A Washington scoperti dei topini arrivati clandestini dalle Apuane negli anni ’60

Per anni sono stati avvistati dietro le quinte del Kennedy Center, sorpresi talvolta a divorare gli avanzi di formaggio lasciati dai cast dopo le performance. Leggendari quanto la loro presunta origine, i topini del tempio della cultura di Washington sono finiti ora sulle pagine del New York Times, che ne ha seguito le tracce fino alla Versilia. Sarebbero arrivati nella capitale americana, vuole la leggenda, come clandestini a bordo delle casse di marmo con cui furono rivestite le pareti del centro di cui Donald Trump lo scorso febbraio ha ordinato la chiusura per radicali lavori di ristrutturazione. Il fatto è che i topini, per come li hanno descritti le maestranze del Kennedy Center, appartengono a una specie completamente diversa dai comuni topi domestici grigi che popolano i campi e i boschi statunitensi e, quando fa freddo, si rifugiano nelle cucine e nelle soffitte.

SEMBRANO ESSERE PICCOLI DISCENDENTI DEI TOPINI DELLE ALPI APUANE

Grandi più o meno la metà, hanno orecchie molto sviluppate e una pelliccia color fulvo dorato, mentre il ventre è bianco madreperla: caratteristiche che ricordano il topo selvatico alpino e i suoi parenti genetici, presenti anche sulle Apuane. Da qui l’ipotesi: i topini di Washington potrebbero essere i discendenti di piccoli “clandestini” che attraversarono l’Atlantico insieme ai marmi destinati alla capitale Usa. Il Kennedy Center fu costruito come monumento alla memoria del presidente John F. Kennedy dopo l’assassinio di Dallas nel 1963 e, tra i regali che arrivarono dai vari paesi, l’Italia donò 3.700 tonnellate di marmo bianco di Carrara, destinato alla facciata e alle pareti interne, appositamente estratto dalle cave delle Apuane, una regione dove vive il topo selvatico alpino.

FORSE ARRIVATI CON LE 3MILA CASSE DI MARMO DONATE AL KENNEDY CENTER

I marmi venivano dalla cava di Maurizio Bufalini a Carrara. Bufalini Marmi ha fornito materiali per numerosi edifici americani tra cui il World Trade Center, e tra gli anni ’50 e ’70 erano tra i fornitori prediletti di Edward Durell Stone, l’architetto del Kennedy Center. “Certo che in fabbrica abbiamo topi”, ha detto la scorsa settimana al New York Times Alberto Bufalini, che ha ereditato l’azienda alla morte del padre. Tremila casse di marmo partirono dunque alla fine degli anni Sessanta dalla Versilia dirette a Washington per abbellire il Kennedy Center. C’erano a bordo anche topi? Il New York Times ammette che, a decenni di distanza, dimostrarlo è praticamente impossibile. (Ansa, foto wikipedia)

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