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Usa, dieta senza cereali pericolosa per il cuore di cani e gatti?

Negli ultimi anni si è registrato un boom di alimenti per cani e gatti senza cereali ma la Food and drug administration Usa vuole vederci chiaro, dal momento che sospetta possano essere dannosi per il cuore dei pets. Sono molti i proprietari di animali domestici che hanno smesso di riempire le ciotole con crocchette a base di mais, frumento e orzo – cereali a buon mercato – sposando il “grain free”, che sembra un’alternativa più salutare. Potrebbe non essere così. La Food and Drug Administration (Fda, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) ha annunciato di studiare, da circa un anno, un potenziale collegamento tra diete senza cereali ad alto contenuto di legumi e una patologia nota come cardiomiopatia dilatativa (Dcm), una patologia cardiaca che può essere fatale per cani e gatti. La Fda ha notato casi di Dcm in cani di razze non precedentemente note per una predisposizione genetica alla malattia ma alimentati con cibi grain free.

PRIMA DI CAMBIARE DIETA AL PROPRIO PET CONSULTARE UN VETERINARIO

Questi cibi, spiega qui Fda, “contenevano un’alta percentuale di piselli, lenticchie, altri legumi e/o patate in varie forme (interi, farina, proteine, ecc.) come ingredienti principali, cioè elencati nei primi dieci ingredienti nell’elenco degli ingredienti, prima delle vitamine e dei minerali”. I casi di Dcm felina segnalati a Fda sono nettamente meno di quelli canini: tra il 2014 e l’aprile scorso 515 cani e solo 9 gatti. Un dato che non può consolare i gattofili: l’assenza di un sistema di sorveglianza della salute animale, al contrario di quanto accade per gli umani, rende infatti le indagini di Fda assai soggette alle segnalazioni dei singoli. Con una dinamica simile, tra i casi riportati all’agenzia ci sono moltissimi golden retriever. Questo perchè i gruppi delle razze sui social network hanno sensibilizzato i proprietari e i veterinari a presentare rapporto a Fda. Prima di cambiare dieta al proprio pet, avvisa però l’agenzia americana nel report, è meglio parlarne con il proprio veterinario di fiducia.