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TO GO WITH AFP STORY BY MARIETTE LE ROUX
(FILES) This file combination of pictures created on February 03, 1997 shows Dolly the cloned sheep born on February 1997 (R) and Polly the cloned sheep born on July 1997 at the Edinburgh Institute.

When Dolly the cloned sheep was born 20 years ago on July 5, many hailed mankind's new-found mastery over DNA as a harbinger of medical miracles such as lab-grown transplant organs. Others trembled at the portent of a "Brave New World" of identical humans farmed for spare parts or as cannon fodder. As it turns out, neither came to pass. / AFP PHOTO / COLIN MCPHERSON

Nell’anniversario di Dolly, Coldiretti lancia l’allarme Ttip e chiede: “L’Ue tuteli la qualità del cibo”

AGGIORNAMENTO DELLE 19.50 – CALENDA: ACCORDO TTIP A RISCHIO
“Lo spazio politico in Europa e negli Usa” per chiudere l’accordo sul Ttip è “ridotto vicino allo zero”. È quanto ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda al convegno che si è tenuto alla Camera su “Il trattato commerciale Ue-Usa: preoccupazioni e proposte di parti sociali e imprese”. Prendendo la parola al convegno ha premesso: “Credo di essere l’unico sostenitore del Ttip in sala”. Poi è entrato nel merito. Sull’accordo con il Canada (il Ceta) ha ribadito la sua posizione: “Il trattato non esiste se basta la mancata ratifica di un Parlamento nazionale” per farlo decadere e questo “fa morire la politica commerciale europea. Oggi l’Europa perde un altro pezzo”. Quanto al Ttip ha detto che l’accordo “se è finito è perché siamo andati lunghi con la negoziazione, non è derivante da Brexit”.
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POST ORIGINALE
Vent’anni fa, il 5 luglio del 1996, nei laboratori scozzesi del Roslin Institute di Edimburgo nasceva la pecora Dolly, il primo mammifero clonato del mondo. Per arrivare al traguardo, annunciato nel febbraio del 1997 sulla rivista “Nature” da un team coordinato dagli scienziati Ian Wilmut e Keith Campbell, ci vollero 277 tentativi e una lunga storia di controversi esperimenti iniziati sulle rane intorno alla metà del ‘900. Dolly aprì la strada alla creazione di un affollato “zoo ogm” di animali fotocopia (ne abbiamo scritto qui e qui su 24zampe), fra i più noti il toro Galileo e la cavalla Prometea, “dati alla luce” dall’italiano Cesare Galli. Nell’anniversario di oggi, Coldiretti lancia un allarme su Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), l’accordo di libero scambio in discussione tra Ue e Usa, che rischia di portare sulle nostre tavole animali clonati e prodotti, come il latte, provenienti da animali ogm. A supporto, cita un’analisi realizzata con Ipr marketing secondo la quale solo il 3% degli italiani è d’accordo che anche in Italia si possa consumare carne e latte proveniente da animali clonati. La tecnica che produsse Dolly consiste nel prelevare da un animale adulto donatore materiale genetico che viene trasferito in una cellula uovo non fecondata, precedentemente svuotata del suo Dna. Poi una scarica elettrica o un impulso chimico trasforma l’ovulo in embrione: il punto di partenza per ottenere una creatura identica all’originale. Fra gli obiettivi che mossero i pionieri della clonazione animale c’erano prospettive commerciali, agro-alimentari, ma soprattutto scientifiche: xenotrapianti, clonazione terapeutica, pharming (clonare animali che possano diventare “fabbriche” di medicamenti). Se queste ultime sono rimaste tali, invece “si è intensificato lo sfruttamento commerciale di tale tecnica e oggi – rileva la Coldiretti – è possibile clonare un animale con una spesa attorno i diecimila euro e la tecnica riguarda già molti animali da allevamento dalle pecore ai maiali, dai tori ai cavalli”. Nell’ambito della trattativa sul Ttip “l’Unione Europea – afferma il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo – non può rinunciare agli elevati standard di qualità raggiunti nell’agroalimentare ma, al contrario, guardare alle domande che vengono dal mercato, sia in Europa che in Usa. Per i nostri consumatori sono inaccettabili la carne trattata agli ormoni, il pollo varecchinato, la carne clonata, mentre negli Usa cresce solo la domanda di prodotti italiani legati al territorio con forte natura identitaria. Prodotti che vanno dunque tutelati rispetto al fenomeno dell’agropirateria che sul falso Made in Italy fattura 20 miliardi di euro negli Stati Uniti”. (nella foto AFP/COLIN MCPHERSON la pecora Dolly nel 1996 e 1997)