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Roma, il tribunale decide l’affido condiviso per il cane Spot: 6 mesi con lei e 6 con lui

Figli a quattro zampe come quelli a due gambe, anche per le coppie di fatto. Una sentenza del tribunale di Roma sull’affido condiviso del cane innova ulteriormente un comparto giudiziario che coinvolge ogni anno in Italia almeno 4mila ex coppie. E così al cane Spot, meticcio di nove anni, verranno applicate le stesse regole che normalmente si usano per i figli: sei mesi con papà e sei con la mamma “con facoltà per la parte che nei sei mesi non lo avrà con sé, di vederlo e tenerlo due giorni la settimana, anche continuativi, notte compresa”. Il cane era stato portato via dal componente maschile della coppia di fatto durante le vacanze di Natale 2011 e non aveva mai più visto la mamma. Una realtà, quella delle “separazioni e divorzi che riguardano l’affidamento del cane, del gatto, della tartaruga” e di ogni altro tipo di pet che coinvolge più persone di quante normalmente si pensi, spiegava a 24zampe (qui) tempo fa l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale e fondatore dell’Ami (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani). “Nel nostro ordinamento manca una norma di riferimento che disciplini l’affidamento di un animale domestico in caso di separazione dei coniugi o dei conviventi”, è spiegato nella sentenza, tuttavia siccome in Parlamento “giace da molti anni” una proposta di legge (ne abbiamo scritto qui su 24zampe) che indica la formula dell’affido condiviso – utilizzata per i figli minori – come la migliore soluzione per questi casi, il Tribunale di Roma, con un verdetto innovativo reso noto dal sito Cassazione.net, ha deciso per l’affido condiviso anche per Spot, conteso da due ex conviventi residenti nella capitale e arrivati alle vie legali. Per saperne di più, qui un articolo di Francesca Milano nella sezione Norme e Tributi del sito del Sole 24 Ore. Invece qui, l’avvocato matrimonialista Selene Pascasi, esperta del Sole 24 Ore, segnalava come il tribunale di Como fosse intervenuto, nell’aprile scorso, nell’accordo preso da una coppia in fase di separazione nei confronti dell’animale domestico. Il patto riguardava la sfera economica ma anche quella affettiva, trattandosi di animale da compagnia, “d’affezione”, appunto. L’esperta segnalava che, in caso di controversia sul destino dell’animale, il tribunale non era tenuto a intervenire per dirimerla.