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Pesce contaminato dalle microsfere in plastica contenute in dentifrici e creme

AGGIORNAMENTO DELLE 10.10
A questo indirizzo internet è possibile scaricare la app di Beat the Bead (https://www.beatthemicrobead.org/en/) per ottenere la lista completa dei prodotti inquinanti e uno strumento per riconoscerne la presenza dall’etichetta. Grazie a Cittadini per l’aria @Citizensforair per le informazioni.
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POST ORIGINALE
Le microsfere contenute in alcuni prodotti di cura della pelle e in dentifrici, che finiscono a miliardi in corsi d’acqua, danneggiano l’ambiente e la fauna, mettendo in pericolo la catena alimentare umana. I pesci che le ingeriscono assorbono e rilasciano sostanze chimiche tossiche. E’ il risultato della ricerca dell’Università australiana Rmit (Royal Melbourne Institute of Technology), che dimostra per la prima volta come i pesci possono assorbire il contenuto inquinante delle microsfere. Data l’importanza del pesce nella dieta, i ricercatori, guidati dallo scienziato ambientale Bradley Clarke della Scuola di scienze, ingegneria e salute dell’ateneo, affermano che i prodotti contenenti microsfere dovrebbero essere rimossi al più presto dal mercato. “Sappiamo che se si mangia del pesce, si rischia di ingerire qualsiasi sostanza inquinante che esso contiene”, scrive Clarke sulla rivista Environmental Science and Technology. Nello studio controllato in laboratorio, gli studiosi hanno ‘caricato’ microsfere estratte da popolari prodotti di pulizia della pelle con concentrazioni “ambientalmente rilevanti” dell’inquinante etere polibrominato bifenile (Pbde) e le hanno rilasciate in vasche di pesci. Hanno misurato che era stato assorbito dei tessuti dei pesci fino al 12,5% del Pbde, una sostanza che ha effetti gravemente dannosi sulla salute, come ritardo mentale nei bambini e danni ovarici alle donne (nella grafica tratta da Science Alert, sopra). “Il nostro prossimo passo è di determinare le implicazioni dei nostri risultati per la salute pubblica e misurare la quantità di inquinamento che entra dalle microsfere nella catena alimentare umana”, scrive ancora Clarke. Il governo australiano ha prescritto l’eliminazione graduale delle microsfere dai prodotti entro il 2018 e diverse grandi compagnie fra cui Unilever e L’Oreal si sono già impegnate in tal senso. Anche la California ha approvato una norma che mette al bando, entro il 2020, le microsfere cosmetiche di plastica che si trovano in numerosi prodotti per la cura personale, dai saponi esfolianti ai dentifrici. Il governatore dello Stato Usa, Jerry Brown, ha approvato nei mesi scorsi una misura che renderà fuorilegge le microperle dal 2020. In base a uno studio pubblicato dalle università della California e dell’Oregon, ottomila miliardi di microperle finiscono ogni giorno direttamente negli habitat acquatici dei soli Stati Uniti. È una quantità sufficiente a coprire 300 campi da tennis, ma che rappresenta appena l’1% del totale: 800mila miliardi di microparticelle confluiscono nei detriti fognari, da dove possono trovare la via per corsi d’acqua e oceani. Gli esperti spiegano però nella ricerca che esistono microsfere biodegradabili che non arrecano danni a flora e fauna.
  • Guido Minciotti |

    Ringrazierei ma penso ci sia un errore nella scelta del destinatario… Saluti gm

  • cristina |

    ciaooo come state siete belli

  • arthemis |

    Presumo che la sostituzione del componente non richieda lo stravolgimento di svariata catene produttive, perché aspettare il 2020?

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