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Al festival del cinema di Berlino c’è “Isle of dogs”: i cani esiliati su un’isola giapponese

AGGIORNAMENTO DEL 27 APRILE 2018 – IL FILM NEI CINEMA ITALIANI DAL 1° MAGGIO 2018

“Isle of dogs”, il film d’animazione di Wes Anderson nei cinema italiani dal 1° maggio, aiuta Save the dogs. I cinque protagonisti a quattro zampe della pellicola distribuita da Fox Searchlight Pictures danno una “zampa” ai cani in carne, pelo e ossa di Save the Dogs, l’associazione fondata da Sara Turetta per aiutare i randagi in Romania. E così tutti gli amici degli animali che andranno al cinema a vedere L’Isola dei cani, contribuiranno a donare un mese di cibo a tutti i cani e gatti del rifugio Footprints of Joy di Cernavoda, in Romania. “Divertirsi al cinema e aiutare i cani rumeni: quale soluzione migliore per una serata speciale?” scrive il sito di Std, suggerendo la visione del film. Per trovare il cinema più vicino www.lisoladeicani.it

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POST ORIGINALE

Il Festival del Cinema di Berlino apre oggi con “Isle of dogs” (L’isola dei cani), film d’animazione politicamente scorretto di Wes Anderson. Ambientato nel futuro distopico di un Giappone in cui tutti i cani sono stati esiliati per la quarantena dopo una misteriosa “influenza canina” – in realtà un progetto di sterminio ideato dagli adoratori dei gatti-, Isle of Dogs racconta la storia del dodicenne Atari che raggiunge l’isola-discarica alla ricerca del suo cane Spots. Qui troverà due gruppi di cani randagi che si contendono cibo e territorio, uno dei quali capitanati da Rex, che lo aiuterà nella sua missione di salvataggio. Come accade per i film d’animazione, il cast vocale è di primaria importanza: in lingua inglese ci sono Bryan Cranston, Edward Norton e Tilda Swinton. La voce di Atari è dell’attore canadese-giapponese Koyu Rankin e c’è anche la partecipazione a sorpresa di Yoko Ono. Il trailer del film, in Italia da maggio, è visibile qui sotto in italiano.

LA TRAMA DEL FILM

Sono cani alfa, non cani qualsiasi. Sono stati umiliati, infettati e poi relegati in un’isola piena di spazzatura, ma hanno sempre la loro dignità canina e la voglia di rivolta. “Il film – dice oggi alla Berlinale il regista Wes Anderson, anche sceneggiatore e produttore – ha avuto una lunga gestazione. Doveva essere una favola, ma a un certo punto ci siamo accorti che il mondo reale non era così lontano da quello che stavamo raccontando”. Siamo nel futuro, esattamente nel 2037, nella città immaginaria di Megasaki e tutti i cani del Giappone, ormai in grande sovrannumero, vengono messi in quarantena su un’isola di rifiuti a seguito della “influenza canina”. Ma cinque cani sono pronti a ribellarsi, e lo faranno anche per amore quando decideranno di aiutare un intrepido ragazzino pilota, Atari Kobayashi, che precipita sull’isola per ritrovare il suo amato cane Spots (“il nome di un mio vecchio cane”). Atari riceverà l’incondizionato aiuto dei cani, che decideranno di proteggerlo dalle autorità giapponesi che lo vogliono arrestare. Il film, dichiaratamente influenzato dai lavori di Akira Kurosawa e di Hayao Miyazaki, è volutamente pieno di citazioni. Ma il ritorno di Anderson all’animazione, dopo il suo Fantastic Mr Fox, ribadisce il regista, “aveva come prospettiva solo fare una buona storia con una buona sceneggiatura ispirata al mondo giapponese, ma poi ci siamo accorti, nel processo di sviluppo di questo lavoro, durato due anni, che il mondo di oggi aveva catturato inconsapevolmente la nostra ispirazione. Certo parliamo di reietti, di bistrattati e ognuno ci può vedere così quello che vuole”.