Puglia, 5 tartarughe marine trovate decapitate: pescatori superstiziosi?

Dopo la denuncia del Centro recupero tartarughe Wwf di Molfetta (Bari), che ha lanciato l’allarme su cinque casi di tartarughe marine Caretta caretta ritrovate decapitate, in pochi giorni, spiaggiate sul litorale compreso tra Bari e Trani, interviene l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Gianni Stea, che in una nota afferma: “Se corrispondono al vero le voci che si tratterebbe di riti messi in atto da pescatori e legati a insopportabili e arcaiche superstizioni, sarebbe, se possibile, ancora più grave”. Ci sarebbe, infatti, una credenza tra gli uomini di mare: se si trova nella rete una tartaruga il pescato sarà scarso ma è sufficiente ucciderla per ribaltare la fortuna.

LE CARETTA CARETTA SONO UNA SPECIE PROTETTA, UCCIDERLE E’ UN REATO

“La Regione Puglia – prosegue Stea – raccoglie e fa propria la denuncia che arriva da Pasquale Salvemini, responsabile del Centro recupero tartarughe marine Wwf Molfetta”. Le Caretta caretta, rileva l’assessore, sono “una specie protetta e ad altissimo rischio di estinzione, e ci troviamo davanti a reati penali”. “Confido – sottolinea l’assessore – nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura affinché si possa fare luce sugli autori di questi barbari reati, appellandomi anche alla stragrande maggioranza dei pescatori che affrontano il proprio mestiere con enorme spirito di sacrificio e con grande rispetto per l’ambiente marino, affinché collaborino con le autorità preposte”. “Se il reato sarà accertato e i colpevoli individuati – conclude Stea – chiederò che la Regione possa costituirsi parte lesa”.

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CON IL PROGETTO TARTALIFE IN 5 ANNI LA MORTALITA’ LEGATA ALLA PESCA E’ DIMINUITA

Se le decapitazioni fossero davvero un gesto superstizioso, “dobbiamo mettere in chiaro che questi vandali nulla hanno a che fare con la maggioranza dei pescatori che, al contrario, verso il mare e le sue creature, nutrono grande rispetto e attenzione”, ha detto in un comunicato Alessandro Lucchetti del CNR-IRBIM di Ancona, capofila del progetto europeo per la tutela delle tartarughe marine TartaLife. Negli oltre 5 anni di progetto, il ricercatore ha lavorato a fianco di numerosi pescatori professionisti, grazie ai quali la mortalità delle tartarughe accidentalmente catturate è diminuita notevolmente. “Tutti i partner di TartaLife condannano fortemente l’accaduto – conclude Lucchetti – e sperano che i colpevoli possano essere velocemente identificati, anche per non lasciare dubbi sull’onestà e correttezza di una categoria così importante per il mare e la biodiversità che lo caratterizza”.