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400 kg di corallo depredati in Costiera, danni per 50 anni

Occorreranno circa cinquant’anni di lavoro dei microscopici polipi alla base del corallo per “riparare” il danno provocato al patrimonio marino della Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno. La locale Procura della Repubblica, attraverso le indagini svolte dai militari della Capitaneria di Porto, ha infatti scoperto l’attività illecita di un gruppo di persone dedite alla raccolta illegale e alla commercializzazione di una specie protetta di corallo rosso, il Corallium rubrum. Il corallo è un animale marino della classe degli Antozoi: è costituito da una colonia di piccoli polipi di pochi millimetri che costruiscono, alla base del proprio corpo molle, uno scheletro di carbonato di calcio. I dieci indagati, residenti tra le province di Napoli e Salerno, sono stati raggiunti da un provvedimento di obbligo di dimora nel proprio comune con la prescrizione di restare in casa durante una fascia oraria, per inquinamento ambientale. In due anni sarebbero stati raccolti 400 chili di corallo per un valore di un circa un milione di euro: “Un patrimonio marino che è di tutti”, ha detto il procuratore della Repubblica vicario, Luca Masini.

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UN DANNO AMBIENTALE MA ANCHE TURISTICO

L’indagine, nata dal sequestro di pochissimo corallo a bordo di un’imbarcazione attraccata al porto di Salerno, ha portato a scoprire oltre 80-90 chili di corallo stoccato nei depositi di pescatori o soggetti che lo acquistavano per rivendere a società produttrici di monili. L’area maggiormente colpita è quella a largo della Costiera Amalfitana (Punta Campanella, Li Galli, Conca de’ Marini, lo scoglio dell’Isca) ma le immersioni, a volte, avvenivano anche in alcune località della Sardegna, della Puglia e della Sicilia. Nel corso delle indagini è stato sequestrato un brogliaccio sul quale venivano indicati i quantitativi di corallo pescato e le somme introitate. Dati che hanno confermato la vastità del danno provocato al sistema ecomarino, accertato anche concretamente attraverso la comparazione di alcune riprese sottomarine della Guardia Costiera del 2017 con le attuali, e che potrebbe colpire anche il turismo, dal momento che alcune delle località in cui è avvenuta la pesca sono particolarmente richieste per le immersioni.