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Spese veterinarie nel 730 pre-compilato? L’Anmvi “favorevole ma con riserva”

veterinari cane

“Una buona notizia, se sarà buona l’attuazione”. Questo, in sintesi, il commento all’annuncio fatto da Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate, da parte dei medici veterinari italiani. La Orlandi vorrebbe inserire le spese veterinarie nel 730 precompilato del prossimo anno ma l’Anmvi (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) esprime un parere “favorevole con riserva”. Pur “concordando con l’evoluzione digitale in atto e con le sue finalità, i veterinari esercitano in ambito peculiare sia della sanità che del fisco nazionali”. I rilievi dei veterinari riguardano la loro estraneità al sistema della tessera sanitaria, la troppo bassa detraibilità delle spese veterinarie e l’effetto “Iva al 22%”: un’aliquota tanto alta da vanificare i benefici delle detrazioni. Vediamoli meglio punto per punto.

TESSERA SANITARIA

I medici veterinari Italiani – che in regime di libera professione realizzano il 90% del volume di spesa presentabile alla detrazione d’imposta – non sono collegati al Sistema Tessera Sanitaria. E’ invece questo il presupposto telematico di fondo per i flussi informativi del 730 pre-compilato, un presupposto che l’esperienza di altre categorie professionali ha già rivelato essere complesso e bisognoso di notevoli adattamenti prima di  poter essere efficacemente adottato. L’Anmvi invita dunque il Direttore Orlandi a confrontarsi con la categoria, per analizzare il settore dei servizi professionali veterinari e per evitare di gravare i Medici Veterinari di incombenze burocratiche onerose e farraginose.

SOGLIE DI DETRAIBILITA’

Nella valutazione del trade off di interesse, citato dalla Orlandi, va necessariamente considerato che nel caso delle spese veterinarie, si tratta di un ordine di detraibilità molto basso: il professionista e il cliente/dichiarante rischiano di farsi carico di un incombenza telematica sproporzionata rispetto al beneficio fiscale: a norma vigente si detrae dall’Irpef il 19% delle spese veterinarie sostenute fino all’importo di 387,34 euro e limitatamente alla somma che eccede i 129,11 euro, con un risparmio di imposta di soli 49 euro. L’Anmvi ritiene che un vantaggioso aumento della soglia di detraibilità per le spese veterinarie (una soglia ferma ai valori della vecchia Lira, antecedenti all’introduzione della moneta unica), che arrivi a prevedere la detraibilità totale per le prestazioni di rilevante interesse per la sanità pubblica, potrebbe riportare in equilibrio la considerazione dei pro e dei contro.

IVA AL 22%

Incoraggiare attraverso la detraibilità fiscale la compliance fiscale è una misura fortemente apprezzata dai veterinari. Tuttavia la prestazione medico veterinaria è gravata dall’aliquota Iva più alta in assoluto: una percentuale del 22% che ricade sul cliente/proprietario di animali, vero contribuente Iva. Si tratta di un valore d’imposta che vanifica totalmente il beneficio della detrazione e che ha, come conseguenza diretta, un calo della domanda di salute animale e della compliance fiscale. L’Anmvi chiede quindi la riduzione dell’Iva – almeno a livello di aliquota agevolata – e uno studio ad hoc da parte delle Entrate sugli attuali svantaggi fiscali del contribuente/cliente, il quale detrae importi irrisori ma versa una elevata Imposta sul Valore Aggiunto. Alcune prestazioni veterinarie andrebbero poi parificate al regime di esenzione da IVA di cui godono se rese dal Ssn.

“La buona notizia – conclude l’Anmvi – è che se le Entrate parlano di detrazioni per il 2017 si può presagire che le spese veterinarie saranno salvate dal taglio delle tax expenditures. Il rischio che incombe su milioni di proprietari di animali da compagnia è che con il prossimo Def il carico fiscale possa solo aumentare”. Su 24zampe abbiamo già scritto di detraibilità di spese veterinarie e farmaci per animali, qui.