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TOPSHOT - Dogs fight in a crowded enclosure at Auntie Ju's shelter for stray dogs on the outskirts of Bangkok on April 6, 2020, where some 1,500 canines rescued from the streets around the Thai capital are being housed. - Donations of food and money have dramatically decreased since the outbreak of the COVID-19 coronavirus pandemic, leaving the some 1,500 dogs being housed in the shelter with little food to survive on. (Photo by Mladen ANTONOV / AFP) / To go with THAILAND-VIRUS-ANIMAL-DOGS,PHOTOESSAY

Coronavirus, sarebbero i cani randagi gli “ospiti” del SarsCov2

AGGIORNAMENTO IN CODA – STUDIO CONTESTATO

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Dopo il serpente e il pangolino, ora sono i cani randagi ad essere indicati come il possibile animale intermedio da cui il virus SarsCov2 ha fatto il salto all’uomo, causando l’epidemia. L’ipotesi, descritta sulla rivista Molecular Biology and Evolution, è dei ricercatori dell’università di Ottawa, guidati da Xuhua Xia. I virus isolati nei serpenti e pangolini infatti sono troppo diversi dal SarsCov2. Secondo il gruppo di Xia, “l’antenato del nuovo coronavirus e del suo parente più stretto, quello del pipistrello, ha infettato l’intestino dei cani, dove è cambiato rapidamente in modo da fare il salto nella specie umana”, spiega Xia. Quando i virus invadono un ospite, il loro genoma spesso riesce ad evadere il suo sistema immunitario cambiando. Gli esseri umani e i mammiferi hanno una proteina sentinella chiave contro i virus, chiamata Zap, capace di fermarli.

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(ph. EPA/ALEX PLAVEVSKI)

ESAMINATI 1252 GENOMI DI CORONAVIRUS

Attacca alcune molecole dell’Rna virale – dette Cpg -, che funzionano da ‘segnaposto’ per il sistema immunitario, che riesce così a trovare e distruggere il virus. Tuttavia i coronavirus, come il Sars-Cov, possono evitare la proteina Zap riducendo la presenza dei ‘segnaposti’. In questo studio i ricercatori hanno esaminato i 1252 genomi di coronavirus custoditi nella GenBank, scoprendo il SarsCov2 e il suo parente più stretto, il coronavirus del pipistrello (BatCoV RaTG13), hanno la minor quantità di molecole Cpg rispetto agli altri coronavirus. Il genoma di un pipistrello trovato nel 2013 nella provincia dello Yunnan, ma sequenziato a Wuhan solo a fine 2019, è risultato essere il parente più stretto del SarsCov2. Esaminando i cani, gli studiosi hanno scoperto che solo i genomi dei coronavirus canini, che hanno causato nel mondo malattie intestinali in questi animali, hanno una carica di molecole Cpg simile a quelle del virus SarsCov2 e del pipistrello BatCoV RaTG13.

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DAI PIPISTRELLI AI CANI RANDAGI

Inoltre il recettore Ace2, usato dal nuovo coronavirus per entrare nella cellula umana, viene prodotto nel sistema digestivo umano. Il che suggerisce, secondo i ricercatori, che il sistema digestivo dei mammiferi sia probabilmente il bersaglio chiave dei coronavirus. “L’abitudine dei cani di leccarsi l’ano e i genitali potrebbe aver facilitato la trasmissione del virus dal sistema digestivo a quello respiratorio”, rileva Xia. Secondo i ricercatori quindi il nuovo coronavirus si sarebbe diffuso dai pipistrelli ai cani randagi, che ne avrebbero mangiato la carne. Nell’intestino dei cani è evoluto rapidamente, in modo da sfuggire alla proteina Zap, diventando pericoloso per l’uomo. (Ansa)

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(Photo by ROSLAN RAHMAN / AFP)

ENPA: NON GETTARE DUBBI DANNOSI PER ANIMALI

Perplesso l’Ente nazionale protezione animali: “Ogni giorno ci sono nuove ipotesi scientifiche che coinvolgono anche cani e gatti e che, seppur sottoscritte, rischiano di gettare ombre e dubbi sugli animali a 360 gradi”. E ribatte: “Per noi altrettanto autorevole è lo studio condotto dal Gruppo di Ricerca Covid dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, pubblicato sulla rivista dell’Istituto Pasteur di Parigi ‘Microbes and Infection’ secondo il quale la vicinanza agli animali domestici e ai bovini può aumentare le difese immunitarie ‘naturali’ dell’uomo in modo da attenuare i sintomi di una eventuale infezione”. L’Enpa ricorda che gli animali domestici aiutano l’uomo, “sono un’incredibile risorsa” e noi non dobbiamo “alimentare psicosi ingiustificate che potrebbero tradursi in colpevoli abbandoni e in episodi di maltrattamento. Serve maggiore responsabilità”.

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AGGIORNAMENTO – STUDIO CONTESTATO

Ho ricevuto molte mail e segnalazioni sullo studio di Ottawa oggetto del post. Aggiorno quindi segnalando altre riviste scientifiche ma anche generaliste che accolgono – come mi scrive Alessandra Landis – “con scetticismo lo studio (https://www.google.com/amp/s/www.livescience.com/amp/did-coronavirus-evolve-in-dogs-after-bats.html) quando non lo criticano aspramente (https://www.google.com/amp/s/amp.cnn.com/cnn/2020/04/14/health/stray-dogs-coronavirus-wellness/index.html)”. Anche Paolo, tra i commenti, linka un parere contrario (https://www.sciencemediacentre.org/expert-reaction-to-new-paper-making-suggestions-about-stray-dogs-being-a-possible-origin-of-sars-cov-2-the-virus-that-causes-covid-19/). Elena Nalon, veterinaria e amica di 24zampe, inoltre segnala su twitter che l’Associazione dei veterinari britannici e la Rspca ribadiscono che lo studio che ipotizza il passaggio cane-uomo del virus #SARSCoV2 #COVID2019 è “puramente teorico”.