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Rapporto Ue: vendite “elevate” di antibiotici in allevamenti italiani

AGGIORNAMENTO DEL 23 AGOSTO 2018 IN CODA – IN ITALIA IL 50% DEGLI ANTIBIOTICI VA A POLLAME E SUINI

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POST ORIGINALE

Nonostante una riduzione “del 30% tra il 2010 e il 2016”, le vendite di antibiotici negli allevamenti italiani “restano elevate” rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei. E’ il quadro descritto dal rapporto della Commissione Ue sulle misure per contrastare la resistenza agli antibiotici negli animali, nell’ambito del quale sono state condotte indagini conoscitive in Italia e altri quattro paesi. Secondo il documento, gli sconti e gli incentivi delle società farmaceutiche svolgono “un ruolo significativo nel promuovere le vendite di antimicrobici agli agricoltori”, in un contesto in cui la consapevolezza sui rischi di abuso di antibiotici in allevamento “è ancora piuttosto bassa”. Il rapporto indica elementi positivi, come i progetti pilota che hanno portato a una drastica riduzione nell’uso degli antimicrobici senza compromettere la produttività e la salute degli animali e il software per il monitoraggio volontario negli allevamenti sviluppato dell’Associazione nazionale dei medici veterinari. (Ansa)

  • Febbraio 2019 – Occhio alla salmonella: la resistenza agli antibiotici fa paura in Unione europea
  • Giugno 2018 – Ue, accordo su nuovi limiti per l’uso di antibiotici negli allevamenti

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AGGIORNAMENTO DEL 23 AGOSTO 2018 – IN ITALIA IL 50% DEGLI ANTIBIOTICI VA A POLLAME E SUINI

Il Italia il 50% del consumo degli antibiotici avviene negli allevamenti di polli, tacchini e suini. Un abuso che ha diffuso il problema dell’antibiotico resistenza nel settore animale. E’ quanto emerge dai dati del Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza presentati in uno studio del Policlinico Gemelli, pubblicato sulla rivista Igiene e Sanità Pubblica, da cui emerge che il fenomeno dell’ antibiotico-resistenza può essere aggravato dalla trasmissione di batteri dall’animale all’uomo tramite contatto diretto o attraverso il consumo di alimenti. La ricerca, che passa in rassegna i dati fino ad ora pubblicati sul tema, sottolinea come la salmonella mostri già la presenza di ceppi resistenti a più antibiotici, così come E. coli, presente nelle più comuni specie allevate in Italia (tacchini 73,0%, polli 56,0%, suini da ingrasso 37,9%) e nell’uomo (31,8%). “L’antibiotico-resistenza – spiega Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene generale e applicata all’Universita’ Cattolica – viene messa in moto anche da alterazioni indotte dall’alimentazione degli animali che mangiamo”. Attraverso pollame, uova e carne di maiale (compreso il prosciutto e tutti gli altri derivati), si ingeriscono “frammenti di genoma modificati che – continua – entrano nel genoma di chi li mangia”. In pratica il fenomeno dell’antibiotico-resistenza si trasferisce dall’animale all’uomo, con il risultato che a livello ospedaliero, dove affluiscono tutti i pazienti con infezioni incurabili, “l’Italia rispetto agli altri paesi Ue continua a peggiorare” – conclude.

  • Guido Minciotti |

    Ah ah, questa non è male!

  • Paperino |

    Ho capito perché per l’influenza consigliano il brodo di pollo!!!
    Scherzi a parte speriamo che i controlli siano sempre più serrati, è pazzesco avere la consapevolezza che qualunque cosa ci sia nel piatto sia stata, poco o tanto, manipolata dall’uomo.

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