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Orso bruno marsicano muore durante la cattura nel Parco d’Abruzzo

AGGIORNAMENTO DEL 21 APRILE 2018 IN CODA – PRIMI REFERTI DALL’AUTOPSIA: L’ORSO NON È STATO UCCISO DALL’ANESTETICO

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POST ORIGINALE

Un orso bruno marsicano è morto nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise durante un’operazione di cattura prevista tra le attività autorizzate dal ministero dell’Ambiente per il controllo di orsi confidenti o problematici. Lo rende noto il Parco. “La squadra ha effettuato le procedure per anestetizzarlo e metterlo in sicurezza. Già nella prima fase l’animale ha manifestato problemi respiratori”. Il tutto secondo il Protocollo di cattura ampiamente collaudato dagli anni ’90, precisa il Parco. “E’ la prima volta che ci troviamo di fronte a un’emergenza anestesiologica in occasione di una cattura”, ha dichiarato Antonio Carrara, presidente del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. “Per quanto il protocollo utilizzato riduca al minimo i rischi per l’orso – ha aggiunto – non si possono in ogni caso escludere totalmente. Confermo la piena fiducia nello staff del parco e mi auguro che l’analisi necroscopica possa fare piena luce sulle cause di morte”.

CATTURATO CON LA “TUBE TRAP” DEI CARABINIERI FORESTALI

La morte dell’orso è avvenuta in un sito di cattura nel Comune di Lecce nei Marsi (L’Aquila), allestito da febbraio scorso con “Tube trap”, messo a disposizione dai Carabinieri Forestali e controllato con videosorveglianza. La squadra di cattura, allertata dal segnale di allarme collegato al sistema, ha verificato la presenza di un orso in trappola e seguendo il protocollo ha effettuato “le procedure necessarie”, spiega il Parco. Nonostante le tempestive manovre di rianimazione, l’animale, un giovane maschio in precedenza mai marcato né dotato di radiocollare, è morto in poco tempo. La carcassa sarà ora trasferita all’Istituto Zooprofilattico per l’accertamento delle cause della morte. In mattinata il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise ha informato il Reparto Carabinieri del Parco, il ministero dell’Ambiente e l’Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra).

LA REAZIONE ANIMALISTA: MOVIMENTO ANIM. E WWF

“Ci auguriamo che i Carabinieri Forestali e la magistratura facciano presto chiarezza”,  scrivono in una nota i responsabili provinciali del Movimento animalista in Abruzzo. “Ci sono inquietanti somiglianze con l’uccisione dell’orsa Daniza, in Trentino, nel settembre 2014. Anche in questo caso la morte dell’animale, uno degli esemplari cosiddetti confidenti, potrebbe essere stata causata da una dose eccessiva di anestetico. Resta il fatto – prosegue la nota – che abbiamo perso un altro orso marsicano, una sottospecie ridotta al limite dell’estinzione (si stima ce ne siano appena una cinquantina) dal bracconaggio e dall’antropizzazione del territorio”. Il Wwf  apprende “con sconcerto la notizia” e attende “i risultati delle analisi nella speranza che possano chiarire meglio le dinamiche di quanto accaduto, ma di certo che ci si trova davanti ad una perdita gravissima, considerato che si tratta di una sottospecie in via d’estinzione che conta ormai solo 50 individui o poco più”, scrive in una nota. “Visti i recenti casi simili, ad esempio l’orsa Daniza in Trentino, per il Wwf è fondamentale rivedere i protocolli operativi sulla cattura di orsi, affinché garantiscano standard di sicurezza maggiormente cautelativi per la salute degli animali”, scrive la ong e chiede, nel frattempo, “di sospendere o ridurre solo ai casi inevitabili la cattura e la sedazione degli orsi”.

AGGIORNAMENTO DEL 20 APRILE 2018 – LA REAZIONE DI LAV E ENPA

“Chiediamo un rapido accertamento delle responsabilità”, dice la Lega antivisezione (Lav). “Quanto accaduto richiama alla memoria l’uccisione dell’orsa trentina Daniza, avvenuta a causa dell’imperizia del veterinario intervenuto per la sua sedazione – dichiarano dalla Lav – così come accertato nelle indagini”. Eppure, prosegue, “il parco d’Abruzzo è stato sempre indicato come un modello virtuoso di gestione del rapporto tra uomini e orsi, a differenza di quanto accade in Trentino, dove l’amministrazione provinciale gestisce la convivenza predisponendo ordinanze urgenti per l’uccisione degli orsi, che talvolta si rivelano vere e proprie ‘condanne a morte'”. Anche da Enpa si dicono “sconvolti dalla catena di eventi che ha portato alla morte del giovane orso marsicano. Restiamo in attesa del referto necroscopico per capire cosa abbia causato la morte dell’animale. All’Ente Parco e a tutte le autorità coinvolte chiediamo la massima chiarezza e trasparenza su quanto accaduto ieri”, scrive l’Ente nazionale protezione animali (Enpa). “Ogni eventuale di responsabilità va adeguatamente perseguita – prosegue l’associazione – questa è una gravissima perdita per il patrimonio di biodiversità, non solo del Parco, ma dell’intero Paese: quella dell’orso marsicano è una popolazione esigua, irripetibile, preziosa”.

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AGGIORNAMENTO DEL 21 APRILE 2018 – PRIMI REFERTI DALL’AUTOPSIA: L’ORSO NON È STATO UCCISO DALL’ANESTETICO

Primi risultati ottenuti dal Parco Abruzzo dopo l’autopsia sulla carcassa dell’animale. Dall’esame, fa sapere il Pnalm, “sono state escluse relazioni dirette tra l’anestesia e la causa di morte dell’orso, confermando la correttezza e la regolarità delle procedure messe in atto dal personale del Parco e del veterinario in particolare. Al contrario, l’esame anatomopatologico dell’animale ha evidenziato un quadro complesso e critico a carico dell’apparato respiratorio, e dell’apparato digerente. L’animale, quindi, aveva problemi sanitari gravi, non valutabili dall’esame clinico al momento della cattura, che hanno determinato l’emergenza anestesiologica e di conseguenza il decesso dell’animale”.