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Sea Shepherd issa bandiera bianca: impossibile competere con le baleniere giapponesi

I vascelli di Sea Shepherd issano la bandiera bianca: dopo 12 anni, la Ong di attivisti animalisti ha deciso di abbandonare la sua annuale campagna di contrasto alle baleniere giapponesi che durante ogni estate australe battono i mari antartici. Il gruppo ha ammainato la sua bandiera da pirata, riconoscendo di avere poche possibilità di successo contro la potenza economica e militare di Tokyo, e accusando i “governi ostili” – Usa, Australia e Nuova Zelanda – di agire “in combutta con il Giappone” contro le navi della Ong. Il capitano Paul Watson, fondatore di Sea Shepherd e tra i fondatori di Greenpeace, ha spiegato che la sua organizzazione di volontari non può competere con la tecnologia satellitare militare giapponese, in grado di localizzare ogni movimento dei vascelli. Il Giappone, inoltre, ha approvato leggi che inquadrano come reato terroristico la vicinanza di imbarcazioni alle baleniere. “Siamo solo un gruppo di volontari che cerca di fare l’impossibile: prova a fare il lavoro che Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e tutte le altre nazioni dovrebbero fare, ma sono troppo impegnate a tranquillizzare il Giappone”, ha detto Watson. La caccia alla balena è stata esplicitamente vietata dalla Corte di giustizia dell’Aja, che nel marzo 2014 ha diffidato il Giappone dall’uccidere i cetacei, accusando Tokyo di mascherare fini prettamente commerciali con pretese di “scientificità” per aggirare la moratoria mondiale, in vigore dal 1986. Il Giappone, però, ha condotto la caccia alla balena ogni anno nell’arco degli ultimi 70 anni. Unica eccezione la stagione 2014-2015, a ridosso della sentenza della corte dell’Aja. Per molti anni il governo nipponico aveva giustificato l’attività delle baleniere con il fatto che molte specie del cetaceo non sono a rischio di estinzione e che il consumo della carne di balena fa parte della cultura nazionale. Dal 1987, un anno dopo l’entrata in vigore della moratoria, il Paese ha invece addotto ragioni scientifiche. Lo stop degli eco-pirati, così si fanno chiamare gli attivisti di Sea Shepherd, non è tuttavia una resa definitiva. “Non abbandoneremo mai le balene”, ha assicurato Watson, annunciando l’intenzione di mettere a punto un nuovo piano. Di questo sembra essere convinto anche il governo giapponese, che infatti ha reso noto che non abbasserà la guardia. (Ansa, nella foto Afp sopra la nave “Bob Barker” di Sea Shepherd. Sotto, nella foto Epa e nel video, la Ady Gil danneggiata nelle acque antartiche australiane nel 2010 da una baleniera giapponese)

epa01980827 A handout photograph made available by the Sea Shepherd Conservation Society, shows anti-whaling protest vessel, the Ady Gil with signs of damage following a confrontation with Japanese whaling vessel the Nisshin Maru in Australia's Antarctic Waters, 06 January 2010. An anti-whaling protest ship was taking on water after colliding with a security vessel of the Japanese whaling fleet in the Antarctic, the Sea Shepherd Conservation Society's leader said 06 January. Paul Watson said five of the six crew members aboard the high-speed trimaran were rescued and taken aboard an accompanying protest ship, the Bob Barker. The captain stayed with the 1.5-million-US-dollar Ady Gil, in the hope of saving it from sinking.  EPA/SEA SHEPHERD CONSERVATION SOCIETY/HANDOUT AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

  • Loredana |

    Troviamo un modo di dar loro un aiuto, ho già fatto delle donazioni ma non credo basti, occorrerebbe far sentire la nostra voce… facciamoci venire una buona idea

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