Se ne va a 95 anni Elliot Erwitt, il fotografo di “Vita da cani”

Addio ad uno dei più grandi fotografi del panorama contemporaneo. E’ morto nel sonno a New York Elliott Erwitt, aveva 95 anni. Celebre per le sue foto in bianco e nero di situazioni ironiche e assurde all’interno di ambienti quotidiani, e ancora più famoso per scatti diventati iconici come quelli di Marylin Monroe, di Che Guevara e di Richard Nixon, lo ricordiamo qui per i suoi soggetti preferiti: i cani. Ne fotografa tanti al punto da riempire quattro libri, Son of Bitch (1974), Dog Dogs (1998), Woof (2005) e Elliott Erwitt’s Dogs (2008), in Italia “Vita da cani” (ed. Phaidon). “Mi capiscono”, spiegava. E apprezzava che “i cani non ti chiedono di mandargli la foto e non devi fargli firmare la liberatoria” dopo uno scatto. Aveva un’ulteriore preferenza per quelli francesi, a detta sua con più personalità rispetto a quelli americani. Nell’ultimo libro “anche qualche gatto, per una questione di equilibrio”. Una passione, quella per i cani, “esclusivamente di natura emotiva”: “Ho cominciato solo poco tempo fa a fotografarli intenzionalmente eppure a posteriori noto che nelle mie pellicole ne sono sempre comparsi molti”, scriveva nel 2008. “Evidentemente la mia simpatia per queste creature era più profonda di quanto io stesso sospettassi!”.

UN RICORDO SPECIALE PER IL PRIMO CANE, TERRY, E PER L’ULTIMO, SAMMY

Nato in Francia come Elio Romano Erviz il 26 luglio del 1929 da genitori ebrei di origini russe, vive in Italia fino al 1938 per poi emigrare con la famiglia negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali fasciste: “Grazie a Mussolini sono americano”, scrive ironico nella sua autobiografia. Studia  fotografia a Los Angeles e finisce dietro un obiettivo a seguito dell’esercito americano in Francia e in Germania nei primi anni ’50. Nel 1953 entra a far parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos, che gli consente di intraprendere progetti fotografici in tutto il mondo. In “Vita da cani”, che raccoglie 820 foto di quattrozampe, ricorda particolarmente il primo e l’ultimo – “vale quello che si dice dell’amore: non si scordano mai” – dei suoi compagni di avventure a sei zampe: il malconcio Terry, un trovatello malaticcio ma “straordinariamente intelligente e sensibile” e Sammy, un cairn terrier ricevuto in regalo e con il quale racconta di aver voluto intraprendere il folle progetto di fare pipì su tutti i monumenti del mondo.

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