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Daniël Nelson (Paesi  Bassi)  Daniël  incontrò  Caco  dopo  tre  ore  di  trekking  attraverso  una  foresta          lussureggiante,  grazie  all’esperienza  delle  guide.  Faceva  parte  di  una  famiglia  di    16  gorilla  che  si  stavano  nutrendo  di  frutti  dell’albero  del  pane  africano.  Nel  suo    coinvolgente  scatto  di  un  rilassato  giovane  gorilla,  Daniël  è  riuscito  a  catturare    l’indissolubile  connessione  di  questi  primati  con  la  foresta  da  cui  dipendono.  Il  gorilla  di  nove  anni  di  nome  Caco  si  sta  preparando  ad  abbandonare  la  propria    famiglia,  aumentando  la  propria  massa  muscolare  e  diventando  giorno  dopo    giorno  più  intraprendente.  Presto  diventerà  un    silverback    solitario  e,  se  tutto    andrà  bene,  inizierà  ad  avere  la  sua  propria  famiglia  tra  gli  8-10  anni.  I  gorilla    di  pianura  occidentali  sono  fortemente  in  pericolo,  minacciati  a  causa    del    bracconaggio  e  della  diffusione  di  malattie  come  il  virus  Ebola

A Milano le 100 foto più belle del Wildlife Photographer of the Year

Milano torna a ospitare la mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo. Le cento immagini premiate nel 2017 al Wildlife Photographer of the Year, il concorso indetto dal Natural History Museum di Londra, saranno esposte negli spazi della Fondazione Luciana Matalon in Foro Buonaparte 67, dal 5 ottobre al 9 dicembre 2018. La 53esima edizione, dedicata alla salvaguardia del pianeta, è stata vinta dal fotografo sudafricano Brent Stirton, che ha ritratto un rinoceronte appena colpito e mutilato del suo corno all’interno del Parco Hluhluwe Imfolozi, la più antica riserva naturale africana. “La foto ‘Monumento alla specie’, di forte impatto emotivo e di grande profilo artistico, documenta con estrema crudeltà il dramma del bracconaggio al rinoceronte per vendere i loro corni al mercato nero. Stirton ha dichiarato di aver visto almeno altre trenta scene di questo tipo durante il suo reportage all’interno della riserva”, spiegano gli organizzatori dell’Associazione culturale Radicediunopercento. Qui su 24zampe una photogallery delle foto più belle.

GLI ITALIANI PREMIATI

Cinque gli italiani premiati al Wpy: Stefano Unterthiner si è aggiudicato due premi da finalista, nella categoria The Wildlife Photojournalist Award: Story, con la serie di foto “Salvare gli yaki”, e in Natura Urbana, con “Gatto all’attacco”; sono arrivati finalisti Marco Urso nella categoria Mammiferi con “Aspettativa”, Hugo Wasserman in Natura urbana con “Fuori pista” e Angiolo Manetti in Ambienti Terrestri con “Pitture nel deserto”. La giovanissima Ekaterina Bee ha vinto nella categoria fino a 10 anni con la foto “Nella presa dei gabbiani”. Esposte anche le foto finaliste e vincitrici delle 16 categorie del premio che ritraggono l’incredibile biodiversità esistente sulla Terra, mostrandone i lati più nascosti e misteriosi, scelte tra oltre 50mila scatti realizzati da fotografi professionisti e non, provenienti da 92 paesi, selezionati da una giuria internazionale di esperti, in base a creatività, valore artistico e complessità tecnica.

LE ALTRE FOTO E  QUALCHE CURIOSITA’

Il premio per il miglior scatto della categoria giovani è andato all’olandese Daniël Nelson con “La bella vita” (nella foto sopra): un gorilla felicemente sdraiato e intento a mangiare con gusto un frutto dell’albero del pane nel Parco Nazionale di Odzala, nella Repubblica del Congo. La sezione Young Wildlife Photographers è dedicata ai giovani fotografi, sempre sorprendenti, fino a 10 anni, da 11 a 14 anni e da 15 a 17 anni. Un’apposita sezione è poi dedicata al racconto degli scatti squalificati dalla giuria: la serietà del concorso si deve al rispetto assoluto delle regole e nell’edizione 2017 la foto di Marcio Cabral “Il razziatore notturno” è stata ritirata perché “altamente probabile” che sia stata creata utilizzando un formichiere impagliato. Ugualmente nell’edizione 2009 venne escluso lo scatto “Il lupo che salta” di José Luis Rodriguez per via dell’inchiesta sul probabile impiego di un lupo addestrato. Alla mostra è possibile fare un’esperienza di “realtà virtuale immersiva” con un visore RV di ultimissima generazione che trasporta i visitatori in affascinanti ambienti naturalistici.

LA MOSTRA

Il percorso espositivo illustra tutte le immagini vincitrici e finaliste divise in categorie: Ritratti di animali, Uccelli, Invertebrati, Anfibi e Rettili, Mammiferi, Bianco e nero, Fauna selvatica urbana, Ambienti terrestri, Animali nel loro ambiente, Piante e Funghi, Sott’acqua. Altre sezioni importanti sono The Wildlife Photographer Portolio Award, The Wildlife Photojournalist: Single Image e The Wildlife Photojournalist Award che portano all’attenzione su questioni complesse quali il cambiamento climatico e la deforestazione. Storie di dedizione personale alla conservazione della natura e all’azione ma anche il racconto del terribile impatto che, di proposito o involontariamente, ha l’uomo sul pianeta.

LE SERATE

Previste serate di approfondimento e presentazione di libri con rinomati fotografi di natura, alla Casa della Cultura. Oltre ai pluripremiati e ormai di casa Marco Colombo e il finalista in mostra Marco Urso, saranno ospiti: il biologo Emanuele Biggi (conduttore del programma Geo su Rai 3) e il naturalista Francesco Tomasinelli con il libro Predatori del Microcosmo; Alessandro Bee, la figlia Ekaterina, vincitrice under 10 in mostra, ed Emanuela De Donno, presidente della Jane Goodall Institute Italia, con il libro Wild, incontri e natura (prefazione di Jane Goodall); la naturalista Roberta Castiglioni con un incontro sul bracconaggio e crimini ambientali e infine la giornalista Eleonora De Sabata con una serata sul problema della plastica negli oceani. Tutti gli incontri sono a ingresso libero, basta acquistare il biglietto di mostra. Sotto, alcune foto esposte.

</span></figure></a> Klaus Nigge (Germania) Dopo alcuni giorni di pioggia costante l’aquila di mare era inzuppata fino alla pelle. “Quando l’aquila di avvicinava, raccogliendo dei resti di cibo, abbassavo la testa, e la osservavo attraverso l’obiettivo, per evitare un contatto visivo diretto”, racconta Klaus. L’inquadratura dal basso e la semplice composizione concentrano l’attenzione sull’espressione dell’aquila, evidenziata dalla luce soffusa. Animali opportunisti con una propensione per il pesce, le aquile di mare si riuniscono presso il Dutch Harbor per approfittare degli scarti dell’industria del pesce. Dopo un drammatico declino del loro numero nel Ventesimo secolo, la specie ha ripreso ad aumentare di numero, ma questi uccelli sono ancora avvelenati da carogne che contengono il tossico piombo. La sua messa al bando è stata recentemente revocata negli USA.
Klaus Nigge (Germania) Dopo alcuni giorni di pioggia costante l’aquila di mare era inzuppata fino alla pelle. “Quando l’aquila di avvicinava, raccogliendo dei resti di cibo, abbassavo la testa, e la osservavo attraverso l’obiettivo, per evitare un contatto visivo diretto”, racconta Klaus. L’inquadratura dal basso e la semplice composizione concentrano l’attenzione sull’espressione dell’aquila, evidenziata dalla luce soffusa. Animali opportunisti con una propensione per il pesce, le aquile di mare si riuniscono presso il Dutch Harbor per approfittare degli scarti dell’industria del pesce. Dopo un drammatico declino del loro numero nel Ventesimo secolo, la specie ha ripreso ad aumentare di numero, ma questi uccelli sono ancora avvelenati da carogne che contengono il tossico piombo. La sua messa al bando è stata recentemente revocata negli USA.
</span></figure></a> Justin Hofman (USA) Justin stava osservando contento un cavalluccio marino che saltellava da un pezzo di detriti naturali all’altro. Tuttavia, mentre la spazzatura e le acque sporche cominciarono a convergere verso la riva, la piccola creatura afferrò questo cotton fioc come fosse un’ancora a cui attaccarsi. L’ammirazione di Justin per il bellissimo cavalluccio marino si trasformò presto in “enorme rabbia” per la “marea di inquinamento e rifiuti in arrivo”. A causa della loro insolita forma che ricorda quella dei cavalli, i cavallucci marini sono nuotatori non molto abili. Si spingono in avanti usando le loro pinne dorsali a forma di ali, mentre usano le loro più piccole pinne pettorali per cambiare direzione. È un movimento piuttosto faticoso, così spesso si riposano aggrappandosi alle erbe marine e ai coralli, grazie alla loro coda prensile
Justin Hofman (USA) Justin stava osservando contento un cavalluccio marino che saltellava da un pezzo di detriti naturali all’altro. Tuttavia, mentre la spazzatura e le acque sporche cominciarono a convergere verso la riva, la piccola creatura afferrò questo cotton fioc come fosse un’ancora a cui attaccarsi. L’ammirazione di Justin per il bellissimo cavalluccio marino si trasformò presto in “enorme rabbia” per la “marea di inquinamento e rifiuti in arrivo”. A causa della loro insolita forma che ricorda quella dei cavalli, i cavallucci marini sono nuotatori non molto abili. Si spingono in avanti usando le loro pinne dorsali a forma di ali, mentre usano le loro più piccole pinne pettorali per cambiare direzione. È un movimento piuttosto faticoso, così spesso si riposano aggrappandosi alle erbe marine e ai coralli, grazie alla loro coda prensile
</span></figure></a> Ashleigh Scully (USA) Ashleigh si era recata in Alaska per cercare di fotografare le famiglie di orsi bruni. Questo era il momento che stava cercando, una madre che portava a spasso due cuccioli sulla spiaggia. Uno di loro però voleva fermarsi e giocare. “Mi sono innamorata degli orsi bruni durante questo viaggio”, racconta Ashleigh. “Sono così simili agli essere umani”. Gli orsi bruni sono normalmente solitari, ma c’è un forte legame tra madre e piccoli. I giovani orsi stanno con la loro mamma fino a due o tre anni, imparando cosa mangiare e come prendersi cura di se stessi. Una gran quantità di orsi si raggruppa in quest’area in estate, alla ricerca del cibo abbondante, nutrendosi di conchiglie, salmoni e bacche.
Ashleigh Scully (USA) Ashleigh si era recata in Alaska per cercare di fotografare le famiglie di orsi bruni. Questo era il momento che stava cercando, una madre che portava a spasso due cuccioli sulla spiaggia. Uno di loro però voleva fermarsi e giocare. “Mi sono innamorata degli orsi bruni durante questo viaggio”, racconta Ashleigh. “Sono così simili agli essere umani”. Gli orsi bruni sono normalmente solitari, ma c’è un forte legame tra madre e piccoli. I giovani orsi stanno con la loro mamma fino a due o tre anni, imparando cosa mangiare e come prendersi cura di se stessi. Una gran quantità di orsi si raggruppa in quest’area in estate, alla ricerca del cibo abbondante, nutrendosi di conchiglie, salmoni e bacche.
</span></figure></a> Ashleigh Scully (USA) Asleigh era alla ricerca di volpi rosse, da fotografare nella neve fresca, dopo che le aveva già fotografate in primavera e in estate in un nascondiglio nei pressi della sua casa. Dopo aver notato, mentre era seduta sul sedile posteriore della sua auto, questa femmina che stava cacciando, prese subito la macchina fotografica e iniziò a scattare dal finestrino una serie di foto della volpe che andava alla ricerca di topi, lanciandosi nel cumulo di neve. Quando le volpi sono in caccia si muovono silenziosamente sulla superficie della neve per poi arrestarsi, inclinare la testa e ascoltare con attenzione. All’improvviso fanno un balzo, lanciandosi in alto abbastanza da poter penetrare con lo slancio nella neve. Alcune volte rimangono in questa posizione sottosopra per alcuni secondi. Il più delle volte questi tentativi di caccia sono fruttuosi. Il topolino a cui la volpe dava la caccia è stato però fortunato, questa volta.
Ashleigh Scully (USA) Asleigh era alla ricerca di volpi rosse, da fotografare nella neve fresca, dopo che le aveva già fotografate in primavera e in estate in un nascondiglio nei pressi della sua casa. Dopo aver notato, mentre era seduta sul sedile posteriore della sua auto, questa femmina che stava cacciando, prese subito la macchina fotografica e iniziò a scattare dal finestrino una serie di foto della volpe che andava alla ricerca di topi, lanciandosi nel cumulo di neve. Quando le volpi sono in caccia si muovono silenziosamente sulla superficie della neve per poi arrestarsi, inclinare la testa e ascoltare con attenzione. All’improvviso fanno un balzo, lanciandosi in alto abbastanza da poter penetrare con lo slancio nella neve. Alcune volte rimangono in questa posizione sottosopra per alcuni secondi. Il più delle volte questi tentativi di caccia sono fruttuosi. Il topolino a cui la volpe dava la caccia è stato però fortunato, questa volta.