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I veterinari Anmvi: “Aggressioni di cani, serve una vera legge”

L’ultima aggressione di un cane ieri a Firenze, in pieno centro: un pitbull ha azzannato al braccio una turista moldava di 42 anni che passeggiava con la figlia e un cane di piccola taglia. Secondo la ricostruzione, il pitbull era libero e si è avventato all’improvviso, da breve distanza, ferendo la signora. Il proprietario, ora ricercato, conduceva un secondo pitbull al guinzaglio, entrambi senza museruola. L’ennesimo caso che non entrerà in una epidemiologia ufficiale e sistematica delle morsicature e delle aggressioni canine, che in Italia non esiste, né ai danni delle persone né di altri cani. “Ciononostante, il controllo delle morsicature e delle aggressioni da cani è stato inserito nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza, Dpr 12 gennaio 2017 – Livello D10 – Salute Animale e Igiene Urbana Veterinaria) senza che risultino evidenze di finanziamento (spesa pubblica) fondata su dati e programmazione”, scrivono i veterinari dell’associazione Anmvi.

LA PROPOSTA DEI VETERINARI ANMVI PER UNA LEGGE

I veterinari Anmvi hanno un’idea per una legge del Parlamento che disciplini per via legislativa ordinaria le aggressioni canine. “Il fenomeno, malgrado ricada nei Lea, risulta privo di governance e di finanziamenti: la prevenzione e la tutela dell’incolumità pubblica sono ancora affidate ad una ordinanza ministeriale e non ad un provvedimento legislativo ordinario – dichiara Raimondo Colangeli, vicepresidente Anmvi per il Settore Medicina Veterinaria Comportamentale – per questo abbiamo elaborato una proposta di legge, che siamo pronti a condividere con i parlamentari disponibili a rivedere l’attuale assetto normativo, a cominciare dalle parlamentari veterinarie Doriana Sarli, Rosellina Sbrana e Caterina Biti”. I medici veterinari, pubblici e privati, “possono migliorare le proprie azioni di intervento, secondo le loro diverse competenze professionali – afferma Colangeli – ma tutto ciò richiede un radicale ripensamento operativo, legislativo e finanziario”. A fronte del ripetersi di episodi, anche drammaticamente gravi, di aggressioni canine, scrivono i veterinari, le norme vigenti non risultano efficaci a prevenire (educazione/patentino) né a gestire il fenomeno (interventi sanitari e veterinari sulle persone e sui cani aggressori-aggrediti, tracciabilità dei casi, statistiche di monitoraggio, misure sanzionatorie).

A PALERMO DUE AGGRESSIONI DI UN RANDAGIO E UN CANE DI PROPRIETA’

Nei giorni scorsi, a Palermo, altri due casi di cronaca simili al precedente hanno visto coinvolti un randagio e un cane di proprietà. Una bambina è stata aggredita in casa da un pitbull vagante che è entrato dalla finestra e le ha causato ferite per 19 punti di sutura al viso mentre una ragazza ha perso l’uso del braccio dopo i morsi del cane del fidanzato. Infatti “il problema si verifica tanto nei luoghi pubblici che in ambito domestico, da parte di randagi come di cani di proprietà. Ne pagano il prezzo tutti, i cittadini e anche i cani – secondo Colangeli – spesso abbattuti o rinchiusi a vita. Al contrario una efficace educazione al corretto binomio ‘persona-cane’ potrebbe prevenire il verificarsi di fatti drammatici e costosi sotto tutti i punti di vista. Da medici veterinari – conclude – possiamo rifondare la relazione con i cani, su evidenze scientifiche e di medicina veterinaria comportamentale che hanno ormai acclarato che il problema non sono le razze canine e che le soluzioni sono tutte affidate all’intervento umano”.