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Scontro tra animalisti Ue e produttori del Prosciutto di Parma sul benessere dei maiali allevati

Botta e risposta tra animalisti e produttori del Consorzio del Prosciutto di Parma sul benessere dei maiali allevati. Alle accuse di pratiche al limite del reato di maltrattamento mosse ieri da Eurogroup for Animals e Lav, è subito scattata la difesa degli allevatori dei suini, che si sentono “denigrati e diffamati”. Nella denuncia si parla di “taglio della coda come routine, sovraffollamento e condizioni igieniche e veterinarie al limite. Così vivono i maiali filmati in sei diversi allevamenti italiani in Lombardia, quattro dei quali forniscono le carni a prodotti Dop come il Prosciutto di Parma”, sostengono E4A, una ong con sede a Bruxelles che rappresenta 54 associazioni europee e internazionali (tra cui l’italiana Lav) che lavorano per difendere il benessere di tutti gli animali, e, in Italia, proprio la Lega antivivisezione.

L’ACCUSA DEGLI ANIMALISTI

Le immagini proverrebbero da allevamenti intensivi in provincia di Brescia, Cremona e Mantova, “alcuni dei quali sarebbero destinati alla produzione di Prosciutto di Parma e di prosciutti di altre Dop”, spiega una nota di Lav. Si tratta di una “ben documentata mancanza di applicazione della direttiva Ue sui suini”, attacca l’eurodeputato danese Jeppe Kofod (S&D), presidente del gruppo di lavoro sui maiali dell’Intergruppo benessere animale dell’Europarlamento. “E’ un esempio lampante dell’inerzia nazionale e dei regolatori dell’Ue quando forti interessi economici si scontrano con il benessere degli animali – prosegue – non ci sono scuse per aspettare più a lungo, questo tipo di pratiche devono cessare al più presto”.

LA DIFESA DEL CONSORZIO

“Da alcuni anni è in atto una campagna denigratoria e diffamatoria contro il Prosciutto di Parma – ribatte il Consorzio -, posta in essere da alcune associazioni animaliste che sistematicamente e a intervalli regolari diffondono immagini scioccanti invitando il consumatore a non acquistare più il nostro prodotto. Lo scopo reale di tale campagna non sembra essere quello di tutelare gli animali, bensì attaccare il buon nome del Prosciutto di Parma”, sostengono i produttori, che ribadiscono che “nessuno dei 145 produttori associati è mai stato denunciato per maltrattamento di animali” e invitano gli autori delle riprese a rendere noti i nomi degli allevamenti coinvolti nella loro indagine.

CHI CONTROLLA E’ IL MINISTERO

“Il Consorzio – conclude la nota – ha il compito di vigilare sulla qualità del prodotto e sul rispetto delle norme tecniche mentre il benessere animale è regolato da una normativa europea e italiana che vale in tutti i Paesi e per tutti i prodotti di origine animale. Tale normativa demanda i controlli in questo ambito al Ministero della Salute che li attua attraverso il Servizio Veterinario locale e nazionale. Detto questo, ribadiamo che non possiamo neppure giustificare chi utilizza la nostra notorietà non tanto per migliorare la condizione degli animali, bensì al solo scopo di ottenere maggiore visibilità mediatica per i propri scoop”.

LA DOMANDA LAV ALLA “SALUTE”

Box dei suini sporchi e con topi vaganti, strutture fatiscenti, sovraffollamento, cannibalismo, mutilazioni, arricchimenti ambientali insufficienti sono le condizioni documentate nei filmati. “Come è possibile tollerare, non solo per gli animali ma anche per i consumatori, condizioni di allevamento simili”, si chiede Roberto Bennati di Lav? Sono questi gli standard di “eccellenze” che vengono finanziate dall’Unione Europea? “Chiediamo – prosegue – al Ministro della Salute e ai Responsabili dei servizi veterinari delle Regioni, se anche questa volta sentiremo dire che si tratta di casi isolati e che il sistema dei controlli (a campione) funziona: quali controlli sono stati svolti su queste strutture e quali provvedimenti saranno presi? In quali supermercati e su quali tavole finirà la carne e il prosciutto di suini allevati in queste condizioni?”.

  • Lucia Battistini |

    A mio modesto parere un fondo di verità c’è . Non credo più negli esseri umani.
    Dovrebbero istruire il popolo ad alimentarsi in maniera alternativa sostituendo la carne con altri prodotti di origine vegetale

  • ANTONELLA |

    COME SEMPRE LA VERITA’ STA NEL MEZZO. CI SONO ALLEVATORI CORRETTI E ALLEVATORI SCORRETTI, E PROBABILMENTE CHI LAVORA LA CARNE SI PREOCCUPA PIU’ DELLA QUALITA’ DELLA STESSA CHE DELL’EFFETTIVO BENESSERE DELL’ANIMALE. SENZA CONTARE CHE PROBABILMENTE CI SONO DELLE FALLE ANCHE NEI CONTROLLI VETERINARI.
    SICURAMENTE BISOGNA EFFETTUARE VERIFICHE PIU’ SERIE E CAPILLARI SENZA ASPETTARE CHE VENGANO FATTI FILMATI DI NASCOSTO PER SCOPRIRE CHE QUALCOSA NON VA.

  • Gianni |

    Non c’è che dire la denominazione “Dop” in questo caso sembra una beffa a danno di poveri animali che prima di finire nei piatti di chi se ne ciba vengono sottoposti a crudeli “pratiche di allevamento”. Oltre alla vita riusciamo a togliere loro anche la dignità, senza rispiarmarli da sofferenze ingiustificate e pratiche barbare.

  • Antonella |

    Come di dice…le immagini valgono più di mille parole. Al di là del “a chi tocca”….trattare così degli animali dovrebbe essere una vergogna che coinvolge tutti!! Le condizioni se sono a norma di legge…allora c’è davvero da preoccuparsi e seriamente. Che chi di dovere intervenga con delle sanzioni e mettendo mano alle leggi a favore degli animali negli allevamenti intensivi.

  • arthemis |

    @Roberto:

    ma davvero i filmati si riferiscono ad allevamenti italiani collegati con il prosciutto di Parma?
    Se risultasse che sono riferiti a un allevamento a gestione familiare, che magari vende con l’etichetta ‘bio’, avrebbe ricevuto la stessa attenzione e farebbero la rettifica?
    (a prescindere dalla necessità di avere allevamenti gestiti come si deve)

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