Perchè i farmaci per animali sono così cari? Burocrazia, numeri bassi e scarsa contrattazione

Come mai in Italia i farmaci per gli animali domestici, magari a base degli stessi principi attivi di ben noti medicinali a uso umano, costano anche 10 volte di più? A rispondere a un dubbio che arrovella molti connazionali, considerato che un italiano su tre convive con almeno un pet, è Marco Melosi, presidente Anmvi (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani). “Innanzitutto – dice Melosi – ci sono i costi legati alla registrazione: il farmaco viene registrato per il cane, il gatto, il coniglio o il bovino? Per ogni specie occorre presentare un dossier registrativo con studi, evidenze e dati. Non si tratta di una mera pratica amministrativa, ma di operazioni che hanno dei costi e che, nel caso della veterinaria, vanno ripetute per le diverse specie”. Tutto ciò, ovviamente, non accade nel caso dei medicinali per l’uomo. Ma non finisce qui. “Molto spesso – continua Melosi – i principi attivi dei farmaci veterinari sono inseriti all’interno di compresse a base di carne per facilitare la somministrazione al cane o al gatto. Sostanze appetibili, di solito a base di farine di carne. Questo vuol dire che occorrono linee di produzione diverse rispetto a quelle per le terapie umane. Voci di costo che vengono spalmate su un numero di confezioni relativamente basse”. E ancora: “Quando viene messo in commercio un farmaco a uso umano, questo passa attraverso la contrattazione di Aifa che ha un’azione ‘calmierante’, cosa che non accade per i medicinali veterinari: il prezzo arriva dai produttori”, continua Melosi.

SERVE ALZARE LA SOGLIA PER LA DETRAZIONE, OGGI IRRISORIA: AL MASSIMO 80 EURO/ANNO

Ma di che numeri parliamo? Un’indagine di Altroconsumo del 2022 stimava una spesa media annua per le cure mediche (compresi i farmaci) in Italia di 341 euro per un cane e di 194 euro per un gatto. Cifre che saranno aumentate dopo 4 anni, come sanno bene i proprietari. Inoltre secondo un recente report di Fondazione Eurispes un connazionale su 3 ha almeno un pet. E le cure veterinarie incidono sul bilancio: il 30,9% dei proprietari cerca di mantenere la spesa sotto i 30 euro annui, il 40,1% si colloca tra 31 e 100 euro e quasi il 30% supera i 100 euro all’anno. La situazione economica pesa anche sulla possibilità di accogliere nuovi animali. Secondo i dati Eurispes, nel 2025 il 23% dei possessori ha rinunciato a prendere altri animali a causa delle difficoltà economiche. E i farmaci equivalenti? “Esistono, anche se non per tutti i prodotti. Ma c’è una differenza importante da non dimenticare: in veterinaria l’equivalente ha un nome di fantasia (tipo Happydog, ndr), non quello del principio attivo”, dice il presidente Anmvi. Cosa che non rende  sempre facile individuare questi medicinali. Come si potrebbe intervenire? “Si possono portare in detrazione le spese veterinarie, ma oggi il livello è piuttosto irrisorio: al massimo circa 80 euro tra visite e farmaci. Una cosa però deve essere chiara: anche se accanto al farmaco veterinario esiste un prodotto per uso umano con una differenza di prezzo di 10 volte inferiore, il veterinario non può prescrivere il medicinale umano. La legge è molto stringente”.

IL RISCHIO DEI PREZZI ALTI? CHE I PROPRIETARI SMETTANO DI CURARE GLI ANIMALI

Insomma, i dottori degli animali hanno ‘le mani legate’. “Siamo obbligati a prescrivere i prodotti veterinari. E questo indipendentemente dal costo”, conclude Melosi. Ma attenzione: “Il prezzo dei farmaci veterinari può portare a un aumento delle infezioni nei cani, poiché molti proprietari si trovano in difficoltà economiche e smettono di curare i propri animali, o interrompono i trattamenti prima del tempo”, avverte Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma ed esperto di One Health. “Quando un’infezione (batterica, fungina o parassitaria) non viene curata adeguatamente, non solo peggiora per il singolo animale, ma aumenta anche il rischio di diffusione ad altri cani”, dice l’esperto. “Questo diventa un problema One Health: pensiamo all’antibiotico resistenza. Se si interrompe un ciclo di questi farmaci prima del tempo, magari perché il medicinale costa troppo, i batteri più forti sopravvivono. In questo modo si creano ceppi resistenti e super-batteri, che saranno ancora più difficili, e costosi, da curare in futuro”. (LaPresse)

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