Negli anemoni di mare un inedito meccanismo di difesa dai virus

Scoperto negli anemoni di mare un nuovo meccanismo di difesa contro i virus, che dimostra come nel regno animale possano esistere strategie anche molto diverse per contrastare le infezioni. Lo studio, che mette in discussione alcune delle attuali ipotesi sull’evoluzione del sistema immunitario, è pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution da un team dell’Università Ebraica di Gerusalemme in collaborazione con l’Università del North Carolina a Charlotte. Negli esseri umani e in altri vertebrati le difese antivirali si basano su una proteina, chiamata MAVS, che attiva il sistema immunitario. Per capire quanto questo sistema sia radicato nell’evoluzione animale, i ricercatori hanno preso in esame gli anemoni di mare, che più di 600 milioni di anni fa si sono separati dalla linea evolutiva che ha portato all’uomo. Essendo stretti parenti di coralli e meduse, questi animali marini offrono una finestra unica sull’evoluzione primordiale dell’immunità. Dallo studio è emersa una proteina precedentemente sconosciuta, che è stata chiamata Cardib (CARD Inhibitor Binding protein).

L’IMPORTANZA DI STUDIARE ORGANISMI LONTANI DAI CLASSICI MAMMIFERI E RODITORI

A prima vista, CARDIB sembrava molto simile a MAVS, suggerendo che potesse rappresentare un’antica versione dello stesso meccanismo antivirale presente negli esseri umani. Ma gli esperimenti hanno rivelato a sorpresa che non attiva le difese immunitarie, bensì ne frena l’attivazione. Utilizzando la tecnica di editing genetico Crispr per eliminare il gene CARDIB, si è scoperto che la sua assenza paradossalmente aumenta la vulnerabilità degli anemoni alle infezioni virali, con una maggiore replicazione dei virus e una ridotta capacità di difesa. Lo stesso effetto è stato osservato anche fuori dal laboratorio: anemoni di mare modificati geneticamente e trasferiti in ambienti marini controllati hanno mostrato un maggiore accumulo di virus rispetto agli esemplari normali. Secondo i ricercatori, la scoperta indica che esistono strategie antivirali profondamente diverse tra le specie animali, anche quando utilizzano proteine apparentemente simili. La ricerca evidenzia inoltre l’importanza di studiare organismi lontani dai classici modelli di laboratorio, come mammiferi e roditori, per comprendere la varietà delle soluzioni messe a punto dall’evoluzione. (Ansa)

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