Con il caldo più punture di api, vespe, ragni e calabroni: cosa dice il tossicologo

Api, ragni, calabroni, vedove nere o vespe: in estate, con il caldo, si moltiplica il rischio di incontrare insetti e altri piccoli artropodi in grado di inoculare veleni o sostanze tossiche. “Nella maggior parte dei casi le punture guariscono con un po’ di fastidio locale, ma in soggetti predisposti o nel caso di specie particolari, questi incontri possono trasformarsi in vere emergenze mediche”. A dirlo è Davide Lonati, medico tossicologo del Centro Antiveleni Maugeri Pavia e socio della Società italiana di tossicologia (Sitox), che regala una mini-guida alle insidie per la salute legate al veleno degli insetti, con qualche sorpresa. Così scopriamo che le vespe germaniche del ‘caso di casa Totti’ “sono in realtà una delle tipologie di imenotteri più comune in Italia”, spiega Lonati. “La tossicità del veleno degli imenotteri, che siano vespe, calabroni, vespe orientalis o api, è sovrapponibile. Anzi, c’è da dire che la puntura delle api è più pericolosa. A differenza di quello delle vespe, il pungiglione delle api è uncinato, quindi rimane conficcato nella pelle e bisogna fare attenzione nel rimuoverlo. L’ape però punge solo una volta, mentre le vespe e i calabroni possono dare più punture. Ma se il veleno degli imenotteri in termini di potenza è uguale, i calabroni sono più grandi e ne immettono di più: quindi il problema è prevalentemente quantitativo”.

L’EMERGENZA REALE E’ LO SHOCK ANAFILATTICO: COSA E’ E COSA FARE

I sintomi sono “dolore locale a livello della puntura, iperemia, gonfiore. Spesso bastano un trattamento col ghiaccio e una terapia cortisonica, ma se punture sono state numerose, le tossine possono impattare su coagulazione, muscoli, reni. Sono possibili complicanze molto gravi ma anche rare”, spiega l’esperto Sitox. “L’emergenza reale è lo shock anafilattico, una reazione allergica sistemica grave che può insorgere in soggetti già sensibilizzati, mettendo a rischio la vita per insufficienza respiratoria o collasso cardiocircolatorio. Una singola puntura può determinare problemi rilevanti: in caso di lingua gonfia, difficoltà respiratoria, prurito in gola bisogna fare riferimento ai servizi di emergenza o utilizzare l’autoiniettore di adrenalina”, raccomanda. Oltre al comune calabrone europeo, “nel Nord e nel Centro Italia si sta diffondendo questa specie aliena invasiva, leggermente più piccola, ma molto aggressiva nei pressi del nido. Il veleno iniettato da questo calabrone provoca un dolore urente e un forte gonfiore locale. Anche in questo caso il vero pericolo è legato alle punture multiple e allo shock anafilattico”. Cosa fare? “Rimuovere l’eventuale pungiglione, se visibile. Applicare ghiaccio. In caso di difficoltà respiratorie, gonfiore alla gola o vertigini, utilizzare immediatamente l’autoiniettore di adrenalina (se si è allergici) e chiamare il 112”, dice Lonati.

IL RAGNO VIOLINO NON E’ AGGRESSIVO MA SI ANNIDA IN SCARPE O VESTITI

Passiamo al ragno violino. “Si tratta di un piccolo ragno (circa 7-10 mm) di colore marrone-giallastro, riconoscibile per una macchia sul dorso che ricorda un violino. È un animale notturno e non aggressivo, che morde solo se calpestato o schiacciato accidentalmente dentro scarpe o vestiti. Il suo morso è inizialmente asintomatico e indolore, successivamente può agire il veleno citotossico che determina infiammazione e, a volte, una piccola lesione necrotica che può richiedere il trattamento locale con antibiotico”.  Attenzione: non confondiamolo con il ‘cugino’ americano nei Paesi anglofoni: “Non è da considerarsi una emergenza medica. Basta lavare abbondantemente con acqua e sapone la parte – dice Lonati – e tenere l’arto sollevato, monitorando la lesione nelle 48 ore successive: se compare un alone violaceo o una lesione scura al centro, occorre recarsi in Pronto Soccorso o contattare un Centro Antiveleni. Se possibile, sarebbe bene catturare il ragno per l’identificazione”, aggiunge Lonati.

NIENTE “FAI DA TE”, CON I NIDI DI VESPE O INSETTI MEGLIO CHIAMARE I POMPIERI

La Vedova nera mediterranea “è il ragno più pericoloso d’Italia. Ha un corpo globoso, nero lucido, caratterizzato da 13 macchie rosse (o arancioni) sull’addome. Vive nella macchia mediterranea bassa, sotto le pietre o nei muretti a secco, soprattutto nel Centro-Sud e nelle Isole. Il morso introduce una potente neurotossina (alfa-latrotossina). Può provocare il latrodectismo: un dolore che si irradia rapidamente a tutto il corpo, accompagnato da sudorazione profusa, crampi muscolari addominali dolorosissimi, nausea, convulsioni e alterazioni della pressione arteriosa. La raccomandazione è di recarsi immediatamente al Pronto Soccorso”. La buona notizia è che “è disponibile un antidoto molto efficace, lo stesso che si usa per la Vedova nera americana”, aggiunge. Dal tossicologo arriva un’ultima raccomandazione: “In caso di nidi di vespe o insetti, non ricorrete al fai da te: bisogna fare riferimento ai vigili del fuoco nei luoghi pubblici, o ai professionisti e alle ditte specializzate in disinfestazione.

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