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La Terra rischia una nuova estinzione di massa degli animali: a causarla sarà… l’uomo

AGGIORNAMENTO DEL 5 GIUGNO 2017 – LE SPECIE SCOMPARSE DI RECENTE

Secondo il Wwf, “solo dal 1970 al 2012 abbiamo perso il 58% della ricchezza della vita sulla Terra per quanto riguarda la fauna dei Vertebrati. Alcuni di questi animali come il Lupo della Tasmania, lo Stambecco dei Pirenei, la Tigre del Caspio, il Rinoceronte nero dell’Africa occidentale, il Leopardo di Zanzibar, sono scomparsi recentemente, altri rischiano di scomparire in una manciata di anni”. “In poco più di 10 anni è scomparso in Africa quasi il 70% degli elefanti di foresta – prosegue il Wwf -. Solo nel Mediterraneo più del 50% degli squali sono a rischio estinzione, per non parlare di specie simboliche come la Vaquita, una piccola focena del Messico, di cui restano non più di 30 esemplari o la Balena franca Nord Atlantica, vicinissima all’estinzione e di cui sopravvivono non più di 350 individui nell’Atlantico settentrionale. E ancora l’Orso marsicano, del quale sui nostri Appennini non ne sopravvivono più di 50, il Leopardo dell’Amur, straordinario felino confinato nelle foreste tra Cina e Russia, gli ultimi 40 Rinoceronti di Giava o i Gorilla di Cross River che stiamo cancellando dalle foreste del Bacino del Congo”. “L’estinzione di animali unici – conclude il Wwf – sottolinea in modo drammatico l’incapacità del genere umano di intervenire con determinazione su emergenze planetarie paradossalmente da noi stessi scatenate, quale quella dei cambiamenti climatici in atto”.

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POST ORIGINALE DEL 3 GIUGNO 2017

La Terra potrebbe essere sull’orlo di una nuova estinzione di massa, ma ci sarebbero ancora tempi e modi per evitarla. Lo indica uno speciale sulla biodiversità, pubblicato su Nature (qui), e firmato da ricercatori di diversa provenienza. Secondo il gruppo guidato da David Tilman, dell’università americana del Minnesota, il numero delle specie minacciate potrebbe crescere notevolmente nei prossimi 50 anni, a causa dell’aumento della popolazione del pianeta e della necessità di recuperare sempre più risorse. Per circa l’80% di tutte le specie di uccelli e di mammiferi minacciati, il pericolo maggiore è la perdita dell’habitat. La caccia e altre minacce mettono in pericolo il 40-50% degli uccelli e i mammiferi a rischio. Tuttavia, gli sforzi internazionali verso un’agricoltura sostenibile, la riduzione della svendita dei terreni e la protezione del suolo potrebbero preservare gran parte della biodiversità rimanente della Terra. Anche i coralli sono fra le specie più minacciate ma non è troppo tardi per salvarli, secondo i ricercatori guidati da Terry Hughes, del Consiglio delle ricerche australiano (Arc). Le barriere coralline stanno cambiando rapidamente a causa del riscaldamento globale, di pesca e inquinamento. Tuttavia, ha rilevato Hughes, ”se facciamo immediatamente i passi giusti, possiamo garantire un futuro alle barriere coralline, anche se non è più possibile farle ritornare come erano”. Proteggere le specie conviene anche sotto il profilo economico, hanno dimostrato all’Università del Minnesota. Secondo i ricercatori, la perdita delle specie di alberi nelle foreste è collegata alla ridotta produzione di legno. Lo studio ha anche stimato che il valore economico della biodiversità è dieci volte maggiore rispetto a quello che tutti i paesi del mondo spendono per conservare le specie. Di conseguenza gli investimenti nella protezione delle specie non solo ridurrebbero la perdita di biodiversità ma fornirebbero vantaggi economici: si prova dunque a far leva sul profitto per salvare gli animali del Pianeta.