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Naufragio in Romania, 14mila pecore annegano nel Mar Nero

AGGIORNAMENTO DELLE 21.00 IN CODA – AVV. MANUELA GIACOMINI: “STRAGE ANNUNCIATA IN ROMANIA”

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POST DELLE 7.00 DEL 25 NOVEMBRE

Affondata domenica mattina in Romania una nave cargo carica di 14.600 pecore destinate all’Arabia Saudita. Gli animali sono quasi tutti annegati, tranne pochissimi esemplari che i soccorsi hanno individuato in acqua e hanno issato a bordo delle lance. L’incidente, ancora senza spiegazioni, è avvenuto in un porto satellite di Costanza chiamato Midia, sul Mar Nero, uno scalo solitamente destinato ai petroli. La nave Queen Hind, costruita nel 1980 e lunga 85 metri, proveniva da Tripoli, in Libia, ed era diretta a Jeddah. L’equipaggio di 20 siriani e un libanese è tutto in salvo, solo un marinaio è caduto temporaneamente in acqua ed è stato colpito da leggera ipotermia. Secondo i servizi di salvataggio sarebbero invece sopravvissute solamente 32 pecore. (foto in alto Animals Int., foto sotto Igsu Romania/Afp)

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AGGIORNAMENTO DELLE 21.00 – AVV. MANUELA GIACOMINI: “STRAGE ANNUNCIATA IN ROMANIA”

L’avvocato Manuela Giacomini, specializzata in diritto degli animali e amica di 24zampe, scrive al blog per ricapitolare il lavoro legale fatto sul tema del trasporto di animali. Giacomini ha spesso rappresentato in sede internazionale associazioni di protezione animale impegnate a combattere le violazioni ai regolamenti Ue in materia di trasporto di animali vivi. Ecco ampi stralci della sua lettera.

L’ennesima strage di ovini occorsa in Romania “certamente poteva e doveva essere evitata. La nave Queen Hind – spiega Giacomini – è stata costruita nel 1980 ed è stata approvata dalle autorità romene per il trasporto di animali vivi nel marzo scorso malgrado la stessa non fosse stata progettata per tale tipo di trasporto e avesse avuto recenti problemi al motore. Già quest’estate le autorità competenti rumene avevano approvato l’esportazione di 70mili ovini diretti verso il Golfo Persiano, malgrado il Commissario della Commissione europea Andriukaitis avesse espressamente chiesto al Ministero dell’Agricoltura rumeno di bloccare tale viaggio poiché non sarebbe stato possibile garantire il benessere degli animali a causa delle temperature estreme.

Ricordo che, sulla scia della denuncia che il nostro studio ha presentato per conto delle associazioni di protezione animale la tedesca “Animal Welfare Foundation” e la svizzera “Tier Schutz Bundzurich” davanti alla Commissione europea contro 13 Stati membri per la violazione del Regolamento CE n. 1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto via terra (la quale è ancora al vaglio della Commissione stessa), nel dicembre 2017 abbiamo presentato un’altra denuncia presso la Commissione europea e l’European Maritime Safety Agency contro alcuni Stati membri per la presunta violazione del Regolamento CE 1/2005, della direttiva sulle Port State Control 2009/16/CE e delle Convenzioni internazionali SOLAS e MARPOL durante il trasporto via mare di animali vivi verso Stati terzi.

Infatti, come è emerso dalle indagini svolte dalle sopracitate associazioni tra il 2014 ed il 2017 in diversi porti europei, l’esportazione di circa 2 milioni di ovini e bovini verso la Turchia, il Medio Oriente e il Nord Africa avviene nella maggior parte dei casi su ex navi cargo che hanno un età media di 35 anni (e, per tale motivo, ad “alto rischio” in base agli standard previsti dal Paris Memorandum of Understanding on Port State Control) e quasi tutte battenti bandiera black list. (NOTA DI 24ZAMPE: La “Queen Hind” batteva bandiera di Palau, black list)
Inoltre, il 90% di esse è classificato da Enti di Classificazione che non fanno parte dell’IACS e sono per lo più sconosciuti.

Pertanto, abbiamo riscontrato la presunta violazione non solo del Regolamento CE 1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate, ma anche della Direttiva 2009/16/CE che stabilisce i controlli che devono essere svolti sulle navi straniere che scalano un porto europeo da parte dell’Autorità dello Stato del porto stesso e il cui fine è, appunto, ridurre l’utilizzo di navi sub standard rispetto alle Convenzioni Internazionali che regolano la sicurezza della navigazione.

Di conseguenza, abbiamo anche denunciato la relativa violazione delle Convenzioni Internazionali che riguardano la sicurezza durante la navigazione e la protezione dell’ambiente marino, che potrebbe quindi porre in serio pericolo non solo la salute degli animali ma anche la sicurezza dell’equipaggio e dell’ambiente.

Si aggiunge poi che, malgrado la Corte di Giustizia dell’Unione europea nell’aprile 2015 abbia confermato con sentenza C-424/13 che il Regolamento si applica anche nel caso in cui la destinazione del trasporto sia un Paese terzo (poiché il benessere degli animali deve essere garantito per l’intero viaggio), una volta che gli animali giungono nel porto dello Stato terzo nessuna disposizione del Regolamento sul loro benessere sembra essere rispettata. Ciò detto, è chiaro che vi è una responsabilità delle autorità competenti dello Stato di partenza poiché, alla luce della pronuncia di cui sopra, esse non dovrebbero autorizzare questi trasporti o, almeno, dovrebbero chiedere dei cambiamenti nei piani di viaggio in modo da assicurare il rispetto di quanto stabilito dal Regolamento.

Anche questa denuncia è ancora al vaglio della Commissione europea anche se, alla luce dei recenti episodi, è evidente la necessità di aprire le procedure di infrazione contro alcuni Stati per garantire il pieno rispetto della normativa europea e, soprattutto, il benessere degli animali che, in base all’articolo 13 del Trattato di Lisbona, sono esseri senzienti”.

Avv. Manuela Giacomini

 

  • Dario |

    Sul mainstream questa notizia non fa notizia…sono SOLTANTO 14.000 pecore! Che vuoi che sia…e cosi sia! Amen!
    Se non fosse per Guido, Che ringrazio, non ne avrei saputo niente!
    Ma son gli stessi “colleghi” del buon guido che a parlar di animali gli viene l’ortiCaria. Eppur son l’altra metà del mondo, se non di più!

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