stilisti amici degli animali; qui, raccontando la vicenda Jane Birkin-Hermes; qui, per un’indagine Peta sulle sofferenze animali nella produzione di borse di struzzo; qui, raccontando una sfilata di Elisabetta Franchi, la decana degli stilisti animalisti.
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AGGIORNAMENTO DEL 22 SETTEMBRE: BLITZ ANIMALISTA IN VIA MONTENAPOLEONE
Ieri 21 settembre a Milano, in occasione del primo giorno della settimana della moda, è arrivata la protesta pacifica e scenografica degli animalisti a Milano: figuranti truccati da struzzi  con piume sintetiche,  accompagnati altri attivisti con cartelli di protesta si sono schierati davanti alle lussuose vetrine di Prada e di Hermès, due delle griffe accusate di essere mandanti di efferate uccisioni di decine di migliaia di struzzi e di altri animali per la realizzazione di capi e accessori di moda. La protesta, organizzata dal movimento Iene Vegane è nata prendendo spunto da una investigazione condotta  dalla sezione statunitense della Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), ha visto gli attivisti impegnati a spiegare ai passanti il vero prezzo di questi “oggetti del desiderio”, un prezzo che non sta nella cifra con tanti zeri dello scontrino, ma all’interno di mattatoi di Capo Occidentale in Sud Africa, dove viene allevato e ucciso per la  carne, pelle e  piume il 75% degli struzzi al mondo. Le piume vengono usate per realizzare boa o decori per costumi di scena, la pregiata pelle della loro schiena viene usata per la pelletteria con il famoso “bozzo” che la rende davvero inconfondibile: questo rilievo non è altro che il follicolo reso evidente dallo spiumaggio violento che spesso avviene quando l’animale è ancora in vita. Gli struzzi sono i più grandi pennuti al mondo, non volano ma sanno correre velocissimi, sono animali longevi tanto è che in natura vivrebbero fino a 40 anni. Negli allevamenti appena schiuse le uova i piccoli vengo separati dai genitori che li avrebbero accuditi amorevolmente e responsabilmente fino ai tre anni di vita e vengono ammassati in recinti per poi essere caricati su camion e trasportati nei  mattatoi visibili nei video dell’investigazione.  I poveri animali vengono quindi afferrati e costretti ad entrare in una camera di stordimento, successivamente ancora senzienti vengono appesi a testa in giù e sgozzati. Questa la tremenda fine degli struzzi animali sensibili, bellissimi, eleganti, dai grandi occhi e dal collo lungo e delicato: vengono espropriati a forza del loro diritto alla vita, alla loro socialità, ai loro momenti di gioco con i propri simili per diventare un esclusivo oggetto di vanità. Un portavoce degli attivisti afferma: “Quando si acquista un oggetto realizzato con la pelle di un animale il prezzo è diverso da quello indicato sul listino e in questo caso equivale a una condanna a morte. È il prezzo di una vita scippata a un essere vivente da persone ignare o insensibili che a colpi di carta di credito incrementano il mercato della moda che uccide. L’anima nera della moda miete vittime ed è anacronistica come anacronistico e ingiusto è ogni tipo di sfruttamento. Spieghiamo alle persone di acquistare consapevolmente abbigliamento e accessori realizzati in  materiali tecnici e alternativi, che sono esteticamente bellissimi e durevoli. Il vero stile non può essere che vegano ovvero senza crudeltà”. (Comunicato)
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