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Manovra, una tassa comunale per i cani non sterilizzati: “Costano 5,25 mld l’anno” – AGGIORNAMENTI

ALTRI AGGIORNAMENTI DEL 17 NOVEMBRE 2016 IN CODA:
– I VETERINARI: PROPOSTA INIQUA DA RI-BOCCIARE
– BERNINI (M5S): NO TASSE CONTRO RANDAGISMO
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ALTRI AGGIORNAMENTI DEL 16 NOVEMBRE 2016 IN CODA
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L’ONOREVOLE COVA, VETERINARIO, INTERVIENE A RADIO24-IL SOLE 24 ORE
L’onorevole Paolo Cova, co-presentatario dell’emendamento alla manovra che prevede l’istituzione della tassa comunale sui cani non sterilizzati, è intervenuto alla trasmissione di Radio24 il Sole 24 Ore “24mattino-Attenti a noi due”, condotta da Oscar Giannino e Alessandro Milan. Cova, che è anche veterinario, ha spiegato la ratio del provvedimento: “Non la chiamerei tassa ma piuttosto un contributo alla lotta al randagismo. I fondi attualmente spesi nei canili per accudire i randagi potranno essere utilizzati per gli scuolabus, il trasporto dei disabili o altri servizi di utilità sociale”. Criticato da Oscar Giannino, da sempre contrario alle tasse. “Sarebbe meglio incentivare il volontariato. Diamoci da fare, facciamo leva su chi ama gli animali”. L’intervista si può riascoltare qui, dal minuto 4’30” in avanti.
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POST ORIGINALE
Una ‘tassa comunale’ annuale, di cui non si conosce ancora l’importo, da pagare se si sceglie di non sterilizzare il proprio cane. E’ quella che propone il democratico Michele Anzaldi con un emendamento alla manovra che prevede che a decidere il nuovo balzello siano i sindaci, indicando anche “esenzioni, riduzioni, detrazioni in favore di determinate categorie di soggetti”. “Il randagismo rappresenta un problema sentito dal punto di vista etico ed è anche una questione di carattere economico. Secondo una proiezione dai dati ufficiali esistenti, la gestione dei 750mila cani randagi in Italia costa alle casse pubbliche circa 5,25 miliardi all’anno. Con un emendamento alla Legge di Bilancio, con i colleghi Cova e Preziosi, avanziamo una proposta concreta per promuovere la cultura della sterilizzazione ed evitare che centinaia di migliaia di cani debbano finire nelle ‘prigioni’ dei canili. Il problema è talmente grave e sentito, che alcune amministrazioni sono addirittura pronte a pagare loro stesse le sterilizzazioni oggi a carico dei cittadini”. “L’emendamento, dichiarato ammissibile – spiega Anzaldi – dalla commissione Bilancio della Camera, serve ad incentivare la sterilizzazione, attraverso un contributo comunale richiesto a tutti coloro che preferiscono non sterilizzare il proprio cane. Se si procede con la sterilizzazione, certificata dai medici veterinari abilitati ad accedere all’anagrafe regionale degli animali d’affezione, non si sarà tenuti a pagare il contributo, di carattere comunale e modulato con la previsione di esenzioni, riduzioni, detrazioni in favore di determinate categorie di soggetti. La stima dei costi tra cani randagi e in canile non è facile e non è mai stata fatta seriamente. Lo stesso sito del ministero cita dati del 2006, quando i cani in anagrafe erano 6 milioni e si stimavano i randagi in circa il 10%, quindi 600mila. Oggi i cani in anagrafe sono oltre 7 milioni e mezzo, il 10% corrisponde a 750mila esemplari. I randagi catturati nell’anno 2014, l’ultimo disponibile sul sito del Ministero, sono stati 97.859: con una crescita di circa 100mila animali all’anno, si può immaginare quali siano i contorni che il fenomeno sta assumendo”. “Secondo le stime, un cane in canile – prosegue Anzaldi – costa al comune da 3 a 8 euro al giorno, cioè da mille a quasi tremila euro all’anno, ma evidentemente questa è la cifra che i comuni pagano esclusi altri costi come personale, gestione, bandi straordinari o operazioni anti-randagismo (come quella condotta a Pompei) che devono per forza afferire ad altri capitoli di spesa. Una proiezione più aderente alla realtà dei costi potenziali del randagismo, ottenuta considerando tutte le variabili, è di 7mila euro per ciascun cane, che moltiplicato per 750mila cani randagi porta a un totale di 5,25 miliardi all’anno”.
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AGGIORNAMENTO DEL 16 NOVEMBRE 2016
ENPA: PROPOSTA FATTA DA INCOMPETENTI
«La proposta di istituire una tassa sui cani non sterilizzati denota una sconcertante misconoscenza delle cause alla base del randagismo. Una misconoscenza dietro la quale, a nostro avviso, si cela l’ennesimo tentativo di fare un favore ai soliti noti, cacciatori e allevatori». Lo dichiara la presidente nazionale di Enpa Carla Rocchi. «L’autore di tale proposta ignora, o fa finta di ignorare, che laddove esiste un problema di sovrappopolazione canina, esso è causato non tanto dai proprietari di cani che vivono nei centri abitati, ma proprio da quegli allevatori, agricoltori e pastori che non sterilizzano i propri animali e li lasciano vagare liberamente sul territorio. Vale a dire proprio da chi si vorrebbe esentare dall’obbligo di sterilizzazione. Pertanto, ai nostri rappresentanti che volessero avventurarsi su campi a loro ignoti suggerisco almeno di acquisire qualche utile elemento di giudizio prima di fare proposte irricevibili». Con l’occasione, l’Ente Nazionale Protezione Animali ricorda che la 281/91 è una buona legge che, dove applicata correttamente, ha permesso di debellare la piaga del randagismo. Evidentemente, alcuni dei nostri parlamentari non ne hanno contezza, altrimenti saprebbero che i primi a non dare seguito alle previsioni normative sono proprio le Regioni, i Comuni e le Asl. Contro cui non c’è tassa che tenga. «Attenzione – conclude Rocchi – perché la tassa sui cani, in quanto strumento punitivo, potrebbe aggravare e non risolvere il problema; potrebbe cioè di incentivare gli abbandoni. Il randagismo, invece, si batte con misure premiali e agevolazioni: lo dimostra l’esperienza di chi questa piaga è riuscito a debellarla». (Comunicato)
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AGGIORNAMENTO DELLE 19.30 – RANDAGISMO, NO DI AMATI, CIRINNA’, GRANAIOLA, VALENTINI A TASSA SU CANI NON STERILIZZATI
“Abbiamo chiesto che venga ritirato l’emendamento che introduce una tassa comunale annuale per i proprietari di cani non sterilizzati, presentato alla Camera alla Legge di Bilancio 2017. Riteniamo, infatti, che la proposta, come formulata, non sia adeguata a contrastare il drammatico e crudele fenomeno del randagismo. Pesa, invece, irragionevolmente, sulle significative spese che i proprietari di animali gia’ affrontano per cure e farmaci veterinari“. Lo rende noto la senatrice Silvana Amati, responsabile Pd Tutela e Salute Animali, che ha inviato la lettera al primo firmatario dell’emendamento, Michele Anzaldi, al presidente del Gruppo Pd della Camera, Ettore Rosato, e al Presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, sottoscritta dalle senatrici Pd Monica Cirinna’, Manuela Granaiola e Daniela Valentini. “L’emendamento esclude, tra l’altro, alcune categorie particolarmente a rischio, come i cani che custodiscono greggi e edifici rurali. Siamo fermamente convinte che le campagne di sterilizzazione siano essenziali per combattere il randagismo. Riteniamo, pero’, che non sia l’introduzione di una tassa a determinarne l’efficacia- scrivono le senatrici Pd- Dovrebbero essere previste, piuttosto, convenzioni o meccanismi premiali per visite veterinarie e sterilizzazioni di cani di famiglia, cani senza padrone e vaganti. Misure di questo tipo comporterebbero una significativa riduzione delle spese per gli enti locali nel medio e lungo periodo e neutralizzerebbero il crudele business dei canili lager”.
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AGGIORNAMENTO DELLE 21.15 – LAV DICE SI’ ALLA TASSA SUI CANI NON STERILIZZATI
La Lav dice sì all’emendamento alla manovra presentato alla Camera dai deputati Anzaldi, Preziosi e Cova, “perché quanto i Comuni spendono per i cani nei canili oggi non è nella stragrande maggioranza dei casi a favore dei cani ma di un perverso sistema che non risolve il randagismo, disincentiva le adozioni e aiuta solo i gestori di strutture utilizzate come discariche per rifiuti”. La Lav “è a favore di una tassa sui cani non sterilizzati ma solo se verranno eliminate dalla proposta di esenzione le categoria dei pastori e, grazie al possibile intervento dei Sindaci, quella dei cacciatori”. La Lav chiede inoltre  l’inserimento della categoria degli allevatori tra le categorie che dovranno pagare la tassa che quindi sarà una tassa sulla riproduzione, vincolando i fondi così raccolti alla prevenzione del randagismo. Questo inoltre permetterà, secondo la Lav,  gratuità o facilitazioni alla sterilizzazione di cani e gatti di proprietà dei Sindaci poiché vaganti o per categorie con riscontrati problemi economici. (Ansa)
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AGGIORNAMENTI DEL 17 NOVEMBRE 2016
– I VETERINARI: PROPOSTA INIQUA DA RI-BOCCIARE

“La proposta dell’on Michele Anzaldi (Pd) di tassare i proprietari che non sterilizzano il proprio cane ricalca un emendamento già presentato in passato dall’On Paolo Cova (Pd) e giudicato “inammissibile” da questo stesso Parlamento”. L’associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), auspicando il medesimo epilogo, ribadisce la propria contrarietà “ad ogni approccio punitivo nei confronti dei già tartassati proprietari di cani“. Sterilizzare il cane “per scampare una tassa non è un buon principio di possesso responsabile né di rispetto del benessere animale, dato che non tutti i soggetti presentano una anamnesi favorevole all’intervento chirurgico”, si legge in una nota. Tecnicamente poi, aggiunge l’Anmvi, “la proposta è inattuabile in quanto le anagrafi regionali canine – difformi fra loro e non di rado inefficaci- non riportano il dato dell’avvenuta sterilizzazione, un dato che- secondo il parlamentare sarebbe alla base del presupposto impositivo o di esenzione. Inoltre i Comuni non accedono ai data base, anche per croniche inadempienze amministrative che rendono ancora più iniquo e aleatorio il criterio impositivo sui contribuenti”.

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– BERNINI (M5S): NO NUOVE TASSE CONTRO RANDAGISMO

“Le uniche modalità per prevenire il randagismo sono la corretta applicazione della normativa vigente, il possesso responsabile e la riduzione della tassazione Iva sulle prestazioni veterinarie, sugli alimenti destinati agli animali e la riduzione dei costi dei farmaci. Basterebbe che invece di proporre nuove tasse, si verificasse sul territorio e tramite le istituzioni competenti la totale mancata applicazione delle norme”. Lo afferma il deputato M5S Paolo Bernini. “Asl e Comuni sono responsabili di omissioni di atti di ufficio – prosegue Bernini – per la mancata sterilizzazione degli animali nelle strutture quali i canili sanitari e i canili rifugio gestiti da privati. Non è difficile comprendere come mai i privati abbiano fatto del randagismo un vero business e quanto siano assenti i controlli, anche nei negozi che vendono animali. Se lo Stato è assente, non è in grado di far rispettare le normative vigenti, non è in grado di agire a tutela degli animali e dei cittadini, è ridicolo proporre altre tasse per educare al rispetto degli animali“. (Ansa)

 

  • Conosco solo le sbarre |

    Bravo Paolo
    “la totale mancata applicazione delle norme” e aggiungo
    per salvaguardare gli interessi di chi vive,da anni , sulla pelle dei cani

  • manuel ricci |

    Le segnalo che l’ottimo Cova aveva ci aveva già provato nel 2013, con un emendamento identico giudicato inammissibile:

    Proposta emendativa 2.07. nelle Commissioni riunite V-VI in sede referente riferita al C. 1544
    pubblicata nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 07.10.2013
    Decreto Legge 102/2013

  • siamoallafrutta |

    Loro non si rendono assolutamente conto cosa potrebbe portare ad una cosa del genere. La gente è stufa di pagare le tasse e ne introduci altre? Io ho un cane di 9 anni che non poteva essere sterilizzato in quanto allergico all’anestesia. Cosa faccio ora? Sarò costretto a pagare una ulteriore tassa? IO LA PAGHERO’ perchè non ci penso neanche 1 secondo ad abbandonare il mio cane ma chissà quante persone la pensano come me…. no comment….

  • elena |

    fascisti, ma cosa democratici

  • gauchoporteno |

    …propongo di sterilizzare tutti i politici che hanno partorito questa idea “stile piano quinquennale sovietico” (e l’area politica è quella…quella stessa area politica leninista-stalinista che vorrebbe avere il controtto anche della vita privata delle persone). Spero che gli italiani insorgano, anche se buona parte della popolazione vive della “sindrome della rana bollita”, ormai incapace a reagire alle continue indebite irruzioni normative dei politicante nella sfera privata delle persone. Una simile proposta non merita il tempo per un dibattito: va cestinata assiemi a chi l’ha proposta!

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