Troppi attacchi al bestiame, l’Alto Adige uccide un secondo lupo

A seguito di ripetuti attacchi di lupo, confermati dal Corpo forestale provinciale, sull’alpeggio ‘Fojedöra’ nel comune di Marebbe, venerdì scorso, 28 agosto, è stato emesso un secondo decreto per il prelievo di un lupo dannoso. Il Corpo forestale provinciale ha nel frattempo effettuato il prelievo con il supporto dei guardiacaccia. Protestano le associazioni animaliste e ambientaliste: “gestione inaccettabile” per il Wwf, “esterrefatta” Enpa mentre Lndc assicura: “Non lascereremo cadere la vicenda”. Il decreto di prelievo era stato firmato venerdì scorso dal presidente della Provincia Arno Kompatscher.  E’ il secondo lupo a fare questa fine, un primo predatore ritenuto pericoloso era stato abbattuto lo scorso 5 luglio, sempre nella zona del Comune di Marebbe. Il provvedimento si basa sugli attacchi documentati e confermati nelle ultime settimane al bestiame, comunica la Provincia, nel corso dei quali sono state uccise diverse pecore e capre. L’obiettivo del provvedimento è quello di impedire ulteriori danni ingenti alle greggi.

LA REAZIONE DELLE ONG

ENPA – “Nonostante le notizie infondate che continuano a essere diffuse, il lupo è tuttora una specie particolarmente protetta ai sensi della legge 157/92 ed è una specie sulla quale permane il vincolo di protezione previsto dalla direttiva Habitat. Non si può dunque ritenere di poter ricorrere a soluzioni ingiustificate e scientificamente aberranti come se la protezione di questa specie fosse improvvisamente venuta meno”, sottolinea una nota dell’associazione ambientalista. “Lascia inoltre esterrefatti che, per giustificare l’uccisione di animali particolarmente protetti ed essenziali per gli equilibri degli ecosistemi, venga utilizzato proprio il richiamo alla Costituzione italiana. È una vera distorsione letterale del dettato della Carta costituzionale. Con la modifica dell’articolo 9, la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è stata inserita tra i principi fondamentali della Repubblica. Richiamare oggi la Costituzione per giustificare l’uccisione di un animale particolarmente protetto significa utilizzare quel principio in una direzione opposta rispetto alla tutela che esso afferma”, conclude l’Enpa.

WWF – “Errata e controproducente la politica adottata dalla Provincia Autonoma di Bolzano nella gestione del lupo, alla luce del nuovo abbattimento”. Nelle settimane successive al primo abbattimento sono state accertate altre 11 predazioni sul bestiame nella medesima area. Un dato che dovrebbe indurre la Provincia a interrogarsi sull’efficacia dell’approccio adottato, che appare evidentemente inefficace. “Se dopo la rimozione di un lupo le predazioni proseguono, è evidente che l’abbattimento non è una soluzione efficace per risolvere il problema”, dichiara Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat Wwf. “La tutela degli allevatori, la riduzione dei danni e la coesistenza tra lupo e zootecnia devono essere l’obiettivo prioritario, ma per conseguirlo è necessario la Provincia abbandoni la sua strategia populista alla ricerca di facili consensi, inaccettabile oltre che inefficace”. Le più recenti evidenze scientifiche non solo dimostrano come gli abbattimenti non garantiscano efficacia nel diminuire i danni agli allevatori, ma sottolineano anche come sia impossibile su aree così vaste che l’intervento sia effettivamente mirato sull’animale responsabile delle predazioni. La gestione del lupo deve essere fondata sulla conoscenza e sulla capacità di intervenire in modo mirato, prevenendo il conflitto lavorando negli specifici contesti, e non sulla logica del “rimuovere un lupo perché ci sono stati danni”. La quasi coincidenza tra l’ordine di abbattimento e l’abbattimento stesso rende praticamente impossibile per le associazioni chiedere un intervento alla magistratura che in passato molte volte è riuscita ad evitare gli abbattimenti di lupi e orsi. È necessario che la Provincia di Bolzano chiarisca quale sia la propria strategia complessiva per la gestione del lupo e del conflitto con la zootecnia. Se l’obiettivo è ridurre realmente i danni, gli abbattimenti non possono rappresentare uno strumento di gestione. Il Wwf Italia chiede quindi alla Provincia Autonoma di Bolzano di rafforzare concretamente le misure di prevenzione, di incrementare gli investimenti specificamente nelle situazioni che più necessitano di supporto, garantire un sistema di monitoraggio trasparente degli eventi di predazione e assicurare il rispetto delle normative vigenti. In un periodo storico delicato per la coesistenza con i grandi carnivori sono necessari approcci razionali e basati sulle evidenze scientifiche.

IO NON HO PAURA DEL LUPO – Una vicenda che, alla luce della documentazione acquisita dalla nostra Associazione, solleva numerosi interrogativi sulle modalità con cui la Provincia sta applicando le procedure previste per la gestione della specie e, soprattutto, sulla reale efficacia dell’approccio adottato. Il primo abbattimento, infatti, non aveva impedito il verificarsi di nuove predazioni: nelle settimane successive erano stati accertati altri 11 attacchi al bestiame nella stessa area. Nonostante questo, la Provincia ha scelto di procedere con una seconda rimozione secondo modalità sostanzialmente analoghe, culminata nell’abbattimento eseguito oggi. Dalla documentazione relativa al primo provvedimento emerge inoltre che, al momento delle predazioni, nella malga interessata non risultavano presenti recinzioni elettrificate, cani da guardiania o altri specifici strumenti di protezione del bestiame. Un elemento particolarmente rilevante nella valutazione della necessità dell’intervento, soprattutto considerando che analoghi dubbi sull’adeguatezza delle misure di prevenzione permangono anche nel decreto del 28 agosto che ha portato al secondo abbattimento. C’è poi un ulteriore elemento critico: i provvedimenti non circoscrivono l’abbattimento ai pascoli o alle immediate vicinanze delle malghe interessate dai danni. La rimozione viene invece autorizzata all’interno di un’area molto vasta, di quasi 30.000 ettari, estesa sul territorio di tre Comuni. In queste condizioni la selettività dell’intervento appare fortemente limitata: non viene necessariamente rimosso il lupo responsabile dei danni, ma potenzialmente un qualsiasi lupo presente all’interno dell’ampia area individuata dal decreto.

LNDC – L’associazione rende noto che stava predisponendo un ricorso al Tar per chiedere la sospensione del decreto, ma l’esecuzione è stata talmente rapida da non lasciare il tempo materiale di rivolgersi al tribunale amministrativo. Per questo motivo, l’Ufficio Legale di Lndc Animal Protection sta ora valutando tutte le possibili azioni da intraprendere nei confronti della Provincia di Bolzano. “È inaccettabile assistere, ancora una volta, a un provvedimento eseguito in tempi lampo che di fatto impedisce alle associazioni di esercitare il proprio diritto di ricorrere al giudice amministrativo”, dichiara la presidente Piera Rosati. La scelta della Provincia di Bolzano rappresenta l’ennesima dimostrazione di una politica che continua a individuare nell’uccisione del lupo la soluzione più semplice, invece di investire seriamente negli strumenti di prevenzione delle predazioni. “Ogni volta che un lupo preda pecore o capre, la risposta è sempre la stessa: ucciderlo. È una scorciatoia politica, non una soluzione al problema. La convivenza con i grandi carnivori si costruisce proteggendo le greggi con recinzioni elettrificate, ricoveri notturni, cani da guardiania e tutte quelle misure di prevenzione che la comunità scientifica indica da anni come le più efficaci”, continua Rosati. Lndc ribadisce che il lupo è una specie di interesse comunitario e che ogni deroga alla sua tutela deve essere rigorosamente motivata e rispettare i presupposti previsti dalla normativa nazionale ed europea. Dal punto di vista legale “non lasceremo cadere questa vicenda”, conclude.

BRAMBILLA – “Quello abbattuto nei giorni scorsi a Marebbe è il quarto lupo ucciso legalmente in Italia dal 2025: in tutti i casi, due nel Trentino e due in Alto Adige, si è trattato di iniziative politiche, irrispettose di qualsiasi seria considerazione scientifica, volte unicamente a compiacere le lobby controinteressate e propiziate, ovviamente, dal declassamento del lupo nella direttiva Habitat. È dimostrato che gli abbattimenti non servono, non solo da studi condotti negli Stati Uniti, ma da quanto è accaduto proprio nel territorio di Marebbe. Il 5 luglio fu “prelevato” il terzo lupo di questo triste elenco e le predazioni sono continuate. La risposta ai problemi posti dalla convivenza con la fauna selvatica non è certo lo sterminio indiscriminato. Purtroppo l’atteggiamento nei confronti della fauna selvatica, e dei grandi carnivori in particolare, è sempre lo stesso: se una specie o uno o più individui danno fastidio, o si pensa che possano dare fastidio, semplicemente si autorizzano gli spari, senza tenere in alcun conto considerazioni etiche e scientifiche”. Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

 

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