Dieci lupi morti avvelenati in Abruzzo, in due episodi distinti, nelle aree contigue al parco nazionale. Un attacco all’icona animale della biodiversità italiana, salvata dall’orlo dell’estinzione degli anni ‘70 del secolo scorso, perpetrato in un’area simbolo della conservazione come il Pnalm. Due episodi in pochi giorni, con modalità analoghe, rappresentano un segnale allarmante che non può essere sottovalutato né derubricato a fatto isolato. Si tratta di atti gravissimi, che meritano una ferma e netta condanna, non solo perché illegali ma perché lesivi di un patrimonio naturale di valore inestimabile e incompatibili con una società civile consapevole e responsabile, spiega il Parco Abruzzo. In un contesto generale segnato da un dibattito sempre più acceso sullo status e sulla gestione del lupo, è fondamentale ribadire che ogni forma di azione illegale e di giustizia fai-da-te è inaccettabile e non può trovare alcuna giustificazione. L’utilizzo di esche avvelenate, oltre a colpire indiscriminatamente diverse specie, rappresenta un pericolo concreto per tutta la fauna con particolare riferimento a specie minacciate come l’orso marsicano, specie simbolo e particolarmente vulnerabile, la cui conservazione è prioritaria.
I FATTI
Nel pomeriggio del 15 aprile, una pattuglia di Guardiaparco in servizio nel Comune di Alfedena, in località San Francesco, nell’Area Contigua del Parco, cinque lupi sono stati rinvenuti morti. Dai primi accertamenti, effettuati anche con il supporto del Nucleo Cinofilo Antiveleno del Parco, intervenuto immediatamente ad Alfedena per la perlustrazione dell’area, sono stati individuati resti che potrebbero far ipotizzare la presenza di esche avvelenate. Sulla base degli elementi raccolti, l’ipotesi al momento più accreditata è quella dell’avvelenamento, pratica illegale e indiscriminata, che colpisce la fauna selvatica e mette a rischio l’intero equilibrio degli ecosistemi. Le carcasse degli animali e il materiale rinvenuto, comprese le presunte esche, sono stati sottoposti a sequestro penale e messi a disposizione della procura della Repubblica di Sulmona, che coordina le indagini. Nella mattinata odierna, il tutto sarà trasferito presso la sede di Avezzano dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise per lo svolgimento delle analisi necessarie ad accertare le cause della morte. Il fatto si aggiunge a un analogo episodio recentemente registrato nel territorio di Pescasseroli, dove sono stati rinvenuti altri cinque lupi morti. Anche in quel caso sono in corso indagini da parte dei Guardiaparco e dei Carabinieri Forestali, coordinate dalla Procura di Sulmona, che ha disposto gli accertamenti presso l’Istituto Zooprofilattico per chiarire le cause del decesso, anch’esse ricondotte, in base ai primi risultati preliminari, all’ipotesi di avvelenamento.
LA REAZIONE
“Sgomento e indignazione” anche da parte dell’associazione Io non ho paura del lupo, che però avverte: “Negli ultimi anni si è assistito ad una crescente polarizzazione, ad una semplificazione estrema di fenomeni complessi e a una pressione costante per rivedere al ribasso gli strumenti di tutela della specie, culminata nel processo di declassamento dello status di protezione a livello europeo, recepito anche dal parlamento italiano. Questo recepimento non incide solo sul piano normativo formale, ma indebolisce anche il sistema sanzionatorio e la sua efficacia”. Manca “un piano di gestione nazionale, coerente e fondato su evidenze scientifiche”, ma anche le Regioni hanno le loro responsabilità, per l’associazione, quando scelgono di non intervenire “riducendo il conflitto con le comunità e rispondendo in maniera chiara alle loro richieste”. La procura di Sulmona ha aperto un fascicolo e presta la massima attenzione ai fatti mentre l’autorità giudiziaria cerca un collegamento tra questi ultimi decessi e il precedente ritrovamento, nella stessa zona, di altri 3 lupi e di un orso, tutti rinvenuti morti, forse avvelenati.
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AGGIORNAMENTI DEL 17 APRILE 2026
– IL COMUNICATO DI SALVIAMO L’ORSO E REWILDING WILDERNESS
Oltre al cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, altri episodi simili sono segnalati in tutta la Regione. Pochi infami criminali, favoriti dalla totale mancanza di ogni controllo preventivo sul territorio, gettano un’ombra di vergogna su tutta la comunità abruzzese. Sono almeno 12 gli esemplari di lupo rinvenuti morti avvelenati in Abruzzo negli ultimi 15 giorni. Gli episodi più gravi, dopo quello di Corcumello, si sono verificati a Pescasseroli e ad Alfedena, dove hanno perso la vita dieci esemplari, a cui si aggiungono diverse carcasse di altra fauna selvatica di piccola taglia e di alcuni rapaci, segno di un impatto che va oltre le sole specie bersaglio e che coinvolge l’intero ecosistema. Le uccisioni avvenute sono ingiustificabili e rappresentano una grave ferita per il territorio e per chi lo abita e lo tutela. L’avvelenamento è un atto vile e codardo, che non può in alcun modo essere giustificato come risposta a presunti problemi di “gestione del territorio” o di “difesa delle attività produttive”. Dietro ogni animale morto per avvelenamento c’è un gesto deliberato e indiscriminato, che provoca sofferenze estreme e mette a rischio non solo la fauna selvatica, ma anche gli animali domestici e l’equilibrio dell’intero ecosistema. La responsabilità, però, non può essere attribuita soltanto a chi materialmente compie questi atti. È altrettanto grave il fatto che non si sia riusciti a prevenire quanto accaduto, nonostante segnali e casiprecedenti fossero già evidenti. Episodi come quello del 2023, in cui almeno 9 lupi e 5 grifoni furono uccisi a causa di esche avvelenate tra l’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la zona di Cocullo (AQ), non hanno portato a un rafforzamento efficace dei controlli né a interventi concreti e continui sul territorio. Questa mancanza di prevenzione e di presenza istituzionale, soprattutto nelle aree esterne ai parchi, contribuisce a creare zone in cui l’illegalità sembra poter agire senza conseguenze, con effetti devastanti per la fauna e per la credibilità stessa della tutela ambientale. L’inerzia, in questi casi, è complicità. Ed è altrettanto grave il silenzio. Chi sa, e non parla, sta scegliendo da che parte stare. L’omertà che si respira attorno a questi episodi è un veleno tanto quanto quello sparso nei boschi: protegge i colpevoli, isola chi denuncia, normalizza l’illegalità. Avvelenare significa colpire senza controllo: lupi, volpi, cani, rapaci. Domani potrebbe essere un orso bruno marsicano. Probabilmente è già successo visto il ritrovamento dei resti di un esemplare di questa specie, un mese fa nella medesima area. E quando succederà di nuovo, sarà troppo tardi per indignarsi. Noi di Salviamo l’Orso non accetteremo che questo venga archiviato come l’ennesimo fatto isolato. Non lo è. È il risultato di un clima malato, in cui chi distrugge la fauna selvatica e avvelena il territorio, si sente libero di farlo, certo di non pagare conseguenze. Serve un’assunzione di responsabilità immediata. Servono controlli, indagini serie, sanzioni esemplari. Ma serve soprattutto rompere questo muro di silenzio
– LA PROCURA: REATI IMPORTANTISSIMI
La Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo per uccisione di animali in merito al ritrovamento di cinque lupi morti nelle vicinanze del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. “Si tratta di reati importantissimi – ha detto il procuratore Luciano d’Angelo – perché offendono non solo il lupo, la natura ma l’intera collettività e cultura dell’Abruzzo, che fa del lupo, dell’orso, elementi della sua identità”. “Stiamo facendo delle indagini per non ritenere ineluttabile il non scoprire – ha concluso -, come è stato tante volte nel passato”. (Ansa)
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