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Gli aggiornamenti sul caso “Cecil”, il leone simbolo dello Zimbabwe ucciso da un bracconiere americano

AGGIORNAMENTI DEL 4 AGOSTO 2015
CECIL DIVENTA UN PUPAZZO
Cecil diventa un pupazzo. Il gruppo Ty Inc. ha deciso di iniziare a vendere dalla fine del prossimo settembre il peluche ispirato al leone ucciso il due luglio scorso in Zimbabwe dal dentista americano Walter James Palmer. Costerà 5,99 dollari.
Il ricavato andrà alla Wildlife Conservation Research Unit, il gruppo parte del dipartimento di zoologia dell’università di Oxford che dal 2008 stava studiando Cecil all’interno del Hwange National Park nella nazione africana.
Il gruppo spera che il pupazzo “promuova la consapevolezza per la difesa degli animali e dia conforto a coloro che sono rattristati dalla perdita di Cecil”. A dirlo è il miliardario fondatore dell’azienda, Ty Warner.
Il governo dello Zimbabwe punta all’estradizione di Palmer, scomparso dalla scena pubblica da quando la notizia dell’uccisione illegale del leone è emersa.
LE COMPAGNIE AEREE SOSPENDONO I TRASPORTI DI TROFEI
Sull’onda dello sdegno sollevato in tutto il mondo dall’uccisione del leone Cecil nello Zimbabwe, tre compagnie aeree americane (Delta, American e United) hanno introdotto un bando al trasporto di trofei di caccia grossa, corpi, o parti di corpi, dei cosiddetti `big five´ del safari (leoni, leopardi, elefanti, rinoceronti e bisonti). Solo lo scorso maggio la Delta aveva confermato la sua disponibilità a continuare a effettuare tali trasporti, fino a che fossero stati considerati legali. Una petizione per l’introduzione di un bando diffusa da change.org ha raccolto 400mila firme. Walter Palmer, il dentista che ha ucciso Cecil, risiede nello stato del Minnesota, che per la Delta è uno degli hub principali. La Delta assicura numerosi collegamenti per i paesi africani.
SCULTORE IRANIANO DEDICA STATUA A CECIL
L’iraniano Parviz Tanavoli, uno dei piu’ grandi artisti viventi del suo Paese e sicuramente lo scultore i cui lavori sono stati valutati maggiormente, ha deciso di immortalare tramite almeno una delle sue statue piu’ recenti Cecil. Neppure Tanavoli e’ rimasto indenne dallo sdegno della crudele uccisione: “Quel leone in Africa mi ha spezzato il cuore», ha dichiarato il maestro all’agenzia di stampa studentesca `Isna´. “Dedichero’ alla sua memoria uno dei miei ultimi leoni, cosi’ da mantenerne vivo il ricordo, e contribuire a fermare la crudelta’ nei confronti degli animali”.
AGGIORNAMENTI DEL 3 AGOSTO
OPERATORE SAFARI: “SIESKI NON HA INFRANTO LA LEGGE”
Il medico americano accusato di aver ucciso un leone nello Zimbabwe, durante una caccia illegale, lo scorso aprile, ha agito senza infrangere la legge. Lo sostiene l’operatore che gli ha organizzato il safari e che è stato a sua volta arrestato per favoreggiamento. Landowner Headman Sibanda, ha detto che il suo cliente, Jan Casimir Seski, della Pennsylvania, ha agito “in buona fede”, e che i suoi documenti di caccia erano in piena regola. Lo Zimbabwe National Park e le autorità del paese africano sostengono invece che Seski è stato coinvolto in una caccia illegale. Le stesse autorità hanno fatto richiesta di estradizione per un altro americano, James Walter Palmer, con l’accusa di aver ucciso il famoso leone Cecil, il mese scorso.
UN ALTRO AMERICANO HA UCCISO UN LEONE DI FRODO IN APRILE
Un altro cittadino americano e’ sospettato di aver ucciso di frodo un leone in un parco dello Zimbabwe. Le autorita’ del paese africano, gia’ responsabili dello Hwange National Park in cui un dentista americano uccise il leone Cecil, hanno fatto arrestare Headman Sibanda, l’organizzatore di un safari al quale partecipo’ nell’aprile scorso Jan Casmir Sieski, arrivato in quel luogo dalla Pennsylvania. Fu in quell’occasione che Sieski, secondo le autorita’, non si fece scrupolo di abbattere un leone nella Railway’s Farm di Sibanda. I safari intorno allo Hwange National Park, intanto, sono stati sospesi.
AGGIORNAMENTI DEL 2 AGOSTO 2015
ALTRI CACCIATORI DI LEONI SI VANTANO ONLINE
“Nelle ultime settimane ho ucciso due leoni” e “mi sono molto divertito”: cosi’ a spezzare una lancia a favore del dentista americano che ha ucciso il leone Cecil in Zimbabwe arriva un noto cacciatore americano, Aaron Neilson, fidanzato di Sabrina Corgatelli, la ragioniera dell’Idaho che negli ultimi giorni ha a sua volta postato su Facebook sue foto-trofeo con animali che ha ucciso in Africa. Negli ultimi tempi, con messaggi di ogni tipo “mi e’ stata chiesta la mia opinione sul caso del leone in Zimbabwe”, scrive Neilson nella sua pagina Facebook, aggiungendo che “sono ancora in Africa ma i messaggi non diminuiscono”, e allora, attacca: “Primo, e’ un leone – e non ‘Cecil‘, Bob, Sammy o qualsiasi altro dannato nome umano. E’ un leone selvaggio che vive in un parco nazionale. Punto”. In un lungo post Neilson precisa di non conoscere bene i termini della vicenda di Cecil, ma afferma che sostanzialmente la responsabilità è delle guide che hanno accompagnato il dentista. E in conclusione afferma che, a causa della sua passione per la caccia grossa, riceve “decine di migliaia” di messaggi carichi d’odio e anche minacce di morte. Ma “io sono un cacciatore e non mi scuso, non indietreggio e non mi nascondo”. Quindi ammonisce: “Sono sempre armato e pronto”.
“JERICHO E’ VIVO”, CONFERMANO LE AUTORITA’
Jericho, il fratello del leone Cecil ucciso da un dentista americano e la cui vicenda ha sollevato un’ondata di indignazione in tutto il mondo, non è stato ucciso. Lo hanno assicurato le autorità responsabili dei parchi e della fauna dello Zimbabwe, dopo che ieri si era sparsa la voce che fosse stato colpito a morte. I responsabili dei parchi nazionali hanno mostrato una foto del leone, spiegando che è monitorato grazie a un collare satellitare.
AGGIORNAMENTI DEL 1 AGOSTO 2015
LO ZIMBABWE CHIUDE LA CACCIA GROSSA – UN SECONDO LEONE UCCISO?
Le autorità dello Zimbabwe hanno sospeso la caccia a leoni, leopardi ed elefanti in un’area preferita dai cacciatori, dopo l’uccisione del celebre leone Cecil da parte di un dentista americano, Walter James Palmer, di cui il Paese africano ha chiesto l’estradizione. L’agenzia per i Parchi nazionali e la fauna ha sospeso la caccia con arco e freccia a meno che non venga autorizzata dal direttore.
L’agenzia ha inoltre annunciato un’inchiesta sull’uccisione, probabilmente illegale, di un altro leone, avvenuta lo scorso aprile ma di cui ha avuto notizia solo questa settimana. C’è, come la Cnn, chi conferma che si tratti di Jericho, leone “fratellastro” di Cecil e soprannominato lo “zio” dei cuccioli del leone ucciso da Palmer, e chi lo smentisce, come un ricercatore del Hwange Lion Research Project, Brent Stapelkamp, che monitora gli spostamenti del fratello di Cecil attraverso il suo collare-gps. “Sembra vivo, per quanto posso dire”, ha affermato. Anche una fonte del Friends of Hwange Trust, che fornisce acqua agli animali del parco, sottolinea che la notizia della morte di Jericho “sembra non vera”, spiegando che si è in attesa di chiarimenti.
I CUCCIOLI DI CECIL SONO SALVI, ADOTTATI DALLO “ZIO”
Sarebbero al sicuro, protetti dallo “zio” Jericho, il fratello di Cecil, i cuccioli del leone ucciso in un parco naturale dello Zimbabwe da un dentista americano. Il cacciatore di frodo, Walter J. Plamer, e’ ancora alla macchia. La notizia positiva arriva dagli etologi che da tempo seguono le dinamiche interne alla comunita’ dei leoni dell’Hwange National Park. Si temeva che i cuccioli potessero essere uccisi dal nuovo maschio dominante del branco e invece gli studiosi dell’universita’ di Oxford che avevamo messo il collare a Cecil rassicurano: i cuccioli di Cecil sono sotto la protezione del leone Jericho che li ha adottati, unendoli ai propri cuccioli.
David Macdonald, il responsabile del team che lavora al progetto dell’Oxford University Wildlife Conservation Unit, ha assicurato che Jericho probabilmente difendera’ i cuccioli proprio come se fossero i suoi, allontanando gli altri maschi che potrebbero voler approfittare del vuoto di potere lasciato da Cecil e magari procreare con le femmine del branco una nuova progenie. “Nella societa’ dei leoni, la legge e’ che quando muore un leone il suo gruppo indebolito viene spodestato e i maschi subentranti ne uccidono la progenie. Ma stavolta potrebbe non accadere perche’ il fratello di Cecil tiene ancora le redini”. Nei giorni scorsi Mcdonald aveva invece allertato del rischio che la morte del leone ne portasse a cascate anche altre. E il positivo sviluppo e’ stato confermato anche da Johnny Rodriguez, il presidente dello Zimbabwe Conservation Task Force: “Va tutto bene, Jericho si e’ preso carico dei cuccioli e stanno tutti bene”.
Jericho non sarebbe propriamente fratello di sangue di Cecil, ma un leone che si era alleato con lui all’inizio del 2013 diventando il maschio dominante dell’area.
Intanto si e’ saputo che il Fish and Wildlife Service americano ha confermato un’inchiesta: “Stiamo raccogliendo i dati e assisteremo le autorita’ dello Zimbabwe in qualsiasi modo richiesto. Sta a tutti noi, non solo agli africani, assicurare che gli animali selvagge possano continuare a muoversi indisturbati per la savana a disposizione delle generazione future”. In Usa, Palmer rischia cinque anni di prigione e una multa di 20mila dollari per la morte del leone. Anche uno dei maggiori esperti americani di diritto degli animali, David Favre, ha confermato che Palmer e’ a rischio: “Il dipartimento di Giustizia potrebbe aprire un’inchiesta e un tribunale accertare se sia stata violata o meno la legge dello Zimbabwe”.
LO ZIMBABWE CHIEDE L’ESTRADIZIONE DI PALMER
“Consegnatelo alla giustizia dello Zimbabwe”: si fa sempre più difficile la situazione per Walter Palmer, il dentista del Minnesota che ha ammesso di aver ucciso Cecil il leone, il più amato dello Zimbabwe. Da giorni è ormai al centro di un ‘assedio’ mediatico internazionale, ma anche fisico, con manifestanti davanti al suo studio dentistico. E ora arriva anche la richiesta di estradizione avanzata dalle autorità di Harare, che insolitamente trova molti sostenitori anche negli Usa.
“Ci appelliamo alle autorità responsabili per l’estradizione nello Zimbabwe, così che possa rispondere della sua azione illegale”, ha affermato il ministro dell’Ambiente del governo di Harare, Oppah Muchinguri. Ma ancora prima che la sua richiesta venisse resa nota, su ‘We The People’, la sezione del sito web della Casa Bianca in cui possono essere lanciate e firmate petizioni, è apparsa una richiesta dal titolo “Estradare Walter Palmer del Minnesota davanti alla giustizia dello Zimbabwe”. In meno di tre giorni, ha raccolto oltre 170mila firme, e continua ad accumularne ad una velocità sorprendente.
E mentre Palmer sembra almeno per il momento esser riuscito a far perdere le sue tracce, continuano ad emergere dettagli sulla sua passione per la caccia grossa, e foto che lo ritraggono mentre mostra orgoglioso alcuni suoi trofei, come un leopardo e altri magnifici animali selvaggi da lui uccisi. E’ tra l’altro venuto fuori che, dopo aver ucciso Cecil, voleva uccidere anche un elefante che avesse una zanna da almeno 28 chili, ma non ne ha trovato uno “grande abbastanza”. A rivelarlo, in un’intervista al Telegraph, è stato Theo Bronkhorst, il cacciatore professionista che ha guidato Palmer nella ‘spedizione’, l’unico finora sul quale pendono accuse formali per caccia illegale nello Zimbabwe.
In questa atmosfera, l’ente federale per la caccia e la pesca americano si è detto “profondamente” colpito “per la recente uccisione di Cecil il leone” e ha fatto sapere, riferisce l’Huffington Post, di essere al lavoro “per ricostruire i fatti” e di voler “assistere i funzionari dello Zimbabwe in ogni modo richiesto”. Non c’è un riferimento esplicito all’estradizione, ma i due Paesi hanno firmato un accordo sulla materia sin dall’aprile del 2000, e vari esperti legali la considerano più che possibile, come riferisce tra gli altri il Washington Post, anche se lo Zimbabwe, nota il giornale, è un Paese governato “da un dittatore corrotto”, Robert Mugabe.
Inanto, il senatore democratico Robert Menendez ha presentato una bozza di legge che prevede di fermare la caccia di animali per farne trofei. La decisione arriva nei giorni in cui continuano le polemiche contro il dentista Walter J. Palmer, che ha ucciso il leone Cecil nel corso di una battuta di caccia in Zimbabwe. Mendendez ha chiesto di espandere l’Endangered Species Act del 1973 inserendo anche quegli animali come il leone che pur non essendo nella lista delle specie in via di estinzione potrebbe entraci presto.
POST ORIGINALE DEL 30 LUGLIO 2015
“Giustizia per Cecil”, il leone ucciso in Zimbawe da un dentista di Minneapolis, Walter J. Palmer. La petizione lanciata online ha già raccolto più di 8821738-1437615762-wide00mila firme e probabilmente è destinata a crescere ancora di molto, visto lo sdegno in tutto il mondo per l’uccisione del re della foresta di 13 anni, famoso per la sua criniera nera e simbolo del parco Hwange (nella foto tratta dalla petizione). Cecil era studiato dal 2008 dall’università Oxford per cercare di capire quali sono le cause del declino della popolazione di questi felini e comprendere quali sono le minacce per la specie.
Intanto i cacciatori prendono le distanze da Palmer, che avrebbe pagato 55mila dollari per uccidere Cecil con arco e frecce e avere il suo trofeo di caccia: i professionisti seguono delle regole precise e si preoccupano di preservare i leoni.
Il presidente dell’Associazione dei cacciatori professionisti del Sudafrica, Hermann Meyeridricks ha dichiarato: “Bisogna cacciare in un certo modo, preoccuparsi di mantenere e anzi favorire l’aumento della fauna – dice – si deve cacciare in modo responsabile. Noi cacciamo solo certi animali, quelli che hanno finito il ciclo riproduttivo, i maschi più anziani, comunque bisogna rispettare le regole di ogni Paese e alcuni parametri etici”. Inoltre “i cacciatori veri sono persone appassionate alla natura, alla foresta e agli animali che ci vivono”, dice Meyerdricks. Uno studio del 2009 condotto dalla International Union for the Conservation of Nature stima che ogni anno vengano uccisi 600 leoni per farne trofei.
Quello che è certo è che Palmer si ricorderà per sempre del suo ultimo trofeo. Se infatti sarà riconosciuto colpevole di caccia illegale in un’area protetta – al momento indaga sui fatti il Fish and Wildlife Service degli Stati uniti d’America, un dipartimento del ministero degli Interni -, rischia una dura condanna, anche per il fatto di averne subito una per bracconaggio di orsi. Nel 2008, in Usa, avrebbe ucciso un orso a 60km di distanza dal limite del suo permesso di caccia, e sarebbe stato per questo condannato a una multa di 3mila dollari e a una pena sospesa con la condizionale.
Molte le reazioni alla condotta del dentista: all’esterno della sua villa si sono concentrati manifestanti che hanno urlato “Assassino! Terrorista!”. Dalla casa non è arrivata alcuna risposta e i vicini hanno preferito non commentare, scrive il New York Times. Intanto, ha dovuto chiudere il suo studio dentistico preso d’assalto da manifestanti e davanti al quale continuano a essere depositati fiori e peluche in ricordo di Cecil.
  • Max |

    In tempi remoti il cacciatore era colui che procacciava il cibo alla comunità rischiando anche di diventare lui stesso cibo per altri predatori. In seguito “l’intelligenza” e la tecnologia hanno fatto la differenza, tanto che nel tempo il rischio si è attenuato fino ad azzerarsi del tutto. Arrivati a questo punto, non siamo più alla presenza di un cacciatore, ma di un macellaio… (senza offesa per i lavoratori della carne, che non tiro minimamente in causa)… e mi viene spontaneo chiedere a mister Palmer o alla signora della giraffa: “Ma almeno le prede ve le mangiate?” Non è possibile non capire che il “trofeo” non è più simbolo di abilità e coraggio ma solo di arroganza.

  • elisabetta |

    Credo che diventare violenti, anche nei commenti, significhi essere come queste persone che uccidono animali.
    Io sono vegetariana e non voglio in nome del mio profondo amore per gli animali e per tutti gli esseri indifesi che l’uomo tortura, violenta e uccide, diventare aggressiva anche solo nel parlarne. Noi tutti che piangiamo la morte di questo splendido leone dobbiamo chiedere leggi severe che impediscano per sempre che si uccidano gli animali e curare queste persone, perché di malati, si tratta in tutti i paesi del mondo. Anche la cacciatrice che si mostra con il cadavere della giraffa uccisa e minaccia via facebook d continuare a uccidere andrebbe immediatamente fermata.Non serve insultarli ma impedirgli di continuare.

  • Giorgio |

    Non ci sono commenti che bastino a esprimere il proprio disgusto verso certi individui che al posto del cervello hanno solo una cumulo di letame. E questo valga anche per quella sciagurata che qualche giorno fa ha ucciso una giraffa, dopo aver compiuto altre simili “imprese” ai danni di altre specie cosiddette protette (ma che in realtà non lo sono). Secondo il mio parere, per questi dementi dovrebbe valere la legge del taglione e andrebbero lasciati disarmati legati a un albero in balia dei predatori della savana affinché abbiano modo di rendersi conto di cosa si prova a far la parte delle vittime.

  • maria |

    mi piacerebbe vedere per una volta un trofeo umano! non è ancora l’ora ma l’UOMO pagherà gli insulti le violenze alla natura di cui, povero ignorante, si crede superiore.
    Ma la natura, da vera MADRE, è ancora troppo buona con lui.

  • massimo |

    troverei giusto che pagasse lui e la sua progenie.Purtroppo i cittadini U.S.A. se ne vanno in giro nel mondo godendo di una sorta di immunità. guardate come è finita nel Cermis 1998.

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