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Milano, attacco animalista alla sede Telethon: “No vivisezione”

“Telethon tortura, no vivisezione”. E’ la scritta a bomboletta nera comparsa questa mattina sui muri della Fondazione Telethon di Milano, in via Poerio. A segnalare l’imbrattamento, anche della targa della Fondazione da anni in prima linea per la ricerca scientifica, è stata la direttrice generale Francesca Pasinelli con un post sul suo profilo Linkedin. “Non si può oscurare la voce di chi crede nella ricerca – scrive -. Qualcuno ha deciso di deturpare la casa e il punto di riferimento per tante persone che affrontano ogni giorno sfide molto delicate senza mai perdere la speranza e la fiducia nella ricerca”. “Quella stessa fiducia che proprio ieri sera abbiamo sentito invocare dalla voce del Presidente  Mattarella per portare il Paese fuori da questo momento difficile”, ha aggiunto Pasinelli facendo riferimento al discorso del Capo dello Stato sull’emergenza Coronavirus.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso dell'incontro per il 30° anniversario della Fondazione Telethon, nella Giornata Mondiale delle malattie rare, Roma,i 28 febbraio 2020. ANSA/ UFFICIO STAMPA QUIRINALE/ PAOLO GIANDOTTI +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

LA DIRETTRICE PASINELLI: “SPERO SIA ATTO VANDALICO FUORI DAL CORO”

Pasinelli si augura che questo “atto vandalico” sia “ampiamente fuori dal coro, in un momento storico in cui sta emergendo in tutta evidenza l’irrazionalità e la pericolosità di certe posizioni. In un’Italia in cui il dilagare dei movimenti no-vax ha fatto tornare in circolazione malattie molto rischiose come il morbillo e ci si vaccina ancora pochissimo per l’influenza, la popolazione ora invoca in massa l’immediata disponibilità di un vaccino contro il coronavirus”. “Vaccino che – conclude la direttrice -, questo spero diventi presto chiaro a tutti, sarà messo a punto solo anche grazie alla sperimentazione sugli animali”.

The ultrastructural morphology exhibited by the 2019 Novel Coronavirus (2019-nCoV), which was identified as the cause of an outbreak of respiratory illness first detected in Wuhan, China, is seen in an illustration released by the Centers for Disease Control and Prevention (CDC) in Atlanta, Georgia, U.S. January 29, 2020. Alissa Eckert, MS; Dan Higgins, MAM/CDC/Handout via REUTERS. THIS IMAGE HAS BEEN SUPPLIED BY A THIRD PARTY. THIS IMAGE WAS PROCESSED BY REUTERS TO ENHANCE QUALITY, AN UNPROCESSED VERSION HAS BEEN PROVIDED SEPARATELY.MANDATORY CREDIT

SOLIDALE ANCHE RESEARCH4LIFE: “RICERCA ANIMALE INDISPENSABILE”

Anche Research4Life, il progetto nato per dar voce ai protagonisti della ricerca biomedica italiana, esprime la massima solidarietà a Telethon per “l’ignobile e insensato gesto”. Un fatto che “si commenta da solo, soprattutto quando l’emergenza coronavirus dimostra ancora una volta la necessità e l’indispensabilità della sperimentazione animale, anche per la realizzazione di un vaccino, da parte di tutti nel mondo”. “Purtroppo – commenta Giuliano Grignaschi, direttore di R4L – i cattivi maestri che continuano a raccontare bugie parlando di vivisezione e di torture trovano ad ascoltarli menti deboli”.

“SCIENZIATI NON SONO DEI SADICI TORTURATORI, SERVE FIDUCIA”

“Gli scienziati non sono dei sadici torturatori, ma lavorano per il bene della persona” spiega Pasinelli ricordando che negli ultimi anni la sperimentazione sugli animali è andata sempre più riducendosi allo stretto necessario. Si deve quindi avere “fiducia” in chi fa ricerca scientifica, serve “più conoscenza dei meccanismi della ricerca e bisogna riconoscere che i progressi della salute vengono da programmi di ricerca che invochiamo nel momento della difficoltà, ma che poi dimentichiamo”, ha ricordato la direttrice. “In un mondo in cui fino pochi mesi fa si discuteva e dubitava della bontà delle  vaccinazioni, non si è riflettuto sul fatto che solo grazie alla ricerca scientifica sono diventate un ‘non problema’ malattie che erano problemi sociali tanto se non più gravi dell’emergenza che viviamo ora” con il Covid 19.

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