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Australia, i gatti inselvatichiti uccidono 1 miliardo di animali l’anno

I governi federale e dei sei stati e due territori d’Australia hanno concordato un piano nazionale per coordinare ed espandere le misure contro i gatti tornati allo stato selvatico, che stanno spingendo sull’orlo dell’estinzione molte specie native e causano un miliardo di morti l’anno tra gli animali dell’outback. L’accordo, raggiunto dagli otto ministri dell’Ambiente in una riunione ad Adelaide, prevede la formazione di un gruppo di lavoro, presieduto dal ministro Matt Kean del New South Wales, che vuole estendere i metodi di controllo già in atto e sviluppare nuove tecniche. L’attuale piano del governo prevede che due milioni di gatti inselvatichiti siano uccisi entro il 2020. Ma non basta. I “feral cats”, infatti, sono una specie invasiva in Australia, gatti arrivati nell’800 a bordo delle navi che una volta sbarcati hanno trovato un territorio vergine ricco di piccoli marsupiali, vittime ideali per quello che spesso è definito “il predatore perfetto”.

IL GATTO, UN PREDATORE PERFETTO DI GIORNO E DI NOTTE

Agile, veloce, dotato di sensi molto sviluppati e sofisticati, come le vibrisse, è a proprio agio di giorno come di notte. Inoltre, con il passare del tempo, downunder sono arrivati a misurare un metro di lunghezza e a raggiungere i 15 chilogrammi di peso. I gatti tornati selvatici sono “responsabili dell’uccisione di un miliardo di animali nativi ogni anno in tutta Australia, fra cui 459 milioni di mammiferi nativi”, ha dichiarato il ministro Kean in un comunicato. Niente di diverso, peraltro, da quello che accade a tutte le latitudini: chiunque lasci libero il proprio gatto domestico la notte spesso si accorge la mattina successiva di quanto sappia essere letale il tenero micetto. “Le misure di controllo aiutano, ma non possono risolvere il problema, quindi dobbiamo esplorare nuove idee come la biologia sintetica e i controlli genetici”, ha ancora aggiunto Kean.

GLI AMBIENTALISTI: PIU’ COOPERAZIONE CONTRO I GATTI

Il governo del New South Wales estenderà una collaborazione in atto con l’University of New England per raffinare le tecniche esistenti di controllo e sperimentare nuove opzioni. Secondo Suzanne Milthorpe, del gruppo ambientalista Wilderness Society, il declino della cooperazione fra governi federale e statali nella protezione delle specie negli ultimi 20 anni è stato un fattore determinante nella perdita di specie native. Milthorpe ha accolto con soddisfazione l’iniziativa di formare un gruppo di lavoro per contrastare l’impatto devastante dei gatti selvatici, ma avverte che le singole iniziative non saranno sufficienti. “Sarebbe necessario sviluppare questi primi passi positivi contro i gatti selvatici in una cooperazione sistemica e duratura a livello nazionale per affrontare i gravi problemi che minacciano la nostra fauna e le aree naturali”, ha aggiunto.