Voracissimi e senza nemici, il mare caldo fa moltiplicare i vermocane

Sono voracissimi, coloratissimi e carnivori, non hanno nemici, se spezzati in due si rigenerano e hanno aculei urticanti: sono i vermocane, noti anche come vermi del fuoco, e negli ultimi due-tre anni le ondate di calore estive li hanno fatti moltiplicare enormemente nei mari di Sicilia, Puglia e Calabria. Sono diventati così una specie invasiva, minacciosa per gli animali che vivono nelle riserve naturali marine, compresi i coralli, e per il lavoro dei pescatori. Per questo sono nel mirino dei biologi del laboratorio dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) attivo a Panarea e a Milazzo.

Dei vermocane catturati dai biologi dell’Ogs lungo le coste di Milazzo (Messina)

HANNO SETOLE URTICANTI CHE GENERANO EDEMI, PRURITI E FEBBRE

I vermocane, il cui nome scientifico è Hermodice carunculata, “hanno nelle setole tossine urticanti che generano edemi, pruriti e febbri”, dice Michela D’Alessandro, che con i colleghi Valentina Esposito e Marco Graziani sta studiando questa specie, che fino a poco tempo fa era nota per essere numerosa solo nel canale di Suez. “Lo studio dei vermocane è un progetto dell’Ogs, nato sulla scia delle segnalazioni dei pescatori”, ha aggiunto. Sempre più frequentemente, infatti, i pescatori trovano i pesci presi nelle reti uccisi da questi animali inarrestabili, lunghi in media 20 centimetri e che in qualche caso possono raggiungere il metro. Frequenti anche le ferite nei pescatori, che spesso sono costretti a ricorrere al cortisone. I vermocane hanno raggiunto anche scogli e spiagge e per mettere in guardia dai possibili danni, i biologi dell’Ogs hanno promosso una campagna di informazione. (Ansa)

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AGGIORNAMENTO DEL 31 MAGGIO 2024 – GREENPEACE: VERMOCANE FIGLIO DELLA CRISI CLIMATICA

La notizia del moltiplicarsi di esemplari di vermocane nei mari del sud Italia sta suscitando preoccupazione per i potenziali danni che la specie può arrecare alle persone e alla fauna marina. Gli impatti della crisi climatica sul Mediterraneo, del resto, sono molteplici e l’espansione di specie termofile come il vermocane ne è un indicatore chiaro. Per prevenire i danni servono più aree marine protette. Lo afferma Greenpeace. “Il Mediterraneo sta pagando un prezzo elevato per l’effetto dei cambiamenti climatici: diventa sempre più povero con grandi stravolgimenti della sua biodiversità – dichiara Valentina di Miccoli, campagna Mare di Greenpeace Italia – Come dimostra il nostro progetto Mare Caldo, laddove esistono misure efficaci di tutela delle nostre acque queste resistono meglio agli impatti della crisi climatica, di cui la diffusione di specie come il vermocane è una delle prove più evidenti. Per questo abbiamo bisogno di aumentare la rete di aree marine protette in Italia. Il vermocane (Hermodice carunculata) è una specie nativa termofila, che predilige cioè temperature calde, e la sua maggiore presenza è un indicatore del cambiamento climatico. Questo anellide è un predatore generalista molto vorace che si alimenta di coralli, gorgonie, stelle marine e altre specie tipiche dei nostri mari. È lungo tra i 15-30 cm e presenta delle setole urticanti che possono provocare irritazione e sensazione di bruciore sulla pelle. Tipico delle coste ioniche, si è ormai diffuso nel Mar Mediterraneo Centrale, con diversi avvistamenti lungo il Mar Tirreno e l’Adriatico. (Ansa)