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Gli aggiornamenti e le reazioni alla vicenda dell’uomo ucciso dai cinghiali a Cefalù

AGGIORNAMENTO DEL 13 AGOSTO 2015 – IL COMUNICATO DI FEDERCACCIA
“Ogni estate e’ alla ricerca del suo tormentone per attaccare la caccia. Negli anni e’ stata la siccita’, la troppa pioggia, gli incendi. Quest’anno motivo scatenante e’ stato purtroppo la tragedia di Cefalu’ collegata all’incontenibile proliferare dei cinghiali: troppi, dannosi, aggressivi. Ovviamente la causa viene addossata ai cacciatori! E’ allora il caso di precisare come stanno le cose. Non e’ piu’ tempo e non c’e’ piu’ spazio per strumentalizzazioni sul tema dei danni da fauna selvatica tra i quali preoccupano ormai a livello di «emergenza» quelli prodotti dalla presenza del cinghiale- e di altri ungulati- fuori controllo in molti territori italiani. Condizioni oggettive e responsabilita’ soggettive si sono incontrate determinando un quadro che da’ la dimostrazione, allo stato delle cose, della sua ingovernabilita’. Alla base vi sono responsabilita’ di una insufficiente gestione, e soprattutto di incapacita’ delle Istituzioni preposte, ma anche prese di posizione prevaricatorie e ideologiche degli animalisti che (al solo scopo di salvaguardare una immagine da «vestali» a tutela di una purezza di pensiero e di azione che mira comunque a salvaguardare l’animale a scapito di qualsiasi altra situazione) hanno non minore responsabilita’, avendo favorito e moltiplicato le «aggressioni» del cinghiale contro il patrimonio agricolo nonche’ determinato con la presenza del suide su strade, in citta’ e in orti o giardini di abitazioni private, un crescente pericolo per la vita, come purtroppo l’episodio di Cefalu’ ha dimostrato. E’ un episodio che aldila’ del dolore che umanamente suscita e che colpisce duramente una famiglia incolpevole, fa riflettere sul fatto che quando un Paese deve trovarsi di fronte a un «sacrificio» di questa portata per rendersi conto di non essere stato capace di gestire correttamente il rapporto tra specie viventi, uomini compresi, dimostra il fallimento della politica e delle Istituzioni pubbliche e comunque mancanza di determinazione nell’affrontare un problema ormai di rilevanza nazionale”. Cosi’ in un comunicato Federcaccia.
AGGIORNAMENTI DEL 11 AGOSTO 2015
1. SI’ A CATTURE E ABBATTIMENTI
«E’ stato necessario dare una accelerazione alla legge sulla caccia a causa degli spiacevoli episodi accaduti qualche giorno fa». Lo ha detto in conferenza stampa l’assessore all’Agricoltura della Regione siciliana, Francesca Barresi, intervenendo insieme al presidente Rosario Crocetta, a palazzo d’Orleans, in merito alla dichiarazione dello stato di emergenza per il sovraffollamento di cinghiali in Sicilia. In particolare per l’eccessiva presenza di questo specifico animale sulle Madonie causa di attacchi a greggi e ad attivita’ economiche, `culminata´ con la morte di un pensionato di 77 anni aggredito da un cinghiale a pochi metri dalla sua abitazione, nei monti sopra Cefalu’. L’Assemblea regionale ieri sera ha approvato la norma predisposta d’urgenza dal governo Crocetta.
«E’ stato individuato – ha aggiunto l’assessore- un emendamento diventato articolo che permette nelle aree protette di fare un censimento e l’eventuale prelievo selettivo della fauna selvaggia. Una norma fondamentale. Inserendola ci permette di dare una risposta agli agricoltori e alla popolazione che da troppo tempo chiedono una risposta». «I cinghiali hanno alterato l’ecosistema. Necessita una rivisitazione della legge 33 del 97 in materia di tutela della fauna e alla difesa dei danni in agricoltura che e’ gia’ stata fatta in tutte le altre regioni italiane», ha concluso Barresi.
2. LAV: “LA SICILIA NON SA QUANTI CINGHIALI CI SIANO”
«La Regione Sicilia sembra non avere alcuna certezza circa l’ammontare effettivo della popolazione di cinghiali all’interno del Parco delle Madonie, indicata attraverso fonti di stampa in 5mila secondo un censimento del 2012 ma che secondo altri ammonterebbe a 10 mila unita’, eppure annuncia una guerra contro questi ungulati ricorrendo all’uso di provvedimenti emergenziali che nulla hanno a che vedere con quanto accaduto a Cefalu’». Lo ha affermato Massimo Vitturi, Responsabile LAV Animali selvatici.
«La presenza dei cinghiali sull’isola non e’ infatti una novita’ essendo consolidata da secoli e comunque all’attenzione delle amministrazioni che oggi chiedono lo sterminio, almeno dal 2009 – ha aggiunto -. Affermare poi che quanto accaduto dimostrerebbe che i cinghiali sono troppi, non ha alcun senso perchéá il recente tragico incidente sarebbe potuto accadere anche se quel cinghiale fosse stato l’unico presente in tutta la Sicilia».
«Il nostro Paese deve uscire fuori dalle impacciate logiche dell’emergenza e mettere in campo efficaci azioni preventive, attuando un controllo della fertilita’ di questi animali piuttosto che pianificare una carneficina e mettere in vendita la carne di questi animali, trincerandosi dietro discutibili ragioni di sicurezza».
Infine, riguardo all’aggressione mortale subita da un anziano pochi giorni fa, Vitturi ha spiegato: «Non possiamo che essere addolorati per il tragico scontro mortale di un uomo con un cinghiale, ma e’ necessario anche domandarsi come mai nessuno stato d’emergenza venga invece deliberato per le molte decine di vittime, umane e animali, della caccia che puntualmente si verificano ogni anno: 22 morti e 66 feriti nel corso della passata stagione venatoria, con 1 morto e 3 feriti proprio in Sicilia, 118 vittime (tra morti e feriti) nella stagione 2013/2014 (Fonte Associazione Vittime della caccia) e bollettini altrettanto nefasti negli anni precedenti. Eppure per arginare questa realta’ nessun provvedimento d’emergenza e’ stato mai disposto, forse perché, a differenza dei cinghiali, i cacciatori votano».
3. IL COMUNICATO DI ANIMALISTI ITALIANI

L’interpretazione della vicenda di Cefalù del Presidente degli Animalisti Italiani Onlus, Walter Caporale: “Dietro i ripopolamenti di animali che poi verranno ammazzati dai cacciatori ci sono le mazzette, le clientele, la raccolta di voti, la spartizione di soldi pubblici tra politici locali e associazioni venatorie. A tutto questo si aggiunga che i cinghiali dell’Est Europa, importati in Italia a nostre spese dalle Province e dalle Associazioni Venatorie, sono più aggressivi e prolifici dei cinghiali italiani che ormai sono quasi estinti. Ci auguriamo dunque che i veri responsabili della morte del pensionato di Cefalù vengano perseguiti penalmente. Nessuna caccia al cinghiale può essere ora giustificata con questo pretesto: gli animali in sovrannumero possono essere sterilizzati e trasferiti in altre zone. Province e Regioni, anziché spartirsi i soldi con i dirigenti venatori, pensino piuttosto a realizzare reti elettrificate da porre nelle aree ad alta densità di animali”. “Cosa vogliamo fare dunque per tutte quelle persone morte a causa della caccia al cinghiale? Ogni anno – snocciola i dati il Presidente Caporale –  circa 50 persone tra cercatori di funghi, escursionisti, amanti della montagna e, ironia della sorte, gli stessi cacciatori, perdono la vita per i colpi esplosi da fucili assassini. Vogliamo dunque ammazzare tutti i cacciatori per porre fine all’inutile strage”?

AGGIORNAMENTI DEL 10 AGOSTO 2015
1. SICILIA, STATO DI EMERGENZA E DDL PER INTERVENTI STRAORDINARI
Dopo la morte di un uomo di 77 anni, Salvatore Rinaudo, in seguito all’aggressione da parte di un cinghiale a Cefalù, la giunta regionale siciliana, presieduta dal governatore Rosario Crocetta, ha deliberato lo stato di calamità relativo all’emergenza per il sovraffollamento dei cinghiali, un fenomeno che da anni tiene in allerta soprattutto gli abitanti delle Madonie. E’ stato anche approvato del Parlamento regionale, con 52 voti a favore e 7 astenuti, il disegno di legge che autorizza interventi straordinari per arginare il fenomeno della proliferazione dei cinghiali, che da anni tiene in allarme gli abitanti dei comuni delle Madonie. Seguendo un iter straordinario, il ddl è andato all’esame della commissione Attività Produttive che è stata autorizzata a riunirsi parallelamente ai lavori d’aula di questa sera.
2. ENPA, PROTEZIONE ANIMALI
“Stime e studi sulla presenza dei cinghiali sul territorio italiano sono complicate da effettuare, quelle pubblicate e rese note di recente sono ben poco affidabili”. Lo riferisce Andrea Brutti, ufficio fauna selvatica Enpa dopo l’aggressione a Cefalù, al confine con il parco delle Madonie, ad opera di un cinghiale nei confronti si una coppia di anziani, che ha provocato la morte di lui ed il ferimento di lei. “Noi come Enpa, come ente di volontari non possiamo fare stime o censimenti – spiega Brutti – anzi noi da tempo chiediamo che vi sia un monitoraggio più attento, poiché sembra proprio che la situazione sia fuori controllo. L’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, dovrebbe farsene carico, certo il settore ricerca in Italia sappiamo che non ha grandi risorse. Ma ad un eventuale censimento dei cinghiali, che tra l’altro vanno distinti dall’ibrido cinghiale-maiale, potrebbero partecipare istituti scientifici specifici, le Asl e le università”. “Un censimento, una mappa della presenza dei cinghiali sul nostro territorio è certamente necessaria – continua Brutti – come venne fatta per il lupo, che ora è costantemente sotto monitoraggio. Certo il cinghiale si muove su aree piuttosto ampie, è un animale che si adatta e riesce a raggiungere zone dove altri animali non vanno, ma se si uniscono le forze tra istituti, asl e università qualcosa si potrebbe fare”.
3. L’ESPERIENZA DELLA REGIONE LAZIO
Dopo la tragedia di Cefalu’, si e’ aperto un dibattito sulla pericolosita’ e i danni provocati dai cinghiali. intervengono nel dibattito due politici laziali: Michele Baldi, Capogruppo della Lista civica Nicola Zingaretti alla Regione Lazio, e Enrico Panunzi, Presidente della Commissione Ambiente: “In Sardegna tante aziende sono state costrette a chiudere a causa di cinghiali distruttori, vero dramma sia per il paesaggio che per gli agricoltori. Emergenze e catastrofi che sono comuni a tutte le regioni e che per negligenze, per incapacita’ o per opportunismo elettorale, non sono mai state prese in seria considerazione da vari livelli istituzionali. Al contrario la Regione Lazio, nella quasi totalita’ del Consiglio, maggioranza e opposizione (eccezion fatta per il Movimento 5 Stelle), ha approvato il 25 febbraio 2015 una legge che disciplina prevenzione, indennizzo e controllo dei danni degli animali, in particolare dei cinghiali. Ancora una volta la Regione Lazio rappresenta un esempio per tutte le altre regioni che improvvisamente si svegliano. A dimostrazione che il Consiglio regionale del Lazio, tutto insieme, puo’ impiegare molto meglio il suo tempo rispetto a discussioni attivate da troppi ventilatori di fango”.
4. LA SITUAZIONE IN LIGURIA
Il presidente della commissione Ambiente-Territorio, consigliere di Gruppo misto-Ncd Area Popolare della Regione Liguria, Andrea Costa, annuncia nuovi provvedimenti per scongiurare danni alle coltivazioni ad opera dei cinghiali, soprattutto, per garantire l’incolumità delle persone “prima che sia troppo tardi”. “E’ arrivato il momento di dire basta a questa invasione di cinghiali che distruggono campi ed orti, anche all’interno dei paesi, spingendosi fino alle porte della città, sotto l’occhio impotente degli agricoltori e che, ora, rappresentano un pericolo per la vita stessa delle persone”, afferma Costa facendo riferimento alla morte di due agricoltori uno nel bresciano l’altro a Cefalù, proprio a seguito dell’aggressione di un cinghiale. Costa ha sottolineato che anche le strade sono diventate oramai insicure e ricorda un drammatico episodio accaduto recentemente proprio in Liguria: “Alcuni giorni fa un ragazzo che viaggiava in sella ad un ciclomotore in una strada provinciale dello spezzino ha incrociato un cinghiale ed è caduto a terra, riportando traumi e contusioni. L’epilogo poteva essere ben più tragico – ha detto Costa – quindi dobbiamo agire, prima che sia troppo tardi”. “Dovremo rivedere le norme obsolete che regolano il prelievo venatorio, il cinghiale non rischia l’estinzione, e pianificare l’abbattimento di un maggior numero di capi, nelle more dell’autonomia legislativa regionale. Magari abbattendo capi durante tutto l’arco dell’anno, per salvaguardare la sicurezza pubblica, e anche nelle aree protette, quali le zone Parco”. Perchè “il Parco dovrebbe incentivare la cura del territorio, non ingessarlo”. “Mi rendo conto che queste proposte provocheranno una levata di scudi da parte di diverse associazioni animaliste, – ha evidenziato Costa – ma il mio dovere è difendere gli uomini e non il cinghiale. Comunque “i provvedimenti del caso non si limiteranno a pianificare soltanto abbattimenti, ma occorrerà studiare strategie comuni per evitare che l’abbandono delle coltivazioni e dei boschi trasformi l’ambiente nell’habitat ideale per cinghiali. – ha concluso – Si dovranno adottare, quindi, progetti di riqualificazione del bosco mediterraneo, luogo ideale di vita della nostra fauna stanziale e migratoria, dove il cinghiale occupa una nicchia molto più ristretta di quelle attuale».
5. LAV, ANTIVIVISEZIONISTI
“Assurdo dichiarare lo stato di emergenza quando 88 persone sono rimaste vittime di armi da caccia solo nell’ultima stagione venatoria, con 22 morti”. Massimo Vitturi, responsabile Lav Animali selvatici, invita il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, ad astenersi dal proporre “scorciatoie amministrative dettate dall’emotivita’. E’ necessario pensare a soluzioni pragmatiche e di buon senso. Se la priorita’ e’ la sicurezza dei cittadini, sguinzagliare centinaia di cacciatori dotati di potenti fucili con gittata superiore ai 3 km in piena stagione turistica puo’ produrre effetti ancora peggiori del male che si vuole curare”. Dopo aver espresso la solidarieta’ della Lav alla famiglia della vittima, Vitturi lamenta come la gestione degli animali selvatici sia “troppo spesso affidata ai cacciatori, i cui interessi sono naturalmente in contrasto con una soluzione a lungo termine del problema”. Infatti, “nel timore che il numero di esemplari cacciabili diminuisse irreversibilmente, negli anni ’70 e ’80 vennero organizzati numerosi ripopolamenti introducendo gli animali dai paesi dell’est Europa: cinghiali molto piu’ grossi e molto piu’ prolifici di quelli italiani, quindi molto piu’ interessanti per i cacciatori, che dal quel momento si garantirono carnieri sempre pieni e copiosi”. “Fino a che – sottolinea il responsabile Lav – la cosa non sfuggi’ al controllo, creando la situazione che ora riscontriamo in tutto il Paese”. Non solo: “Si e’ creato anche un circolo vizioso nel quale gli agricoltori denunciano di aver subito danni dai cinghiali, le Regioni li rimborsano economicamente e impongono quote di abbattimento piu’ elevate, i cacciatori uccidono ancora piu’ cinghiali, aumentando cosi’ il guadagno derivante dalla vendita delle loro carni”.
AGGIORNAMENTO DEL 9 AGOSTO 2015
Nell’esprimere il cordoglio alla famiglia delle vittime del tragico episodio in Sicilia, il WWF Italia sottolinea come quella dei cinghiali sia un’emergenza nota e denunciata da anni di cui pero’ mancano i dati reali su consistenza della popolazione, distribuzione, danni all’agricoltura. Con lo spopolamento delle montagne e delle campagne sta aumentando in questi anni la fauna selvatica che fatica a trovare un equilibrio naturale, vista la carenza di predatori. I grossi predatori, prima di tutto i lupi, che svolgono il ruolo di tenere sotto controllo le specie onnivore (come i cinghiali) e erbivore (come cervi e daini) non riescono a tenere contenere alcune specie come i cinghiali che hanno alti tassi di riproduzione. Per gestire questa situazione dati scientifici certi sono la base per affrontare il problema. Il WWF propone che si affidi all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA la gestione di una banca dati sul cinghiale e sui danni all’agricoltura in collaborazione con le Regioni, al fine di identificare le aree piu’ critiche e vulnerabili e per pianificare su basi scientifiche il controllo delle popolazioni.
POST ORIGINALE DELL’8 AGOSTO 2015
Un uomo e una donna in vacanza a Cefalù (Palermo) sono stati aggrediti dai cinghiali. L’uomo, Salvatore Rinaudo, 77 anni, originario del luogo, è morto. La donna, Rosa Rinaudo, 73 anni, si trova in gravissime condizioni all’ospedale della cittadina normanna dove è stata trasportata dal 118. I due, marito e moglie, si trovavano in una casa in campagna tra le contrade Ferla e Mollo, sulle colline, a qualche chilometro dal centro abitato. Sui loro corpi i medici hanno constatato segni evidenti di morsi degli animali. Indagano i carabinieri. Da tempo alcuni sindaci delle Madonie, soprattutto quelli dei comuni montani, segnalano i rischi dovuti al numero crescente di cinghiali nel territorio, per evitare aggressioni ad animali da allevamento e danneggiamenti alle colture.
Salvatore Rinaudo era andato in soccorso dei suoi cani, aggrediti dai cinghiali, ma è stato a sua volta aggredito ed è caduto vicino a un torrente. La moglie è corsa in suo aiuto sentendo le grida ma anche lei è stata aggredita, per fortuna senza le stesse conseguenze.Un cinghiale selvatico in un'immagine d'archivio. FOLCO LANCIA /  ANSA
Lo scorso 22 maggio a morire dissanguato fu Severo Zatti, un 72enne di Iseo, nel Bresciano, che – stanco di vedere il proprio podere sistematicamente devastato dagli animali – aveva deciso di regolare i conti con loro armato del proprio fucile da caccia. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’uomo – attirato forse al limitare dal campo da un rumore sospetto – si era trovato di fronte all’improvviso un esemplare di una certa stazza e aveva fatto fuoco, ferendolo, prima di essere attaccato e di riportare una grave lesione all’arteria femorale. Zatti aveva perso subito conoscenza ed era stato ritrovato cadavere dai familiari qualche ora piu’ tardi; a una ventina di metri da lui, il corpo del cinghiale, crollato senza vita prima di rifugiarsi nella vicina boscaglia.
IL SINDACO DI CEFALU’
“Più volte è stato segnalato il pericolo dei cinghiali e per questo è stata chiesta anche una campagna di abbattimento controllato. Ma non è stata mai adottata alcuna misura”. Il sindaco di Cefalù, Rosario Lapunzina, solleva critiche per una gestione, a suo giudizio inadeguata, dell’emergenza provocata dalla crescente presenza di cinghiali nelle contrade di Cefalù e nel territorio del Parco delle Madonie. “I sindaci del comprensorio – dice – hanno posto il problema negli incontri che si svolti in varie sedi. Siamo colpiti e profondamente addolorati per quanto accaduto. Ma anche molto arrabbiati, perché questa è una tragedia annunciata. Da tempo chiediamo che la Regione vari una legge per l’abbattimento controllato di una fauna, quella dei suidi, che, cresciuta a dismisura, danneggia le colture e, sopratutto, incute timore negli abitanti. Più incontri si sono succeduti, su nostra richiesta in Prefettura”. “E’ dell’ottobre scorso – prosegue Lapunzina – l’audizione, presso la quarta commissione dell’Ars del presidente dell’Ente Parco Madonie. A nome dei sindaci ha ribadito la richiesta di misure urgenti, per permettere l’abbattimento degli animali. Ora la tragedia che, nella nostra società, pare essere un elemento necessario a smuovere le coscienze”.
L’ASSESSORE REGIONALE ALL’AGRICOLTURA
«L’aumento indiscriminato delle specie animali selvatiche o inselvatichite è un problema che l’assessorato non ha mai sottovalutato, rappresentando anche alla commissione Attività produttive dell’Ars la necessità di adoperarsi affinché venga esaminato nel più breve tempo il disegno di legge di modifica della legge regionale n. 33/97 che regolamenta la materia». Lo ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Sara Barresi, esprimendo «il proprio profondo cordoglio» alla famiglia di Salvatore Rinaudo, l’uomo aggredito e ucciso questa mattina da cinghiali a Cefalù. «Con l’attuale legge, la Regione è nella impossibilità di attivare un qualsiasi strumento limitativo e di contrasto, fatta salva la possibilità di definire il calendario venatorio – spiega l’assessore – La grave circostanza appena accaduta sarà ulteriore stimolo per sollecitare il parlamento regionale ad una immediata e urgente modifica della norma». Barresi ha quindi precisato come «in presenza di fatti gravi che minaccino la pubblica incolumità, solo i sindaci e i prefetti hanno il potere di emanare ordinanze» e si è impegnata «a mettere a disposizione il dipartimento delle Risorse rurali con gli agenti della forestale e a collaborare con ogni risorsa possibile negli interventi di controllo del territorio».
 IL PRESIDENTE DEL PARCO DELLE MADONIE
“Un disastro annunciato da tempo – dice il presidente del Parco delle Madonie Angelo Pizzuto – sul quale, nonostante le reiterate richieste ben documentate dell’ente parco delle Madonie, il legislatore non ha ancora preso gli idonei provvedimenti, lasciando al caso ed alla fortuna la risoluzione di un problema atavico. Ora il tempo è scaduto”. “Ho partecipato – aggiunge il presidente del parco delle Madonie, Pizzuto – a decine di riunioni e tavoli tecnici, in cui abbiamo proposto, fin dal 2010, l’unico sistema ritenuto idoneo a frenare il proliferare di questi animali ibridi inselvatichiti, e cioè l’abbattimento selettivo supervisionato dalle forze dell’ordine, sul quale abbiamo anche riscosso il favore delle autorità, ma finora nulla e’ cambiato. Vorrei precisare che in questa vicenda l’ente parco è una vittima, al pari dei cittadini, perchè c’e’ a rischio la vita dei cittadini e l’equilibrio di un ecosistema complesso che sta mutando senza che sia stata adottata una soluzione definitiva, che ha cercato e cerca di proporre al legislatore regionale idonee soluzioni. Ho già parlato con gli assessori di riferimento, Maurizio Croce e Sara Barresi, che si sono detti disponibili ad adottare le soluzioni più idonee e soprattutto celeri, un emendamento in tal senso è già stato depositato in commissione ambiente dall’assessore Croce che ha accolto il nostro grido di allarme”. ”Alle famiglie colpite – aggiunge Pizzuto – vanno la nostra solidarietà ed il nostro sentito cordoglio, oltre all’impegno che l’ente parco non si fermerà fin quando non venga trovata una soluzione seria ed una norma concreta in grado di mettere fine a questa tragedia”.
L’ENTE PROTEZIONE ANIMALI – ENPA
Esprime “cordoglio ai famigliari della vittima” la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi, che sottolinea al contempo come questo evento così doloroso sia conseguenza della strategia fallimentare seguita in materia faunistica a livello sia nazionale e locale (Regioni e Province). Finalizzata non tanto alla gestione scientifica e razionale (ma anche etica) dei selvatici, quanto alla ricerca del consenso dei cacciatori – categoria sempre più minoritaria – attraverso le leve della libertà di sparo, dei ripopolamenti venatori, degli abbattimenti presuntamente “selettivi”. “Nel caso di Cefalù, inoltre, è probabile che il cinghiale fosse un esemplare femmina con cuccioli al seguito – aggiunge Andrea Brutti dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa – e che essa si sia sentita minacciata dall’avvicinarsi dei cani e dell’uomo. Viene dunque da chiedersi coma mai, pur insistendo il territorio di Cefalù in un parco regionale, non sia prevista una adeguata attività di informazione su come comportarsi in caso di incontri con i selvatici”. Un altro problema per Enpa è quello dei ripopolamenti venatori, cioè l’immissione della cosiddetta fauna “pronto caccia” che, per garantire il divertimento delle “doppiette”, può alterare le caratteristiche demografiche delle specie. Invece che sparare, occorre applicare correttamente la legge 157/1992 la quale prescrive, oltre a censimenti scientifici delle popolazioni, il ricorso prioritario e obbligatorio ai metodi ecologici; gli unici in grado di intervenire efficacemente e in maniera duratura sulla demografia delle specie e sulla prevenzione dei danni. Infine, si devono prevedere urgentissimi ed immediati controlli sulle aziende che allevano cinghiali a fini “alimentari” – pratica che dovrebbe essere vietata del tutto – in quanto accade spesso che alcuni esemplari fuggano dalla cattività e si riproducono con suini allevati allo stato brado.
LEGACOOP
“Da anni sindaci, associazioni e sindacati denunciano la gravità del problema dovuta all’introduzione di una razza di cinghiali che qui prolifera almeno il triplo rispetto alle zone di origini. È assurdo che si sia arrivati alla tragedia e che, come spesso succede nella nostra Regione, non ci sia la capacità di trasformare un problema così grave in una risorsa». Così il presidente di Legacoop Palermo Filippo Parrino e il responsabile del settore agroalimentare Nino Tilotta commentano l’aggressione di Cefalù. «La giusta salvaguardia dell’ambiente e degli animali non può essere un feticcio da venerare a tutti i costi – aggiungono – Sulle Madonie ci sono risorse e competenze per dare corso ad una filiera certificata che trasformi questa condizione drammatica in una risorsa di un territorio. Siamo convinti che il neo assessore all’Agricoltura sappia in tempi brevi predisporre una proposta che una volta per tutte affronti in modo risolutivo il problema. Lo si deve a Salvatore Rinaudo e sua moglie, ma anche a tutti quelli che in questi lunghi anni di inezia della politica hanno rischiato la propria vita e vedono continuamente distrutte coltivazioni e piantagioni».
ARCICACCIA
Sull’allarme cinghiali «le responsabilità sono anche al mondo venatorio e della politica. In passato sono stati immessi questi animali sapendo che sarebbe esploso l’allarme del sovrannumero. Oggi abbiamo bisogno di intervenire in modo determinato per ridurre la pressione sull’agricoltura e per farlo occorre una normativa straordinaria, al di fuori delle normali regole». Così all’Adnkronos Osvaldo Veneziano, presidente nazionale Arcicaccia, che sottolinea la necessità «di affrontare la questione a monte: l’uso delle carni, facendo emergere il nero per trasformarle in una risorsa dei territori». Per Veneziano serve una legge «che metta nelle condizioni di conoscere la quantità delle popolazione e di agire, superando i limiti delle aree protette, con tempi indipendenti. C’è una legge ferma in Senato – aggiunge Veneziano – la commissione Agricoltura aveva individuato la gravità del tema, ma non ha dato seguito con gli interventi necessari». Con una situazione ormai fuori controllo, il mondo della caccia chiede una legge che «possa operare alle dipendenze di chi deve affrontare i danni, agricoltori compresi, e che consenta di utilizzare la carne di cinghiale non più al nero, legalizzandone il commercio e con i conseguenti controlli sanitari», conclude Veneziano.
CODACONS
Il Codacons interviene sul caso dell’aggressione ad opera di cinghiali che ha provocato una vittima a Cefalu’, chiedendo di «sapere cosa hanno fatto negli ultimi anni le istituzioni per prevenire la disgrazia e far fronte al proliferare di cinghiali nella zona – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Se realmente i sindaci di diversi comuni montani hanno da tempo lanciato l’allarme sugli animali salvatici, chiediamo di conoscere quali provvedimenti siano stati presi su tale fronte a tutela della pubblica incolumita’ e sicurezza».
Le autorita’ competenti- aggiunge- dovranno ora accertare le responsabilita’ degli enti locali per capire se sia stato fatto tutto il possibile per evitare la disgrazia di Cefalu’ e dovranno essere subito adottate misure per garantire la salute dei cittadini e prevenire nuove aggressioni da parte di cinghiali. In tutta Europa simili incidenti vengono evitati predisponendo gabbie ad hoc che consentono di catturare e gestire il numero di cinghiali in eccesso”.
WWF
Un business illegale «da centinaia di migliaia di euro». E’ la denuncia di Franco Ferroni, responsabile Policy Biodiversità, Aree protette, Politiche Agricole del Wwf Italia, che parla – a margine della tragica vicenda di Cefalù – di una questione nota a tutti: «Attorno al cinghiale c’è un mercato nero che vale centinaia di migliaia di euro: per un cinghiale abbattuto legalmente, ce ne sono almeno due abbattuti illegalmente». Questo significa anche sul mercato, e sulle nostre tavole, «arrivano animali non controllati».
Un esempio? «Nelle Marche abbiamo censito 30mila cinghiali. Legalmente se ne abbattono 10mila l’anno, ma la popolazione resta stabile nonostante i tassi riproduttivi dell’animale che vanno dal 100% al 200%. Pur attribuendo al lupo, che è il suo unico predatore, l’uccisione 2-3mila cinghiali ce ne sono almeno altri 10mila abbattuti illegalmente», spiega Ferroni. Insomma, se la caccia è oggi l’unica attività di contenimento messa in campo (anche con autorizzazioni ad hoc per cacciare in modo selettivo all’interno del aree protette), i cacciatori non avrebbero alcun interesse a risolvere il problema. Ora, con l’incidente di Cefalù, il sindaco chiede che la Regione vari una legge per l’abbattimento controllato dei cinghiali. «L’attività venatoria non è sufficiente rispetto al tasso di riproduzione – aggiunge Ferroni – la soluzione per noi è affidare le catture a chi subisce i danni maggiori, cioè gli agricoltori, che potrebbero trasformare questo problema in una risorsa». Per rendere possibile questa soluzione, «i ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, con la Conferenza delle Regioni, dovrebbero convocare un tavolo per definire un decreto legge che risolva i problemi della normativa attuale». Un decreto che risolva la questione della proprietà dell’animale (che è dello Stato, è per questo che i cacciatori devono avere le licenze e che, invece, gli agricoltori non possono catturarli e utilizzarli), la possibilità di utilizzare mattatoi mobili (visto che praticamente non ci sono in Italia mattatoi abilitati alla macellazione di selvatico e domestico insieme) e che regoli l’aspetto economico dell’attività di cattura a carico dell’agricoltore.
IL SINDACO DI POLLINA
Sulle stesse posizioni il sindaco Pd di Pollina, Magda Culotta: “Da tempo, insieme agli altri sindaci delle Madonie, abbiamo lanciato l’allarme per la presenza di cinghiali in questi territori ma nonostante l’impegno assunto dalla Regione ancora non è stato preso nessun provvedimento in merito”. “E’ oltre un anno che abbiamo avanzato una richiesta alla Regione proprio perché nell’ultimo anno il fenomeno si è ingrandito e ci aspettavamo che potesse accadere, come purtroppo è successo, qualcosa di grave. Questi animali sono ovunque, come dimostra il fatto che l’aggressione di oggi è avvenuta nei pressi della casa di campagna dell’anziana coppia – ha aggiunto il sindaco del Pd – Il nostro è un grido di allarme rivolto alla Regione perché trovandoci all’interno di un’area parco è la Regione che deve legiferare in merito».
L’ETOLOGO
“E’ un ennesimo caso di dolorosissimo attrito tra mente umana e mente animale. A parte gitanti e cacciatori che si frappongono tra madri e cuccioli o mettono alle strette qualche maschio dalle potenti zanne, tutti gli animali selvatici, cinghiali inclusi, temono la presenza dell’uomo. Pero’ la disponibilità di residui, immondizie, orti, giardini con piante tuberose o terreni umidi ricchi di lombrichi, non recintati rende appetibile la vicinanza dell’uomo”. Così Enrico Alleva, etologo e socio dell’Accademia dei Lincei, sul caso della coppia di anziani caricata dai cinghiali a Cefalù. “Le amministrazioni locali dovrebbero monitorare questi incontri troppo ravvicinati con animali potenzialmente pericolosi (senz’altro per le dimensioni) e – sottolinea – promuovere una cultura di reciproca tolleranza utilizzando le competenze del coordinamento di associazioni scientifico-accademiche”.
COLDIRETTI
”La drammatica aggressione è la punta dell’iceberg di una emergenza nazionale provocata dal proliferare senza controllo degli animali selvatici che distruggono i raccolti agricoli, sterminano gli animali allevati, causano incidenti stradali per un totale stimato in quasi 100 milioni di euro nel 2014, senza contare i casi in cui è stata messa in pericolo la vita delle persone”, dice Coldiretti commentando la tragedia di Cefalù. “Nei giorni scorsi gli agricoltori della Coldiretti hanno lasciato le campagne per lanciare un sos alle istituzioni in tutta Italia per una situazione insostenibile che sta provocando l’abbandono delle aree interne da parte della popolazione, con problemi sociali, economici e ambientali” ha affermato il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo, che conclude: ”La situazione è grave con gruppi di cinghiali guidati da animali fino di oltre 150 chili di peso che arrivano oramai fino dentro le case”.
  • salvatore.vernaci@virgilio.it |

    Il “problema cinghiali”, in Sicilia, ha una origine esclusivamente antropica e la responsabilità è ben individuabile, per cui non è accettabile che a fronte di tali errori umani a farne le spese siano sempre e solo gli animali!”. Le Guardie venatorie Cacciola Salvatore – Rappazzo Antonino – Giardina Fabio -Giorgiadis Paulos – Lo Presti Antonio – Bilardo Antonio – Galli Biagio – Mondello Giuseppe – Marzo Giovanni – Caos Giuseppe – Pagano Carmelo – La Barbera Alessandro- Calabrò Santi – Oddamo Marcello, ex Dipendenti delle Società Partecipate della Provincia Regionale di Messina: prima Multiservizi s.r.l.. e poi “Vigilanza Venatoria ed ambientalista s.r.l.” hanno formalizzato una proposta all’Assessorato Regionale all’Agricoltura, al Commissario Straordinario della Provincia di Messina ed ai Sindaci Siciliani interessati ed hanno suggerito:
    a) la questione cinghiali vada affrontata in modo organico e scientifico, con censimenti puntuali delle zone dove si è verificato un sovraffollamento, per poi attuare, attraverso apposito Piano, la cattura degli animali in esubero b) per il contenimento del numero si deve pensare non già all’uccisione, bensì alla sterilizzazione farmacologica, che potrebbe permettere la soluzione incruenta del problema; c) disporre la chiusura di tutti gli allevamenti di cinghiali presenti sul territorio regionale;d) disporre il divieto di detenzione, commercio e trasporto di cinghiali; e) vietare la caccia al cinghiale su tutto il territorio della Regione onde disincentivare l’interesse venatorio alla presenza della specie sul territorio f) in ultima analisi, e solo ultima, se vi è necessità di abbattere animali infetti, il compito sia affidato alle “Guardie venatorie” e non a liberi cacciatori. “.

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