Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
Vendors wearing face masks prepare meat in a market in Wuhan, in China’s central Hubei province on May 18, 2020. - Authorities in the pandemic ground zero of Wuhan have ordered mass COVID-19 testing for all 11 million residents after a new cluster of cases emerged over the weekend. (Photo by Hector RETAMAL / AFP)

Dopo il coronavirus Wuhan vieta il consumo di animali selvatici

La Cina fa un altro passo avanti nella lotta contro i coronavirus, forse il più significativo per il suo valore simbolico. Wuhan, la città del wet market dove sarebbe nata la pandemia e che ha registrato i primi contagi di Covid-19, vieta da oggi la caccia e il consumo di tutta la fauna selvatica. Una misura – comunicata dall’amministrazione cittadina – che segue quelle già prese dalle città di Pechino, Shenzhen e Zhuhai e anche il divieto a livello nazionale, seppur ancora temporaneo, al consumo di animali selvatici. A differenza dei divieti permanenti delle altre città, il divieto di Wuhan sarà in vigore per cinque anni. Si tratta di un “chiaro riconoscimento di quanto sia serio il rischio per la salute pubblica, collegato alla diffusione di malattie zoonotiche attraverso il commercio di specie selvatiche”, commenta Peter Li, specialista in politica cinese della Humane Society International, aggiungendo che però “serve una volontà su scala globale per fermare il pericoloso traffico”.

LA CINA COMBATTE IL TRAFFICO DI FAUNA SELVATICA CON INCENTIVI AI PRODUTTORI

Il divieto di Wuhan segue altre notizie positive, spiegano ancora da Hsi. Ad inizio settimana, infatti, “agli allevatori di animali selvatici in diverse province della Cina continentale sono stati offerti compensi in denaro per aiutarli nella transizione verso mezzi di sussistenza alternativi come la coltivazione di frutta, verdura, piante da tè o erbe per la medicina tradizionale cinese. Tali incentivi fanno parte di un pacchetto di misure messe in atto dalla Cina per fronteggiare il traffico di specie selvatiche. Le province di Hunan e Jiangxi sono tra quelle che forniscono tali compensi. La provincia di Hunan offrirà, ad esempio, una somma di 15 euro per ogni chilogrammo di cobra o serpente a sonagli, 10 per ogni kg di ratto dei bambù, 80 a istrice, 77 a zibetto, 50 per un’oca selvatica e 315 per un cervo cinese”. Il traffico di fauna selvatica è un business molto articolato e redditizio che dà lavoro a circa 6 milioni di persone e nel paese vale, secondo recenti stime, oltre 16 miliardi di euro. (foto Hector RETAMAL / AFP)