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Nel 2014 uccide un orso marsicano a fucilate: martedì via al processo, il primo in 30 anni

AGGIORNAMENTO DEL 7 NOVEMBRE 2017 IN CODA – PARCO ABRUZZO E ASSOCIAZIONI PARTI CIVILI AL PROCESSO

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POST ORIGINALE

Comincia martedì prossimo a Sulmona (Aq) il processo nei confronti di un operaio rinviato a giudizio per avere ucciso a colpi di fucile – per sua stessa ammissione – un orso marsicano, ritrovato morto su una pista ciclabile a Pettorano sul Gizio, nell’aquilano, nel settembre 2014. Lo rende noto l’associazione Salviamo l’Orso, annunciando che si costituirà parte civile. “L’ultimo responsabile di un atto di bracconaggio nei confronti di un orso d’Abruzzo individuato e processato risale a più di 30 anni fa – afferma l’associazione in una nota -, nel frattempo sono stati circa 80, solo dal 1971, i plantigradi uccisi con armi da fuoco o con il veleno. La causa di metà di queste morti è stata ufficialmente accertata senz’ombra di dubbio mentre per l’altra metà le condizioni di ritrovamento dei resti degli animali non hanno mai permesso l’individuazione certa della causa”, anche se il sospetto che sia la stessa è forte. “Sono numeri impressionanti – prosegue l’associazione Salviamo l’Orso – ma ancor più impressionante è stata l’impunità di cui hanno goduto gli autori di questa vera e propria strage ai danni di una specie che è ufficialmente protetta dagli anni 30 dello scorso secolo. Una specie animale innocua (come i recentissimi studi genomici hanno dimostrato), particolarmente mite ed amata dalla maggioranza degli abruzzesi e degli italiani che purtroppo ha pagato e continua a pagare un prezzo altissimo a causa dell’intolleranza di pochi individui senza scrupoli ed accecati dalla propria ignoranza”. All’epoca, nelle sue dichiarazioni spontanee, l’uomo disse di essere uscito con il fucile per difendere la sua famiglia e che poi, trovandosi davanti l’orso, aveva avuto paura e indietreggiando gli era partito un colpo. Aggiunse che solo al momento del ritrovamento dell’orso morto aveva capito di essere lui il colpevole. Nella foto Claudio Lattanzio/Ansa sopra, l’operaio (al centro di spalle), indagato per aver sparato con una fucilata all’orso marsicano nel 2014, mima davanti al capo della Procura di Sulmona, Aura Scarsella, il colpo accidentale partito dal fucile che ha poi ferito mortalmente l’orso a Pettorano sul Gizio (L’Aquila).

  • Di orsi marsicani abbiamo già scritto altre volte su 24zampe: qui quando Pietro è entrato in una casa alla ricerca di cibo, qui raccontando le avventure dell’orsa Amarena, qui con la triste storia dell’orsetta Morena, prima salvata dal Parco Abruzzo e poi morta… di mal di denti.

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AGGIORNAMENTO DEL 7 NOVEMBRE 2017 – PARCO ABRUZZO E ASSOCIAZIONI PARTI CIVILI AL PROCESSO

E’ stato rinviato al 14 novembre prossimo il processo a carico di un operaio 61enne che nel settembre 2014 uccise a colpi di fucile un orso marsicano. Oggi il giudice del Tribunale di Sulmona, Concetta Buccini, che sostituiva il titolare del processo, Marco Billi, ha proceduto alla costituzione delle parti per rinviare l’udienza a martedì 14 novembre. Assente l’imputato che è stato dichiarato contumace. Gli viene contestato il reato di uccisione di animali di specie protetta che prevede la pena massima di due anni di carcere. Nel corso dell’udienza odierna si sono costituiti parte civile il Wwf Abruzzo, l’associazione Salviamo l’Orso, la Lav, Abruzzo Natura e il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (Pnalm).  “Siamo convinti della bontà della ricostruzione dei fatti operata dal pubblico ministero che ha svolto indagini molto accurate, facendo fare un’autopsia e una perizia balistica, tanto che si è convinto della volontarietà e quindi della dolosità dell’uccisione dell’orso – afferma l’avvocato del Wwf Abruzzo, Michele Pezone – Noi ci siamo costituiti parte civile contro l’autore di questo fatto”. “L’orso bruno marsicano è un animale in via di estinzione – prosegue l’avvocato – ne sono rimasti solo una cinquantina di esemplari, quasi tutti in Abruzzo. Negli ultimi ottant’anni sono stati moltissimi i casi, quasi un centinaio, di orsi uccisi per mano dell’uomo, avvelenati o colpiti con armi da fuoco, questo è uno dei pochi casi in cui è stato individuato l’autore ed è bene si vada fino in fondo alla vicenda, si accertino le responsabilità per le quali chiederemo una pena esemplare”. “L’uccisione di un orso compromette la salvaguardia non solo della specie protetta, ma dell’intero ecosistema, compito nostro e delle istituzioni è favorire una pacifica convivenza con il plantigrado. E’ possibile, ci sono progetti finanziati anche dall’Europa, per consentire all’orso di vivere nel suo habitat senza disturbare l’uomo e senza avvicinarsi troppo agli ambienti antropizzati” ha concluso l’avvocato Pezone. (Ansa)