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A Parigi “storico accordo” sul clima, le reazioni di ambientalisti e animalisti #COP21

Risultato storico, grande rivoluzione per il pianeta, enorme passo verso il futuro. Si sprecano le iperbole per descrivere l’accordo raggiunto a Parigi alla conferenza Onu sul clima Cop21. Ma, in quanto a contenuti, il risultato di Parigi è un sottile esercizio di diplomazia applicata. La soglia per il riscaldamento globale è fissata “ben al di sotto dei 2 gradi”, ma prevede anche un impegno a “fare sforzi per limitare l’aumento a 1,5”, in linea con le richieste degli Stati insulari. Sulla riduzione delle emissioni, invece, si ‘accontentano’ i Paesi produttori di idrocarburi, a cominciare dall’Arabia Saudita. Il testo non parla di “neutralità carbonica”, ma di “equilibrio fra emissioni da attività umane e rimozioni di gas serra”, e non fissa una timeline precisa, limitandosi a imporre di “raggiungere il picco il più presto possibile” e poi accelerare per arrivare all’equilibrio “nella seconda metà di questo secolo”. Una delle principali critiche mosse dagli esperti è la mancanza di sanzioni a carico di coloro non raggiungessero i livelli previsti. Molto si dovrà fare per la transizione verso le energie pulite. Sui finanziamenti, il punto più scottante, ai Paesi avanzati viene ribadito l’obbligo di “fornire risorse” per supportare quelli in via di sviluppo, e chiesto di stilare una “roadmap precisa” per arrivare a mobilitare 100 miliardi di dollari l’anno da qui al 2020 (nella foto AP/Matt Dunham, attivisti attendono la fine del vertice parigino).

Activists dressed like animals stage a die in during a demonstration near the Eiffel Tower, in Paris, Saturday, Dec.12, 2015 during the COP21, the United Nations Climate Change Conference. As organizers of the Paris climate talks presented what they hope is a final draft of the accord, protesters from environmental and human rights groups gather to call attention to populations threatened by rising seas and increasing droughts and floods. (AP Photo/Matt Dunham)

Tra le reazioni delle associazioni ambientaliste e animaliste, si registra la delusione di Enpa per la mancata attenzione dei delegati al problema delle emissioni riconducibili alle attività agricole e dell’allevamento. Temi che erano stati già segnalati  all’apertura del vertice e di cui avevamo scritto qui su 24zampe. Moderatamente soddisfatti, almeno a giudicare dalle prime reazioni, Wwf e Greenpeace. Le posizioni delle altre associazioni saranno registrate su 24zampe man mano che saranno pubblicate.

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CIWF

Limitare i consumi di carne e dei prodotti lattiero caseari per poter raggiungere gli obiettivi di riduzione del riscaldamento climatico concordati a Parigi. Lo afferma Philip Lymbery, direttore generale di Compassion in World Farming International (Ciwf), nel ricordare come l’accordo di Parigi non sia sufficiente per mantenere la temperatura al di sotto dei 2 gradi. ”Passare ad una dieta salutare con minori consumi di carne e prodotti lattiero caseari – afferma Lymbery – potrebbe produrre circa il 40% della riduzione aggiuntiva delle emissioni necessaria a raggiungere l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura sotto i 2 gradi; il che può aiutarci a raggiungere l’obiettivo di Parigi evitando così livelli pericolosi di cambiamenti climatici”. A cambiare non deve essere solo la dieta ma il modo in cui si allevano gli animali, aggiunge il direttore, abbandonando l’allevamento intensivo che, con il suo bisogno di grandi quantità di soia e cereali come mangime è un fattore chiave della deforestazione e della perdita di biodiversità. L’allevamento, invece, dovrebbe focalizzarsi sul pascolo e su sistemi a rotazione fra cereali e allevamento, perché in questo modo si contribuisce alla qualità del suolo che consente di catturare grandi quantità di anidride carbonica; ma questo non vuol dire espandere ulteriormente i pascoli, perché creerebbe ulteriore deforestazione. ”Il messaggio è semplice – conclude il direttore – mangiare meno carne ma di migliore qualità assicurandosi che provenga da allevamenti all’aperto, nell’interesse del nostro clima, dell’ambiente, della sicurezza alimentare e del benessere degli animali”. (Ansa)

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ENPA

L’accordo di Parigi, centrato in prevalenza sulla questione dei combustibili fossili, lascia aperta la questione del massiccio contributo dell’agricoltura alla produzione dei gas serra, con il sistema degli allevamenti causa del rilascio in atmosfera di una percentuale di emissioni climalteranti compresa – a seconda delle metodologie di valutazione – tra il 18% e il 51% di tutte quelle riferibili alle attività antropiche. Una responsabilità – questa – confermata dalla stessa Fao che da tempo prevede un incremento del 73% della produzione di carne entro il 2050. Porre in primo piano questa indiscutibile realtà, con l’adozione delle conseguenti strategie d’intervento, avrebbe reso l’intesa davvero forte e ambiziosa, e si sarebbe soddisfatto quell’elemento di differenziazione più volte dichiarato, cioè la responsabilità storica dei Paesi sviluppati per le emissioni inquinanti legate a uno stile di vita e di alimentazione devastanti che purtroppo stanno divenendo modello per il resto del mondo. Infatti, è paradossale che da una parte si lavori, giustamente tanto, contro lo sfruttamento dei combustibili fossili e d’altro canto non si affronti adeguatamente la questione dell’impronta del carbonio legata alla filiera della carne.

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WWF

“Il testo contiene elementi che creano la possibilità di rendere le azioni dei governi sempre più forti col passare del tempo, in termini di mitigazione, adattamento e finanza. Questo è fondamentale. Si prevede l’obiettivo a lungo termine di rimanere ben al di sotto dei 2°C di riscaldamento, con il riferimento all’orizzonte di 1,5°C: questo costituisce un segnale forte sul fatto che i governi sono impegnati a essere in linea con la scienza”. Così Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia, commenta la bozza di accordo raggiunto a Parigi alla Conferenza sul clima e in attesa di via libera. “Quello di cui c’è bisogno ora sono le azioni, per ridurre le emissioni e aiutare i più vulnerabili, in modo da raggiungere davvero quell’obiettivo – osserva – Nel testo ci sono le opportunità per farlo, come il dialogo nel 2018 previsto dal paragrafo 20 della decisione, che dovrebbe essere utilizzato per aggiornare gli impegni attuali, così come andranno sfruttate le ulteriori opportunità dopo il 2020”.

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GREENPEACE

“La ruota dell’azione sul clima gira lentamente ma a Parigi ha avuto una svolta. Questo accordo pone l’industria dei carburanti fossili dalla parte sbagliata della storia”. E’ il giudizio del direttore esecutivo di Greenpeace, Kumi Naidoo, sulla bozza di accordo sul clima diffusa a Parigi.