HeroRATs, i topi giganti africani che fiutano le mine antiuomo e la tubercolosi

Il topo è un animale che, quando conquista le pagine dei giornali, avviene per darne conto in negativo: a Roma come nel resto del mondo, di norma, è associato a rifiuti, malattie, scarse condizioni d’igiene. I roditori della ogn Apopo, però, riescono a guadagnarsi una citazione positiva: “arruolati” per svolgere ruoli delicati e importantissimi, il loro contributo è determinante per salvare vite umane. L’organizzazione non governativa belga da anni alleva e forma, a Morogoro in Tanzania, ratti giganti africani per individuare mine antiuomo in paesi afflitti da una miriade di questi ordigni, seppelliti durante le guerre e “dimenticati” sul posto una volta terminato il conflitto. In Afghanistan, Cambogia, Angola, Mozambico, Thailandia, Vietnam e Laos gli “HeroRATs”, topi-eroi, hanno scovato, grazie a un fiuto davvero raffinato, la Tnt contenuta in decine di migliaia di mine e altri vari ordigni inesplosi bonificando più di 60 milioni di metri quadrati di territorio. Questi animali sono perfetti per lo scopo: pesano poco e non attivano i sensori delle bombe, tanto che nessuno di loro è mai morto in azione. Quando rilevano l’esplosivo, si fermano e grattano il terreno: il conduttore li richiama e li premia con un succo di banana. Apopo ha appena firmato uno storico accordo con il governo dello Zimbabwe per sminare le aree di confine con il Mozambico: in alcune zone si stimano 5.500 mine per chilometro quadrato. Ma i toponi della ong sono impegnati anche in ambito medico scientifico. Lo stesso naso che fiuta l’esplosivo, dopo nove mesi di training riesce a trovare, in campioni di espettorato batteriologicamente disattivi, tracce di tubercolosi sfuggite alle macchine. La Tbc ha il triste primato della principale causa di morte nel mondo tra le malattie infettive e causa oltre 4mila morti al giorno, 1,5 milioni l’anno. Se almeno un paio di ratti segnala un campione già analizzato e trovato negativo, questo viene rispedito al laboratorio per ulteriori analisi. Grazie ai 7.500 riscontri, sono stati diverse decine di migliaia, secondo Apopo, i casi di infezione evitati grazie ai ratti giganti africani. La comunità scientifica ha dimostrato interesse per un loro impiego nella ricerca dei tumori: a differenza dei cani, già utilizzati, i topi sono molto più semplici da formare, gestire, ospitare, trasportare e nutrire. Questo non significa che Apopo trascuri il loro benessere. Negli ambienti loro dedicati, i ratti ricevono le coccole, giocano, possono scavare tunnel e tane sottoterra, come in natura. Al momento, su circa 250 totali, sono una sessantina i topi formati contro la Tbc: 50 in Tanzania e nove a Maputo, in Mozambico. (nella foto sopra Afp/Carl De Souza, il centro di addestramento di Morogoro, in Tanzania. Sotto, altre foto dal sito Apopo mostrano momenti del training).

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