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Un lupo ucciso a fucilate nel veronese, Lav: “Bracconaggio”

Un lupo è stato ucciso ieri sui Monti Lessini, nel veronese. Le evidenti ferite da arma da fuoco lo classificano come “l’ennesimo atto di bracconaggio, un gesto criminale di estrema crudeltà e gravità che non deve restare impunito”, denuncia la Lav, che ne diffonde l’immagine (foto sotto). La caccia al lupo in Italia è vietata da 46 anni e la specie protetta. Il cadavere del lupo, il primo ad essere abbattuto con queste modalità in questa zona tra Trentino e Veneto, è stato rinvenuto da un agricoltore nella mattinata in un’area rurale fuori dal centro abitato di Roveré Veronese. L’animale, un esemplare adulto in apparenza sano, sarebbe stato ucciso da un fucile da caccia caricato a pallettoni, “un dettaglio – commenta Massimo Vitturi, responsabile Lav Animali Selvatici – da non trascurare: se davvero, come risulta dalle prime indiscrezioni, il lupo fosse stato ucciso con un comune fucile, ciò significherebbe maggiore difficoltà nel rintracciare l’autore di questo gesto ignobile in quanto, a differenza di una carabina a canna rigata, l’analisi del proiettile esploso da questo tipo di arma non consente di risalire a chi lo ha sparato”.

PAN: “C’E’ TENSIONE SUI MONTI VENETI”

Le autorità sono intervenute sul luogo e il cadavere dell’animale trasportato all’Istituto Zooprofilattico di Verona per i rilievi necroscopici. “Attenderò il report dei carabinieri forestali e l’esito dei rilievi necroscopici da parte dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie prima di pronunciarmi sulla dinamica dell’uccisione del lupo”, ha detto l’assessore veneto all’Ambiente, Giuseppe Pan. “Certo è – prosegue Pan – che non posso non mettere in connessione questo grave episodio con l’alto clima di tensione che si è venuto a creare nelle aree montane del Veneto, tradizionalmente vocate alla pastorizia e all’allevamento, di fronte al proliferare incontrollato del lupo. Purtroppo lo ‘status’ di protezione totale e di intoccabilità sancito dalla legislazione europea e nazionale mette in crisi l’equilibrio ecologico tra prede e predatori. E il protrarsi delle non decisioni in sede nazionale ed europea non fa che esasperare gli animi”. Diversa la lettura dell’accaduto che dà il presidente di Enpa Milano, Ermanno Giudici: “Un lupo è stato ucciso da un colpo di fucile a pallettoni e come al solito si parla di esasperazione degli allevatori. Ma credo che si tratti più di un crimine legato al mondo della caccia: spara a pallettoni non chi cerca i lupi, ma chi se li trova davanti mentre braccona”.

TORNA D’ATTUALITA’ IL “PIANO LUPO”

La vicenda riapre comunque lo scontro sul cosiddetto “Piano Lupo“, il piano di gestione e conservazione accantonato da qualche mese dopo che la conferenza Stato-Regioni, divisa sugli abbattimenti, non è riuscita a trovare una sintesi. “Ora più che mai l’approvazione del Piano Lupo, senza la parte che riguarda gli abbattimenti, è urgente e necessaria e ci auguriamo che il nuovo ministro dell’Ambiente Sergio Costa possa operare positivamente in tal senso, per la protezione integrale del lupo, in collaborazione con le Regioni”, si augura la Lav. Intanto, anche in Piemonte, sale la tensione. Il piano lupi “non può più attendere”, sostiene la Coldiretti di Cuneo, dopo “gli attacchi in Alta Langa, gli ultimi di una lunga serie, in aziende agricole di Murazzano e Paroldo dove sono state sbranate una cinquantina di pecore”. Da questa parte della barricata gli abbattimenti non sono altrettanto malvisti.

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