Tassista romano rifiuta non vedente con cane-guida: “Sono allergico”, ma non è vero

guide-dog
“Sono allergico al cane… Cioè, no… il cane non lo posso prendere perchè è troppo grande, non può salire sul mio taxi”. Quando Simona Zanella, una giovane donna non vedente, racconta il fatto di cui è stata protagonista a Roma nei giorni scorsi, fuori dalla stazione Termini, la rabbia e la delusione sono inevitabili. “Non è un caso isolato”, aggiunge Simona, che si occupa di cani-guida per l’associazione Blindsight Project, una onlus per persone disabili sensoriali. Ironia della sorte, era nella Capitale per un seminario sul tema “Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazione”, organizzato dalla Questura di Roma in collaborazione con la stessa Blindsight Project (che ne ha fatto un resoconto qui).
“Sono arrivata alla stazione Termini da Feltre – racconta Zanella – con il mio cane-guida Isa, un pastore tedesco di otto anni. Fuori dalla stazione un addetto all’assistenza mi ha accompagnato ai taxi. Ma l’autista, dopo un momento di silenzio che non capivo e che non capiva neanche l’addetto della stazione, ha detto `Io il cane non lo posso prendere´”. Ovviamente sia Simona sia l’addetto hanno chiesto spiegazioni: “`Non lo posso prendere perche ‘sono allergico al cane‘, ci ha risposto – ha detto ancora Simona – Allora gli ho chiesto di farmi avere il certificato che dimostrasse l’allergia. La risposta e’ stata `Non ce l’ho, l’ho dimenticato a casa´”. Ma il tassista, messo alle strette, ha poi cambiato motivazioni: “`Non lo posso prendere perche´ è un cane grande’ ci ha poi detto. Ma i cani guida chihuahua non li fanno – prova a sdrammatizzare Zanella -. Comunque ci troviamo sempre con qualcuno con cui discutere. Noi facciamo fatica a muoverci, il cane per noi non è uno sfizio o un capriccio ma è una necessità. Rifiutando il cane il tassista ha rifiutato una persona. Se lo incontrassi di nuovo lo benderei per cinque minuti e lo porterei con me per la città. Voglio vedere se poi direbbe ancora no…”.
Alla fine poi Simona un taxi l’ha preso, quello subito dietro a quello negato: “Comprendo pure che i cani perdono peli e spesso quando ci fanno salire su un taxi io lascio anche la mancia”. Ma anche nella sua città Simona, che spesso va nelle scuole per incontrare giovani e parlare della sua disabilità, si è trovata ad affrontare problemi simili: “Una volta eravamo alcune persone su un autobus e avevamo i cani guida. Ci hanno detto, con un tono infastidito, `Perche´ non avete preso un taxi?'”. (Dire)