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L’Università di Padova schiera un esercito di cittadini armati di app contro le nutrie

“La Provincia dà l’ok: via allo sterminio totale delle nutrie”, Alessandria. “Le nutrie invadono l’Alto Mantovano”, Mantova. “La mia guerra alle nutrie che mi danneggiano la casa”, Pontemaodino, Ferrara. Si potrebbe andare avanti a lungo. Le cronache dei giorni scorsi sono piene di provvedimenti comunali, provinciali, regionali contro una delle specie più invasive e fuori controllo dell’intera pianura padana, indicate come responsabili di diversi danni ambientali come l’erosione delle sponde dei canali e l’indebolimento della tenuta degli argini, con pericoli per la loro tenuta e per i mezzi agricoli che li percorrono. Ma si combatte davvero una guerra? Soprattutto, ha senso combatterla con armi tradizionali? A Padova i ricercatori dell’Università, coordinati da Paolo Tarolli, docente di gestione delle risorse idriche in agricoltura, hanno messo a punto una app per smartphone che consente di quantificare (in metri cubi di suolo eroso) e geolocalizzare in un sistema informativo geografico (GIS) i danni da nutria lungo i canali. Un esercito di cittadini, armati di telefonino dotato di fotocamera, schierato lungo gli argini per “fornire una nuova fonte di informazione per agricoltori, ricercatori, gestori della fauna, nonché per gestori del territorio e progettisti. Le potenzialità e ricadute operative, data la facilità d’uso e il basso costo, sono moltissime: dalla stima dei volumi di materiale eroso alla possibilità di valutare eventuali criticità idrauliche per il territorio”, spiega Tarolli. E il coinvolgimento dei cittadini è un elemento molto innovativo, un potenziale standard per il futuro, che produce consapevolezza e comprensione dei fenomeni. “I risultati evidenziano come sia possibile fornire una stima approssimativa dei danni partendo da dati ottenuti in breve tempo e senza particolari conoscenze tecniche da parte del cittadino – dice ancora Tarolli -, fermo restando l’intervento di un esperto, nel passaggio finale dell’analisi, per la gestione dei dati e calcolo dei volumi erosi”. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista “Earth Surface Processes and Landforms”.

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