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India, tutela della fauna: milioni di indigeni rischiano lo sfratto dalle foreste

AGGIORNAMENTO DEL 1° MARZO 2019 IN CODA – INDIA, IL GOVERNO FERMA LA CORTE SUPREMA

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POST ORIGINALE

Fino a otto milioni di indigeni rischiano di essere espulsi dalle foreste in cui vivono in India in nome di una battaglia ambientalista per la difesa della fauna selvatica. La scorsa settimana la Corte Suprema indiana ha infatti chiesto a sedici stati, in varie parti del paese, di sfrattare entro la fine di luglio 2019 gli indigeni che vivono nelle foreste. La richiesta, sottoscritta da un consiglio di tre giudici, riconferma la decisione che la stessa Corte aveva già preso nell’estate del 2018, quando aveva ingiunto a quegli stessi stati di liberare ettari di territorio considerato habitat da riservare agli animali selvatici. La Corte, già allora, aveva ritenuto accettabili le motivazioni della Wildlife First e di altre associazioni protezioniste indiane che sostengono che, mentre le foreste si stanno drammaticamente riducendo, le popolazioni indigene, che da secoli vivono in quelle aree, hanno travalicato i loro diritti.

LE POPOLAZIONI INDIGENE PROTETTE DAL FOREST RIGHT ACT

Le popolazioni tribali sono protette in India da varie leggi che le tutelano, e, in particolare, dal Forest Right Act, che concede loro il diritto di vivere sulle terre definite di proprietà ancestrale: ma proprio questa legge è stata contestata dai gruppi che difendono la natura. Deepak Khandekar, segretario del ministero degli Affari Tribali, ha dichiarato che i membri di tribù in possesso dei documenti che riconoscono il loro diritto a vivere sulle terre contestate sono 1,9 milioni. E ha chiesto agli stati di fornire al più presto i dati relativi a tutti gli altri, circa 1,1 milioni di famiglie, per i quali rischia di scattare “lo sfratto”.

“DAVVERO IL WWF VUOLE RENDERSI COMPLICE DI QUESTA ESPULSIONE”

L’organizzazione Survival International ha lanciato un appello, facendo prevedere un possibile “disastro umanitario”, che potrebbe riguardare fino a otto milioni di persone, a seconda del numero di membri delle famiglie. “È una sentenza di morte per milioni di indigeni; un furto di terra di proporzioni epiche”, ha detto il direttore generale, Stephen Corry. “Causerà una crisi e non servirà a salvare le foreste, che gli indigeni proteggono da generazioni. Davvero il Wwf e le altre grandi associazioni conservazioniste si renderanno complici della più grande espulsione di massa mai avvenuta, in nome della tutela della natura?”.

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AGGIORNAMENTO DEL 1° MARZO 2019 – INDIA, IL GOVERNO FERMA LA CORTE SUPREMA

Il governo centrale indiano ha indirizzato una richiesta alla Corte Suprema, chiedendo di bloccare l’ordinanza del 13 febbraio, con cui la Corte aveva imposto a 21 stati di “sgomberare” entro il prossimo 27 luglio le foreste dai milioni di abitanti delle popolazioni tribali che vivono in quegli habitat da secoli. La direttiva della Corte Suprema aveva suscitato vivaci proteste, sia nel paese, sia all’estero. Il ministro degli Affari Tribali aveva immediatamente reagito contro la direttiva, anticipando la presa di posizione, arrivata questa mattina, del governo. Organizzazioni internazionali come Survival International avevano previsto che l’allontanamento dei tribali, che sono varie milioni di persone, sarebbe stata una delle più estese deportazioni di massa mai viste al mondo. In vari stati indiani, tra cui Rajasthan, Jharkhand e Odisha, si erano tenute vivaci proteste contro la scelta della Corte. L’associazione ambientalista indiana downtoearth.org ricorda oggi sul suo sito web che in India è tuttora in vigore una legge del 2006, il Forest Right Act, che riconosce alle popolazioni di cui si discute il pieno diritto a vivere in quelle aree, “utilizzandole, in modo sostenibile, per la loro vita quotidiana. E, in questo modo, proteggendole”.

  • Dario |

    Bene.
    Gli indiani come altri dovrebbero andar cauti con il “letto”…

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