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Benessere animale certificato, critici animalisti e ambientalisti

Le associazioni animaliste e ambientaliste Ciwf, Essere Animali, Lav e Legambiente esprimono in una nota “forte preoccupazione” dopo aver partecipato alla presentazione online organizzata ieri da Accredia, Ministero della Salute e Ministero delle Politiche Agricole sul Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale che ha l’obiettivo di certificare, con un apposito logo volontario, i prodotti che derivano da allevamenti attenti al benessere animale. “Il progetto nazionale presentato ieri, solo con generiche slide, ha evidenziato elementi che destano fortissima preoccupazione -, scrivono le ong -: ad esempio, per la certificazione dei suini al coperto, l’unica presentata, non sono state considerate le scrofe e i suinetti, e questo implica che la carne di suino etichettata con il claim “benessere animale” potrà derivare da scrofe allevate in gabbia, e da suinetti che hanno subito la limatura dei denti, un’operazione molto dolorosa”.

SERVE UN CONFRONTO PER RENDERE IL PROCESSO PIU’ TRASPARENTE

“L’impianto generale del progetto prevede per i suini solo due livelli, uno al chiuso e uno all’aperto – proseguono le associazioni -, non favorendo in alcun modo la transizione graduale dei milioni di maiali allevati nei sistemi intensivi verso sistemi più attenti al benessere animale. Manca del tutto la certificazione con più livelli al chiuso, cosa che consentirebbe a tutti gli allevatori di progredire, ognuno partendo dal proprio livello”. “Chiediamo ai Ministri Stefano Patuanelli e Roberto Speranza – concludono le Associazioni – di aprire rapidamente un confronto politico di merito per evitare che questo processo, finora per nulla trasparente, tradisca le aspettative di milioni di cittadini e fallisca l’obiettivo di accompagnare efficacemente la transizione del sistema allevatoriale italiano in tema di benessere animale”.

 

  • Stefania |

    La parola benessere deve proprio sparire, perchè non si può parlare di benessere in relazione a delle creature viventi che sono condannate ad una morte brutale! Si usassero diciture simili a quelle già usate per le uova, che indichino cioè se gli animali vivono in gabbia o liberi, se stanno nei capannoni o all’aperto, se gli vengono somministrati antibiotici ecc… ma basta con questa presa per i fondelli del “benessere animale”! Se agli allevatori importasse del benessere degli animali non li sfrutterebbero e non li venderebbero al macello e il consumatore, se davvero fosse interessato a tutelare gli animali, smetterebbe di mangiare la loro carne e le loro secrezioni! Tutto il resto è IPOCRISIA.

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