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Folco Quilici racconta piccioni, cani, muli e altri animali nella Grande Guerra

Undici milioni di cavalli, 200 mila piccioni e colombi, 100 mila cani, e altri milioni animali, come muli, asini, maiali, buoi, canarini, pollame vissero sui fronti della prima guerra Mondiale, tra gli stenti, il fango e le bombe insieme 60 milioni di soldati di tutta Europa. Animali utilizzati, a seconda dei casi, per trasportare rifornimenti, trovare feriti, segnalare la presenza di gas, portare messaggi, tenere compagnia o per il sostentamento delle truppe. Un esercito che Folco Quilici racconta nel documentario “Animali nella Grande Guerra”, in sala dal 15 maggio con Luce Cinecittà, trasmesso il 23 maggio da Raiuno e ora visibile su Rai Click (il link qui). Grazie a molto materiale inedito, il regista tra filmati e foto, diari, lettere provenienti dall’Archivio storico Cinecittà Luce, Cineteca del Friuli e British Pathe, fa scoprire la dedizione, l’utilità (anche come pet therapy ante litteram) e a volte l’eroismo degli animali in trincea.7. Unscanned 7062 cropped[3]_0
Dai muli da soma degli alpini, che trasportavano anche cannoni smontati, ai cani (nella foto della Libby Hall Collection – Bishopsgate Institute Archive, un cane portamessaggi inglese in Francia il 19 maggio 1918), “effettivi” dell’esercito o adottati e poi abbandonati nei vari spostamenti, che condividevano nel quotidiano le difficoltà e i compiti dei soldati, stabilendo con loro un profondo legame emotivo. Senza dimenticare colombi e piccioni, efficacissimi strumenti di comunicazione fra i comandi, e i cavalli (già raccontati nel loro ruolo nella Grande Guerra nel film “War Horse”) che dopo aver affiancato i soldati in battaglia, finirono – soprattutto negli eserciti tedeschi e austriaci, rimasti a corto di viveri – nelle gavette dei loro compagni a due zampe.
Compiti primari che la Bretagna ha ricordato a Londra con un memoriale (Animals in War Memorial Fund), dedicato simbolicamente, al Soldato n. 2709, un piccione viaggiatore morto in servizio. Oppure celebrati nei libri, tra cui “Animali al fronte. Protagonisti oscuri della Grande Guerra” di Eugenio Bucciol, ed. Ediciclo,  e “Il bravo soldato mulo. Storie di uomini e animali nella Grande Guerra” di Lucio Fabi, ed. Mursia, che raccontano un destino comune di uomini e animali tra affetto, morte e sofferenza.
Eroi diventati in qualche caso anche divi decorati e mediatici, come il piccione Cher amì, il pitbull terrier Stubby, o il pastore tedesco Rin Tin Tin trovato abbandonato in Lorena da un soldato americano e diventato negli Usa una star cinematografica. Si parla però anche gli animali “nemici” dei soldati al fronte, come i topi e i pidocchi, che infestavano le trincee. ”Gli operatori al fronte non avevano alcun interesse a filmare gli animali e questo ha reso le loro immagini ancora più interessanti, perché li vediamo comparire sulla scena in modo naturale, quasi per caso, rendendo il materiale più sincero e vero” spiega Quilici, che ha anche un legame personale, sul rapporto fra animali e soldati. ”Mio padre – dice – che è morto quando avevo 10 anni, aveva combattuto la prima Guerra Mondiale da alpino e tornato dal conflitto, nei pochi momenti insieme, mi raccontava storie del fronte, ricordando sempre anche le fatiche vissute e condivise con il suo mulo, memorie preziose per me”. (Ansa)
  • Albonetti Pietro |

    I controlli dovranno essere di carattere amministrativo, contabile e sanitario. Aggiungo che i gestori di ricoveri animali dovrebbero seguire dei precisi protocolli che, come l’Uni 9100 conferisce garanzia di buona gestione amministrativa altrettanto può essere garantito da percorsi che ottimizzino tutti gli adempimenti di qualità per garantire e dimostrare oggettivamente il benessere dell’animale. Sono a conoscenza d’esistenza di Manuali ad hoc

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