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Brexit, i pets inglesi rischiano l’esclusione dal passaporto veterinario Ue

In caso di Brexit senza accordo per le famiglie di viaggiatori europei con cani, gatti e furetti al seguito si prepara un autunno davvero caldo. Se il 31 ottobre sarà “no deal”, come minaccia sempre più spesso il primo ministro britannico Boris Johnson (qui dal sito del Sole 24 Ore l’ultima sua trovata: chiudere il Parlamento per impedire ai deputati di bloccare un’uscita dall’Unione Europea senza accordo), gli animali domestici troveranno molto difficile attraversare la frontiera con il Regno Unito. A rischio c’è l’esclusione da quel sistema di regole garantito dal sistema del passaporto veterinario Ue. A essere colpiti dal collasso del “Pet Passport scheme” sarebbero gli animali domestici che passeggiano su entrambe le coste del Canale della Manica. Tanto per dare una misura, sono circa 250mila ogni anno i pets britannici che attraversano la frontiera verso l’Europa e nel 2017 il governo ha rilasciato oltre 90mila passaporti per animali domestici. Particolarmente preoccupati i possessori di cani guida: “Non è possibile affittarne uno in Germania o in Francia”, ironizza un ipovedente intervistato da Ap.

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OGGI SI PARTE CON UN PET IN 3 SETTIMANE, DOMANI POTREBBERO SERVIRE 4 MESI

Per andare in Europa, oggi un pet britannico ha bisogno del passaporto, della vaccinazione antirabbica e del microchip. Una procedura che richiede tre settimane per essere completata. Prima di rientrare in patria, agli animali viene data dal veterinario una compressa contro la tenia e se le vaccinazioni sono aggiornate il passaporto è valido tre anni. Quando ancora non esisteva il passaporto veterinario europeo gli animali in viaggio per la Gran Bretagna erano obbligati a una quarantena di sei mesi. Secondo la British Veterinary Association non torneremo a quel livello ma quasi. Con una Brexit senza accordo, si stima che saranno circa quattro i mesi necessari a ottenere il “visto” per l’Ue, diventando necessari, dopo il vaccino antirabbico, un esame del sangue a distanza di 30 giorni e poi un’attesa di tre mesi. Più tempo, dunque, ma anche maggiori costi: sempre per la Bva servirà una visita dal veterinario per ottenere la certificazione per lasciare il paese e questo per ogni viaggio verso l’Ue. Che si potrà effettuare, secondo Ap, solo da punti di accesso selezionati. (foto Ap)