Tre sono in “Pericolo critico”, il quarto è già estinto in Italia come nidificante. È quanto emerge dalla Lista Rossa dei Vertebrati Italiani per grifone, gipeto, capovaccaio e avvoltoio monaco: i quattro avvoltoi d’Italia che svolgono un ruolo ecologico insostituibile, consumando rapidamente le carcasse e limitando la proliferazione di agenti patogeni. “Eppure – osserva Cesare Avesani Zaborra, presidente dell’Unione Italiana dei Giardini Zoologici e degli Acquari Uiza, in occasione della Giornata Internazionale degli Avvoltoi che ricorre domani – si tratta di animali che più di altri hanno pagato il peso di una pessima fama, molto diffusa in passato, che li ha perseguitati. Oltre a ricostituire le popolazioni selvatiche, ora dobbiamo agire anche per riabilitarne l’immagine presso il pubblico, archiviando definitivamente molti dei pregiudizi che hanno contribuito alla loro scomparsa”.
LE STORIE DELLE SINGOLE SPECIE: “IN PERICOLO CRITICO” MA IN CRESCITA
A misurare l’urgenza della sfida e i risultati già raggiunti sono le storie delle singole specie. Il grifone (Gyps fulvus), classificato “In Pericolo critico” nella Lista Rossa italiana, è oggi l’avvoltoio più numeroso nel nostro Paese, con popolazioni concentrate soprattutto in Sardegna, Sicilia, Appennino centrale e arco alpino: molti esemplari nati nei giardini zoologici sono stati liberati per rafforzare i nuclei della Sardegna e del Friuli-Venezia Giulia. In “Pericolo critico” anche il gipeto (Gypaetus barbatus), scomparso dalle Alpi italiane all’inizio del Novecento e tornato grazie a un programma internazionale fondato sulla riproduzione ex situ: dagli anni Ottanta circa 220 individui nati nella rete dei giardini zoologici e dei centri specializzati sono stati reintrodotti in natura. La stessa categoria di rischio riguarda il capovaccaio (Neophron percnopterus), considerato l’avvoltoio più minacciato d’Italia, passato dalle 71 coppie censite nel 1970 alle circa dodici attuali, concentrate nel Mezzogiorno: anche per questa specie una lunga storia di allevamento in ambiente controllato ha consentito di liberare giovani individui e seguirli durante le migrazioni verso l’Africa.
INVECE L’AVVOLTOIO MONACO E’ SCOMPARSO COME UCCELLO NIDIFICANTE
Diversa la condizione dell’avvoltoio monaco (Aegypius monachus), classificato nella Lista Rossa italiana come “Estinto nella Regione” perché scomparso come nidificante: singoli esemplari tornano occasionalmente a frequentare il territorio, mentre nuovi progetti stanno valutando la possibilità di ricostituire una popolazione, a cominciare dalla Sardegna. “Riproduzione ex situ, preparazione al rilascio, monitoraggio satellitare, cura degli individui feriti e contrasto alle principali cause del declino globale come bocconi avvelenati, contaminazione da piombo, uccisioni illegali, elettrocuzioni e collisioni con le linee elettriche, sono tutti strumenti per vincere la sfida del ripopolamento”, conclude Avesani Zaborra. “Ma riportare gli avvoltoi in natura non basta: dobbiamo restituire loro anche il posto che meritano nell’immaginario collettivo. Per secoli li abbiamo associati alla morte, alla sporcizia e alla sciagura, quando sono invece silenziose sentinelle del mondo naturale: eliminano rapidamente le carcasse, limitano i rischi sanitari per la fauna, per gli animali allevati e per le persone, restituendo nutrienti all’ambiente. Riabilitare la loro immagine significa contribuire concretamente alla loro conservazione” conclude. (askanews, nella foto in alto due grifoni dei Nebrodi)
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