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La Sardegna vieta la pesca dei ricci di mare ai non professionisti

AGGIORNAMENTO DEL 19 NOVEMBRE 2019 – ECOLOGISTI: “IN 10 ANNI PESCATI 25 MILIONI DI RICCI, SERVE STOP DI 3 ANNI”

Mentre sono già oltre 7.000 le firme della petizione per la moratoria della pesca dei ricci di mare in Sardegna, il Gruppo d’intervento Giuridico lancia un nuovo allarme. “La situazione è davvero grave e necessita forti misure di salvaguardia, quantomeno la sospensione della raccolta dei ricci per almeno tre anni”, sostiene l’associazione ecologista che punta il dito contro la Regione. “La pessima politica ambientale regionale in materia rischia molto seriamente di far sparire dai nostri mari i ricci. Allora chiediamo a gran voce ai ministri delle risorse agricole e dell’ambiente e all’assessore regionale dell’agricoltura una moratoria di tre anni della pesca dei ricci, monitoraggi marini e provvedimenti di sostegno ai pescatori temporaneamente impossibilitati alla pesca”. La nuova denuncia del Grig arriva dopo l’acquisizione dall’Assessorato dell’agricoltura, dopo istanza di accesso civico, del rapporto dell’Agenzia Agris del 14 ottobre sul monitoraggio dei ricci nei mari sardi. “I dati sono semplicemente drammatici – spiega il Grig – la pesca da un livello ‘stagionale’ e marginale degli anni 80 ha assunto sempre più caratteristiche ‘industriali’: nella tradizione del consumo dei ricci non esisteva l’uso delle gonadi di riccio conservate per la preparazione di pietanze che invece attualmente rappresentano la principale forma di vendita ed inoltre la stagione di raccolta e relativo consumo fresco avveniva esclusivamente nella stagione invernale. Sono necessari dai 295 ai 1.212 ricci, in base alle dimensioni, per ricavare un chilo di polpa e in 10 anni risultano prelevati dai pescatori professionisti ben 25.320.776 ricci. E’ necessario segnalare come i libretti restituiti rappresentino solo il 65% dei consegnati, cioè il 35% dei pescatori professionisti non riconsegna il libretto annuale dove deve annotare il numero dei ricci pescati. A questi bisogna aggiungere quelli prelevati dalla pesca amatoriale e quelli, incalcolabili, frutto di pesca abusiva”.

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POST DELL’8 NOVEMBRE 2019

Vietato in Sardegna il prelievo dei ricci di mare ai pescatori non professionisti. Dopo le proteste degli ambientalisti e di diversi Comuni e la messa al bando nei piatti di alcuni ristoratori isolani, la Regione ha deciso di restringere la platea di coloro che sono autorizzati al prelievo di questa specie. L’assessora dell’Agricoltura, Gabriella Murgia, ha così firmato un nuovo decreto che prevede “una completa preclusione per i pescatori sportivi e ricreativi”. “È una decisione – spiega – che si è resa necessaria per tutelare i titolari di licenza e la sostenibilità economica della loro attività, e per consentire una più efficace vigilanza da parte degli organi di controllo”. “Abbiamo tenuto conto della sofferenza del prodotto in molte aree del nostro mare – aggiunge l’esponente della Giunta Solinas – così come emerge dal monitoraggio effettuato e dalle osservazioni degli operatori professionali subacquei. Non saranno comunque questi pochi mesi di stagione, considerate  anche le condizioni atmosferiche che non consentiranno la piena operatività, a peggiorare una situazione che dev’essere affrontata con un’attenta programmazione incentrata su un fermo di medio periodo e interventi di sostegno per i nostri pescatori”. Per questo l’assessorato, sottolinea Gabriella Murgia, “si sta occupando da mesi della questione, puntando su una programmazione finalizzata al ripopolamento delle risorse  marine, dal riccio all’aragosta e ad altre specie, con il pieno coinvolgimento di tutti gli attori del comparto”. (Ansa)

  • Roberto |

    Incredibile buffonata..Io che in un’anno raccolgo 150 – 200 ricci per farmi due spaghetti , vengo punito ..Ma l’assessore Murgia dice che deve proteggere la categoria…Proprio quelli che negli ultimi 20 anni hanno causato lo scempio !! Vada a casa signora Murgia.E si occupi d’ altro ! che a quanto pare di questioni mare ci capisce poco o niente !!

  • LUCIANO PASQUALE Marongiu |

    NON E GIUSTO CHE UN CITTADINO ITALIANO CHE ABITA ALMARE IN SARDEGNA CHE E RESIDENTE DA50 ANNIIN TALE LOCALITA PER MANGIARE UNA DZZINA DI RICCI DEBBA FARE VENTI CHILOMETRI PER ANDARLI A COMPRARE AD ORISTANO.

  • Fiorenzo Maria Marcatelli |

    Trovo assurdo salvaguardare i professionisti che fanno stragi e spesso raccolgono molto di più di quello che devono e vietare la raccolta a chi come me ne raccoglieva 50 per farsi una spaghettata. Complimenti a Gabriella Murgia che non ha capito proprio niente. Il problema sono i professionisti e i pescatori di frodo (che naturalmente ci saranno più di prima)

  • Aldo |

    Assisto all’ennesima buffonata e presa in giro da parte di chi dovrebbe tutelare il bene comune. Per salvaguardare il riccio di mare autorizzano la pesca a chi ha procurato un danno incalcolabile e la negano a chi il danno l’ha subito. Invece di fare il contrario. Gestione di ignoranti e incompetenti. Non sanno neanche quello che fanno.

  • Mauro |

    L’assessora dimostra la tipica ignoranza e incompetenza tipica di una politica ostaggio delle minoranze chiassose. La Murgia dovrebbe spiegarci come sia possibile tenere conto della sofferenza della risorsa, se si sono ripristinati i quantitativi di prelievo di 2 anni fa, ossia fino a 3500 esemplari al giorno per licenza.

    Il prelievo teorico delle sole licenze è stimato in quasi 50 milioni di ricci. Teorico, ma ammettendo anche che arrivino a prenderne la metà, siamo comunque ben oltre quello che lo stock può sopportare.

    Alla fine l’unico che dimostra un briciolo di cervello è il sindaco di San vero Milis, che ha messo mano al regolamento del SIC di sua giurisdizione e ha limitato la raccolta a soli 100 esemplari al giorno.

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