Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
ciotola_cane_gatto

Coronavirus, perchè Comuni non rimborsano cibo a cani e gatti?

AGGIORNAMENTO DELLE 21.30 IN CODA – BRAMBILLA: BUONI SPESA ANCHE PER PET FOOD

+++

POST DELLE 7.00

Sono classificati come “beni di prima necessità”, eppure alcuni Comuni hanno escluso gli acquisti del cibo per cani e gatti dai rimborsi previsti dalle “misure urgenti di solidarietà alimentare”, per cui il governo ha stanziato 400 milioni nell’ambito delle misure per l’emergenza coronavirus. Lo denuncia la Lav-Lega antivivisezione, chiedendo al ministero dell’Interno e ai prefetti di “correggere i comuni che discriminano più di una famiglia su tre”. “Se la Presidenza del Consiglio ha giustamente classificato con i suoi Dpcm i ‘materiali per la cura degli animali’ fra i ‘beni di prima necessità’, alla stregua dei carburanti e degli articoli medicali – si chiede l’associazione – come mai alcuni Comuni nell’erogazione dei buoni spesa alle famiglie con problemi economici, escludono che una parte di questi possa essere spesa per dar da mangiare ad altri componenti del nucleo familiare come cani e gatti?”.

DA NORD A SUD, QUATTRO CASI NEGATIVI

L’associazione pone in evidenza quattro casi negativi, fra Nord, Centro e Sud, come Carmagnola (Torino), Montevarchi (Arezzo), Velletri (Roma) e Zafferana Etnea (Catania), che vietano esplicitamente e tassativamente l’acquisto di materiali e alimenti per animali, pena la restituzione di quanto erogato, a fronte di una distribuzione alle famiglie con problemi economici – in queste solo quattro aree – di quasi 800mila euro. Mentre casi positivi sono quelli di Legnano (Milano), Modena, Ladispoli e Ciampino (Roma) e Lecce. “Più di una famiglia su tre in Italia vive con animali domestici, e già deve sopportare un’ingiusta Iva al 22% – ha detto Gianluca Felicetti, presidente Lav – Chiediamo quindi al ministro dell’Interno Lamorgese, e ai prefetti, di correggere laddove necessario i Comuni che autonomamente hanno deciso di escludere la spendibilità dei buoni spesa per la parte dovuta all’accudimento di animali che fanno parte, a tutti gli effetti, della famiglia”.

+++

AGGIORNAMENTO DELLE 21.30 – BRAMBILLA: BUONI SPESA ANCHE PER PET FOOD

La deputata di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, ha chiesto in una interrogazione al premier Conte se il governo “non ritenga opportuno chiarire definitivamente che gli alimenti per animali non possono essere esclusi dalla lista del prodotti acquistabili con i buoni spesa” introdotti per fronteggiare l’emergenza alimentare. L’interrogante ricorda che l’ordinanza della Protezione civile n. 658 del 29 marzo 2020 stanzia allo scopo “400 milioni di euro spendibili immediatamente”. In particolare, “l’art.2 della citata ordinanza autorizza ciascun Comune all’acquisizione “a) di buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun Comune sul proprio sito istituzionale b) di generi alimentari o prodotti di prima necessità”. Secondo un’indagine a campione condotta dalla Lega antivivisezione, prosegue l’ex ministro, alcune amministrazioni comunali “vietano esplicitamente e tassativamente l’acquisto di materiali e alimenti per animali” con i buoni spesa, “pena la restituzione di quanto erogato”. Sono segnalati i casi di Carmagnola (Torino), Montevarchi (Arezzo) Velletri (Roma), Zafferana Etnea (Catania). Si tratta di un’interpretazione, osserva la deputata animalista, “in palese contrasto con l’indicazione dei Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 che autorizzano il commercio e la produzione di alimenti per animali considerandoli evidentemente “essenziali”.

  • Dario |

    Il riferimento al “sussidio” dei 90.000 è paradigmatico. Sotto i 90.000 ci sono gli 80mila 70mila…. e via discorrendo. Evidentemente NON sa cosa vuol dire ESSERE IN DIFFICOLTÀ e dunque disquisisce sull’assistenzialismo. Sicuramente LEI, nel suo irrefrenabile afflato empatico, oltre al mal di stomaco provocato dagli animali indigenti che possono allegramente morire di fame o mangiare solo immondizie NON digerisce il REDDITO DI CITTADINANZA. Spero per lei non ne abbia MAI bisogno.
    Che dire prenda un alka seltzer e se ne faccia una ragione, c’è gente che oltre ad amare gli esseri umani, gli animali, ama anche lei…

  • vincenzo schiavone |

    guardi egregio Dario che le pensioni non c’entrano proprio nulla. Quanti ne conosce a 90.000 € mensili? . E perchè prendere ad esempio una singolarità ( perchè di questo si tratta : di una singolarità) per non rispondere e buttarla in vacca. Se uno ( io sono fra questi) ama tenere cani e gatti il vitto se lo paga da solo. Punto.
    Possibile che l’unica cosa che sappiamo fare in Italia è lottare disperatamente per l’assistenzialismo? Possibile che sappiamo solo chiedere la elemosina? Ricorrere sempre e solo allo stato? Quando cresceremo? Quando smetteremo di lamentarci per tutto ? E rivendicarlo come un diritto?
    B A S T A !!!!!

  • Dario |

    È vergognoso è incomprensibile per un paese fortissimamente indebitato PAGARE PENSIONI DA 90.000 euro mensili!!!
    Come al solito quando si parla di animali spuntano gli “umanisti” “de noartri”
    Guido fai bene a farci leggere le amenità di questi “poveri” personaggi da triste operetta…

  • vincenzo schiavone |

    Non capisco perchè un paese con uno stato fortissimamente indebitato, incapace di sostenere i cittadini comuni, con una enorne quantità di piccole e medie imprese che corrono verso il fallimento debba sostenere la alimentazione di cani e gatti. Sarebbe veramente vergognoso ed incomprensibile!!!

  Post Precedente
Post Successivo